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L’agente si difende dopo il blitz Taros: «Io e Lucchese solo uniti dalle arti marziali»

Interrogato il poliziotto penitenziario
Il comando provinciale dei carabinieri

“Ma quale guardaspalle. Marcello Lucchese lo conosco perchè facevamo insieme arti marziali”. Si è difeso così dinanzi al gip l’agente di polizia penitenziaria Vincenzo Fonseca, 49enne di Carosino, arrestato insieme ad altre 14 persone nel blitz antidroga “Taros 2”.

Fonseca, che è difeso dall’avvocato Luigi Danucci, ha respinto gli addebiti. Secondo l’accusa avrebbe consentito a Lucchese di utilizzare il suo scooter per trasportare e consegnare la droga ma l’agente ha riferito al giudice che quel giorno la moto l’ha prestata solo per una ventina di minuti. Nell’interrogatorio di martedì hanno respinto le accuse anche il quarantaquattrenne Antonio Pappadà e il cinquantaduenne Pier Antonio Scarciglia, entrambi difesi dall’avvocato Luigi Danucci. Alessandro Cuppone, quarantottenne di Carosino, assistito dall’avvocato Biagio Leuzzi, si è invece avvalso della facoltà di non rispondere. Domani, venerdì 7 ottobre saranno interrogati il ventunenne Giovanni Carella, di San Giorgio Jonico, difeso dall’avvocato Nicola Cervellera, il cinquantottenne Cosimo D’Ambrogio, di Faggiano, assistito dall’avvocato Fabio Salomone, il quarantottenne Marcello Lucchese, di San Giorgio Jonico, ritenuto il capo del gruppo, difeso dall’avvocato Luigi Danucci, il cinquantunenne Giuseppe Merletto, di Taranto, assistito dall’avvocato Fabrizio Lamanna, il trentenne Eugenio Romano, di San Giorgio Jonico, difeso dall’avvocato Luigi Danucci, il cinquantaquattrenne di San Giorgio Jonico, Luigi Romano, assistito dall’avvocato Luigi Danucci.

Gli arresti sono stati eseguiti martedì all’alba dai carabinieri del Ros, il Raggruppamento operativo speciale con il supporto dei loro colleghi dei Comandi provinciali di Taranto e Brindisi. I quindici somo ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto illegale di armi e munizioni. Le indagini si sono concentrate sul gruppo “Lucchese” di San Giorgio Jonico, che secondo l’accusa aveva il monopolio sul traffico e sullo spaccio di stupefacenti nel versante orientale della provincia jonica. Era in contatto con una rete di fornitori che operano anche nelle province di Brindisi e Lecce. Marcello Lucchese si occupava dell’organizzazione e curava personalmente i rapporti con i vari fornitori di droga. Le indagin, com’è noto, si sono avvalse dell’apporto di un collaboratore di giustizia, un sangiorgese già legato ad una cosca di ‘ndrangheta . Indagati a piede libero anche due colleghi dell’agente di polizia penitenziaria finito in carcere. Secondo l’accusa non avrebbero dimostrato alcuna remora a sfruttare il ruolo istituzionale per agevolare gli interessi del gruppo fornendo supporto materiale e mettendo a disposizione i propri automezzi.

Avrebbero partecipato ai summit con gli altri esponenti, riunioni durante le quali venivano pianificate le attività di spaccio di stupefacenti e altri progetti illeciti. Per l’accusa gli agenti avrebbero garantito comunicazioni tra detenuti e terzi al di fuori del penitenziario. Indagato a piede libero anche un ex maresciallo dei carabinieri il quale avrebbe fatto favori a Lucchese in cambio di soldi. Il blitz ha anche provocato un terremoto negli ambienti della politica sangiorgese. Il gruppo diretto da Lucchese avrebbe infatti procacciato voti a favore di esponenti politici. Avrebbe avuto un ruolo nel condizionamento delle consultazioni amministrative del 2016. Tirati in ballo un ex assessore e un assessore ancora in carica. I due però non sono indagati. Il blitz scattato martedì scorso è la prosecuzione di Taros, condotto sempre dai carabimieri nel 2021. Ci furono arresti anche in quella circostanza grazie alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia.