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Ritardi neurologici: allarme per i bambini di Taranto

Una «situazione di potenziale presenza di disturbi clinici e preclinici del neurosviluppo nell’area di Taranto, non riconosciuti e non adeguatamente sottoposti ad interventi preventivi, terapeutici e riabilitativi», messa in relazione con l’esposizione a metalli con proprietà neurotossiche in fluidi e tessuti di soggetti in età evolutiva (6-11 anni).

E’ quanto viene rilevato nelle 238 pagine dello studio su “Biomonitoraggio e tossicità degli inquinanti presenti a Taranto” presentato a Roma dal ministero della Salute e dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Asl di Taranto, l’Arpa Puglia, l’Ares Puglia, la Regione Emilia Romagna e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari della Provincia autonoma di Trento.

Nello stesso studio si pone in evidenza anche come «gli inquinanti genotossici aerodispersi analizzati» presentano per Taranto «un carico non superiore a quello di Roma, almeno relativamente alle aree coperte dalle stazioni di campionamento»; parole che hanno animato il dibattito sui social network, e scatenato la reazione di chi, come il comitato Tarantolider, da tempo reclama più attenzione per la questione sanitaria tarantina. Oggi, sabato 10 gennaio, è prevista una conferenza stampa in cui sarà l’Ordine dei Medici di Taranto a presentare le proprie osservazioni.

Sulla questione dei “disturbi del neurosviluppo” ha invece focalizzato la propria attenzione il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Se lo scopo del progetto, strutturato con quattro obiettivi, era la «valutazione dell’esposizione di gruppi di popolazione residente in aree della città di Taranto prossime allo stabilimento Ilva a confronto con aree non impattate dalle emissioni dell’Ilva stessa», per valutare il «possibile impatto sulla salute riproduttiva femminile e su funzioni cognitive in popolazioni pediatrice in considerazione della molteplicità di inquinanti rilevati a Taranto», quello che emerge è un nuovo allarme per la salute dei tarantini, in modo particolare dei bambini. «In collaborazione con la Asl di Taranto si è dimostrato che i metalli pesanti inducono un ritardo dello sviluppo mentale dei bambini di Taranto e questo è un fatto gravissimo.

E’ una notizia di una gravità senza precedenti. Ovviamente lo studio registra, anche in corrispondenza con quanto accertato dai magistrati e dalla Regione Puglia in collaborazione con la Regione Lazio, che quando la fabbrica abbassa i livelli di produzione, come è stato nel 2015 e nel 2016, i dati sull’inquinamento sono ovviamente inesistenti o molto bassi» nota il governatore. «Si tratta dunque di uno studio molto importante e molto interessante – spiega Emiliano riferendosi al report dell’Istituto Superiore di Sanità – che conferma tutta la nostra preoccupazione su quello che sta succedendo in città. Ribadiamo la nostra richiesta che la sanità tarantina venga particolarmente sostenuta con un intervento speciale di natura economica, ma anche normativa. Siamo particolarmente indignati da quanto è accaduto – ha continuato Emiliano – perché i 50 milioni destinati al rafforzamento della sanità tarantina si sarebbero potuti ripristinare nel corso dell’esame al Senato, così come affermato da Renzi e De Vincenti, se non fosse stata messa la fiducia poche ore fa e quindi quell’emendamento che avevano promesso non è più possibile».

Il campionamento ha riguardato da un lato 60-80 donne con diagnosi certa di endometriosi e altre 60-80 che si sono sottoposte a laparoscopia per altri motivi sanitari e 299 bambini, in età scolare, dai 6 agli 11 anni, «suddivisi equamente fra maschi e femmine e residenti in aree a distanza incrementale dalla zona di emissione industriale, con la zona Tamburi, più vicina alle sorgente emissive, Statte-Paolo-VI-Taranto, e l’area di Talsano più lontana». «Il 15% di potenziali diagnosi cliniche osservato nel campione esaminato, basato per definizione su soggetti supposti sani, indica l’opportunità di ulteriori approfondimenti diagnostici ed epidemiologici. Si tratta comunque – conclude lo studio – di un risultato in linea con i dati epidemiologici mondiali sulle patologie del neurosviluppo comprendenti autismo, ADHD, disturbi dell’apprendimento e del comportamento, che interessano il 10-15% delle nascite. I disturbi osservati sono maggiormente evidenti nelle aree in prossimità delle emissioni industriali considerate ed in funzione inversa rispetto alla distanza dalle sorgenti, calcolata in riferimento ai camini di emissione dell’Ilva, nelle cui adiacenze insistono anche una raffineria ed un cementificio».