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Assalto alla Pirandello, colpito un presidio. Bisogna reagire subito. Tutti

È la scuola storica
del quartiere. La prima ad
ospitare i bambini figli degli
italsiderini che dal ‘66 cominciarono
a popolare quello
che poi sarebbe diventato il
quartiere Paolo VI.

La scuola
nacque qualche anno più tardi,
a sostituire i prefabbricati di
fortuna allestiti come aule
per ospitare i primi alunni in
quella che allora era una vasta
distesa di campagna con
qualche schiera di abitazioni.

Quando la scuola fu ultimata
era un gioiello: aule belle,
luminose, accoglienti, teatrino
ad anfiteatro per gli spettacoli,
palestre attrezzate con il pavimento
in lucidissimo parquet.
Giardini carichi di piante e
fiori per avvolgere di verde e
di profumi le ore di lezione.
Oggi lo scenario è profondamente
cambiato. Anche la
scuola ha sofferto del progressivo
degrado subito a lungo dal
quartiere e, più in generale,
dalla città.
La Pirandello è comunque
sempre stata un punto di riferimento
per Paolo VI: prima
come strumento di progresso
sociale e culturale per le famiglie
operaie, poi come presidio
di legalità quando l’abnorme e
incontrollato sviluppo urbanistico
del quartiere ha procurato
complessità e ferite difficili
da guarire.

Oggi quel presidio è messo a
dura prova: dieci assalti – tra
Pirandello e Falcone – in un
anno scolastico non sono
solo un campanello d’allarme.
Sono qualcosa di più. Sono il
tentativo di distruggere un
riferimento certo, un luogo di
protezione e di coltivazione della civiltà. Per questo, oggi
più che mai, la Pirandello – ma
il discorso vale anche per tutte
le altre scuole del quartiere –
non può essere lasciata sola.
Dirigente scolastica, insegnanti
e famiglie hanno già
dimostrato l’attaccamento alla
scuola e questo è il segnale più
bello dal quale ripartire. Ora,
però, tocca alle istituzioni.
I problemi vanno affrontati
subito, con estrema urgenza.
A partire dalla vigilanza che
deve essere assicurata fin da
oggi per evitare altre scorribande.

Agli alunni deve essere garantito
un pronto rientro nelle
loro aule, perché ogni giorno
di scuola andato perduto è un
punto in più per i nemici della
crescita sociale e civile della
comunità. I vandali – o chi
per loro – non devono avere
tregua. Non solo sotto il profilo
giudiziario.

Devono essere
seppelliti dalla volontà di
andare oltre, di non fermarsi,
di non arrendersi e di garantire
la continuità didattica agli
studenti e la sopravvivenza stessa della scuola.
La Pirandello non deve restare
chiusa un giorno di più. E
sarebbe bello se anche le altre
scuole della città trovassero il
modo di far sentire la propria
vicinanza a chi, oggi, è seppure
momentaneamente, orfano
delle proprie aule.
“Collaborazione” e “Impegno”
è scritto su alcuni cartelloni
creati dai ragazzi in una delle
aule devastate nel blitz. Bene,
queste due parole devono essere
oggi più che mai un faro
per tutti.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile