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Arsenale, le scamorze non erano avvelenate

In riferimento all’articolo del 16 gennaio scorso dal titolo “Arsenale, in mensa scamorze avvelenate” l’avvocato Leonardo Bruno Catella, nell’interesse del titolare del caseificio che ha fornito le scamorze scrive: “trattasi di una interpretazione infondata e fuorviante che lede in maniera irrimediabile l’immagine imprenditoriale del mio assistito con notevoli danni sul piano commerciale ed umano. Interpretazione smentita dalla valutazione del dottor Guglielmo Granadei, responsabile del laboratorio SCA che evidenzia che “i risultati del campione analizzato non risultano soddisfacenti” termine che secondo la lingua italiana non equivale ad “avvelenate”.

A chiarimento si sottolinea che l’analisi sull’unico campione (una scamorza) è avvenuta dopo quattro giorni dalla fornitura (23/12/2016) e senza il rispetto del principio del contraddittorio che imponeva di dare tempestivamente comunicazione entro due giorni alla ditta appaltatrice della parziale non conformità del prodotto, provvedendo a conservarlo entro apposita cella frigorifera in attesa delle analisi da effettuarsi con la presenza della ditta appaltatrice o di un suo consulente, come espressamente previsto dalla lettera B dell’art. 3 delle condizioni stabilite dall’Arsenale della Marina Militare. La consulenza di parte, poi, effettuata dal dottor Gianmarino Mottola in data 13 gennaio 2017 certifica l’assenza del batterio della Listeria nei rapporti di prova inviati al succitato Arsenale”.