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Ilva, accordo tra le polemiche

Verso la ratifica
dell’accordo per il licenziamento
volontario di 200 lavoratori
dell’Ilva.

Si terrà mercoledì
l’incontro tra l’azienda e le
segreterie sindacali territoriali
per siglare l’accordo che prevede
il collocamento in Naspi
volontaria di 200 lavoratori.
Seguendo lo schema della pre
intesa siglata giovedì scorso
dai rappresentanti di Fim,
Fiom, Uilm e Usb, ai lavoratori
in uscita saranno corrisposti
1.700 euro lordi al mese
per 24 mesi per complessivi
40.800 euro. Mercoledì, quindi,
la ratifica dell’accordo.
Intanto monta la polemica. In
una nota lo Slai Cobas critica
aspramente l’accordo. «Sotto
la equivoca veste di “volontarietà”
l’accordo tra Ilva e
Fim, Fiom, Uilm, Usb su 200
licenziamenti apre la pericolosa
strada dei licenziamenti
di migliaia di operai, come
vogliono i commissari e come
vorranno i nuovi padroni.

Gli
operai non devono cadere in
questo grave tranello. Si dice
che riguarderà i lavoratori che
accetteranno l’esodo incentivato
(1.700 euro lordi, al mese
per 24 mesi). Ma in realtà,
poi, questa “volontarietà”
è comunque condizionata a
criteri aziendali; nell’accordo
si dice “compatibilmente con
la valutazione aziendale in
ordine all’esigenze tecnicoproduttive”.

Per cui, a fronte
di queste esigenze che prevedono
tagli di posti di lavoro,
facilmente la “volontarietà”
diventa un obbligo deciso
dall’azienda. I commissari,
infatti, dicono che i 200 individuati
sono risultati “esuberi”
e sono “effetto della
razionalizzazione dei processi
industriali in atto dai quali
consegue un recupero dell’efficienza
e dell’innalzamento del
livello tecnico-professionale
degli addetti”. Non solo, ma
si dice chiaramente che questi
licenziamenti sono “inevitabili”,
perchè queste “unità
produttive non potrebbero
trovare collocazione nell’ambito
dell’organizzazione produttiva”.
Quindi, Fim, Fiom,
Uilm, Usb hanno accettato
200 licenziamenti, punto e
basta – attaccano dallo Slai
Cobas.

E hanno aperto la strada
ai licenziamenti di migliaia
di operai, diretti e indiretti,
che verranno buttati in mezzo
alla strada, sempre con la giustificazione
che “non possono
trovare collocazione nell’ambito
dell’organizzazione produttiva”.
Gli operai non possono
cadere in questo pericoloso
tranello: accontentarsi dell’elemosina
degli incentivi, per
perdere definitivamente lavoro
e salario. Gli operai devono
opporsi a questo accordo».