La statua di Afrodite ha un “valore artistico”

Dagli avvocati Antonietta Ruggiero e Fabio Dinoi, riceviamo e pubblichiamo.

Nell’interesse del Sig. Luca Dinoi, i sottoscritti Avvocati Antonietta Ruggiero e Fabio Dinoi, dopo aver preso atto della nota stampa pubblicata dal funzionario della Soprintendenza di Bari/Brindisi/ Lecce, Architetto Maria Piccarreta, in riferimento alla asserita “non autenticità “del reperto ritrovato dal sub Luca Dinoi nei fondali delle acque di Taranto, si osserva quanto segue. Preliminarmente, vi sarebbe da discutere circa “l’anomalo” mezzo utilizzato per la comunicazione suddetta, effettuata con una nota stampa, che a una attenta lettura si appalesa più come uno scontro tra istituzioni, piuttosto che una mera relazione di un Organo scientifico.

Innanzi tutto, mentre un Sindaco ricopre una carica politica, e per tale motivo può concedersi la possibilità di utilizzare i mezzi di informazione anche a scopo propagandistico al fine di ottenere un beneficio per la sua comunità, altrettanto non può dirsi per un Organismo Istituzionale quale è la Soprintendenza, il cui compito è, e deve rimanere, limitato a dare esclusivamente chiari e precisi giudizi di tipo tecnico, evitando di indulgere in inutili e faziosi commenti circa le modalità di consegna del reperto, comunque avvenuta nella stretta osservanza delle norme previste in materia.

Né in alcun modo si può dubitare della buona fede dello scopritore e tanto meno del Sindaco Stefano, che ha visto in tale oggetto la possibilità di portare Taranto alla ribalta Nazionale e forse Internazionale, con auspicabile sviluppo di turismo e quindi con possibile conseguente lavoro per tutti. In secondo luogo, fortemente criticabile è la distorsione con cui la notizia suddetta è stata resa pubblica dalle testate giornalistiche, che hanno utilizzato termini come: “patacca, falso, ecc.”, mentre a parere della Sopraintendenza (del tutto opinabile, peraltro, attesa l’attuale assenza di approfonditi accertamenti scientifici e strumentali sul reperto, come dichiarato dal medesimo funzionario), la statuetta in argomento non rivestirebbe “alcun interesse archeologico”. A dire il vero, neanche la Gioconda può dirsi un bene archeologico, ma è universalmente nota per il suo inestimabile valore artistico.

L’assenza di “interesse archeologico” del reperto, ove confermata, comunque non esclude un suo valore artistico quale bene culturale, soprattutto in considerazione del fatto che a tutt’oggi sono in corso ulteriori approfonditi accertamenti. Tanto va chiarito a beneficio anche delle testate giornalistiche, che in maniera disinvolta e offensiva hanno affermato che addirittura la Soprintendenza si sarebbe espressa accusando che trattasi di un “falso”. Bisogna stare molto attenti a utilizzare termini fuorvianti che ledono la indiscutibile moralità delle persone coinvolte in questa vicenda, e in particolar modo del sig. Luca Dinoi, facendo intendere alla generalità dei lettori una realtà diversa da quella esistente, legittimando lo stesso ad intraprendere azioni legali per il reato di diffamazione ai suoi danni.

Dalla lettura delle considerazioni espresse dal responsabile della Soprintendenza circa l’attestazione che la statuetta in argomento sia “ una riproduzione classicheggiante “, si ricava che siamo in presenza di una valutazione sulla datazione resa pubblica, ma effettuata solo sulla base, pur pregevole, di un apprezzamento visivo, e questo prima di avere certezze assolute di tipo diagnostico scientifico. Inoltre, dalle parole espresse dall’Arch. Maria Piccarreta, si evince che: “.. è stata effettuata un’attenta analisi della resa stilistica e delle modalità tecniche di realizzazione del reperto scultoreo, nonché del suo stato di conservazione”….

La soprintendenza in tutti i casi, attraverso i propri tecnici del laboratorio di restauro ha provveduto agli interventi conservativi più opportuni, in attesa di ulteriori approfondimenti diagnostici sul materiale utilizzato e sulle caratteristiche tecniche, in modo da definire il periodo di realizzazione della statua.” Questo, a dispetto di coloro, che per arrivare a dare delle precise e serie datazioni di reperti, utilizzano metodologie quali, datazioni al carbonio, termoluminescenza, esami radiografici ed ecografici, analisi delle sostanze chimiche ecc. ecc. E’ quindi lecito domandarsi, ma se tra qualche giorno o mese le analisi di laboratorio dovessero dare ragione a quell’anonimo archeologo che invece a suo parere ha ritenuto di datare la statua al IV secolo ac, la Soprintendenza, nella figura dell’arch. Piccarreta, che farà? Inoltre gli scriventi non comprendono il termine “ riproduzione “ utilizzato dalla Soprintendente, in quanto una riproduzione è di per se una copia di qualcosa di già esistente o che è già esistita.

Nel caso specifico, vorremmo capire dove la stimata professionista abbia già visto l’esemplare originale del manufatto, da cui ha potuto attestare con assoluta certezza che trattasi di riproduzione. Ci si chiede inoltre, come mai, a oltre dieci giorni dal ritrovamento della statua, nonostante sia stato segnalata dal Dinoi la presenza di altri reperti sul luogo del ritrovamento, e in particolare, di un vaso venuto fuori insieme alla statua, nessuna Autorità si sia ancora attivata per il recupero degli oggetti anzidetti, che forse avrebbero potuto dare un quadro più preciso in ordine alla datazione degli stessi. In ogni caso, esistendo fondati dubbi circa la buona fede della Soprintendenza in merito alla vicenda, tesa esclusivamente a ridimensionare l’evento al fine di negare le legittime aspettative del nostro assistito, si chiederà di partecipare alle operazioni di accertamento e di indagine sul reperto, a mezzo di propri periti appositamente incaricati. Infine, non si comprende quale sia l’interesse della Soprintendenza a trattenere la statuetta per effettuare, attraverso i propri tecnici del laboratorio del restauro, “interventi conservativi più opportuni”, attesa l’asserita inesistenza “di interesse“ della stessa, invece di riconsegnarla al legittimo scopritore Sig. Luca Dinoi, che avrebbe titolo a rivendicarla, secondo le norme stabilite in tal senso, in modo da soddisfare il suo desiderio di collocarla nel salotto dei propri genitori.

Si chiede infine alle testate giornalistiche di operare una immediata rettifica e smentita delle false notizie pubblicate ad “ornamento” della nota della Soprintendenza.

E allora che salotto sia! Nell’auspicio che lo stile classicheggiante dell’Afrodite che vien dal mare ben si sposi con l’arredamento di casa. Magari provare a chiedere al sindaco se ha qualche amico arredatore per un disinteressato e anonimo consulto. E ora, per piacere, sipario. Su questa storia abbiamo già detto abbastanza.

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