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Ilva, vertice flop da Stefàno

Aveva chiamato a raccolta i parlamentari ionici. Ma solo Ludovico Vico e Donatella Duranti hanno recepito l’appello lanciato dal sindaco Ippazio Stefàno per un confronto sul caso Ilva.

Doveva essere la sede per concordare iniziative comuni; alla fine ci si è limitati all’intenzione del primo cittadino di essere ricevuto dal governo per parlare dello spinosissimo tema dell’acciaieria in crisi, e delle relative conseguenze occupazionali ed ambientali.

Questo mentre sul Siderurgico proseguono le grandi manovre. “Nutriamo seri dubbi e grosse perplessità sulla reale volontà e capacità di Arcelor Mittal, manifestata da Geert Van Poelvoorde, a.d. ArcelorMittal Europe, nel corso di una conferenza stampa nello stabilimento di Gand in Belgio, di acquisire, ma soprattutto di rilanciare l’Ilva e i suoi stabilimenti di Taranto, di Genova, di Novi Ligure e di Marghera. Semplicemente riteniamo che, con tutti i problemi che Arcelor Mittal ha in casa propria, non abbia le carte in regola per fornire le garanzie auspicate a livello produttivo, ambientale e occupazionale”.

Aldo Pugliese, Segretario generale della Uil di Puglia, ricorda che “Arcelor Mittal ha registrato pesanti perdite di bilancio negli ultimi due anni, ha un surplus notevole di produzione di acciaio e ha più volte reso noto un esubero di personale nei vari stabilimenti gestiti in tutto il mondo. Ebbene, è davvero credibile che un gruppo imprenditoriale alle prese con una crisi interna voglia puntare sul rilancio di un’azienda a sua volta in difficoltà e che richiede ingenti investimenti per tornare ai vecchi fasti come l’Ilva? A noi sembra più un’operazione di mera speculazione, che ha come ultimo e principale obiettivo quello di togliere dal mercato uno dei concorrenti storici e più accreditati”.

“Del resto – attacca ancora Pugliese – la presenza di Marcegaglia nella cordata non è certo un bigliettino da visita ideale per chi si propone di portare risorse e speranze nuove ai cittadini e ai lavoratori di Taranto. Non bisogna dimenticare che il gruppo Marcegaglia ha ricevuto in dono, non molti anni fa, un’area industriale molto estesa dell’ex Belelli e Simi, con tanto di capannoni, che fu inaugurata in pompa magna neanche a Taranto fosse arrivato Bill Gates per risollevare le sorti industriali della città. Ebbene, la morale della favola, durata pochissimo, è che da due anni 180 lavoratori di Marcegaglia coinvolti nella fallimentare avventura imprenditoriale, sono in mezzo a una strada e senza stipendio, mentre Marcegaglia stessa continua a fare reddito e utili, con zero forza lavoro, sfruttando l’energia elettrica prodotta dai capannoni ricoperti di impianti fotovoltaici.

Insomma, l’affare del secolo, che probabilmente qualcuno ha intenzione di ripetere, a vasta scala, con l’operazione di acquisto dell’Ilva. Ebbene, noi non ci stiamo e ci opporremo con ogni forza: Taranto e i lavoratori dello stabilimento siderurgico hanno subito già troppe umiliazioni per ricevere l’ennesimo schiaffo. Ci auguriamo che il Governo, garante dell’operazione di vendita dell’Ilva, agisca con buon senso e analizzando a fondo i piani industriali e il curriculum degli acquirenti, nell’interesse degli obiettivi ambientali e occupazionali”.