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Ilva, il Governo: «Nessun licenziamento»

«Nessun lavoratore
verrà licenziato, perché ne
verranno presi 10mila prima
dell’accordo sindacale che potrà
far crescere questo numero».

Lo
afferma il ministro dello Sviluppo
economico, Carlo Calenda.
Gli «altri rimarranno in carico
all’amministrazione straordinaria.
Anche per fare tutte le
opere di bonifica su cui abbiamo
un miliardo che deriva
dalla transizione con i Riva»,
spiega il ministro. Parole che
riecheggiano quelle pronunciate
ieri pomeriggio, in Prefettura
a Taranto, dal ministro
per il Mezzogiorno, Claudio De
Vincenti.

«Nessuno perderà il lavoro».
«Questo – ha spiegato De Vincenti
– grazie al fatto che la
procedura di cessione dell’Ilva
può far leva su un piano industriale
di Am Investco Italy,
formata da ArcelorMittal e
Marcegaglia, robusto sul piano
della strategia di mercato,
sul piano degli investimenti
delle tecnologie produttive,
sul piano ambientale. Ricordo
che parliamo di un piano di
investimenti di due miliardi e
400 milioni, di cui un miliardo
e centocinquanta circa per il
risanamento ambientale dello
stabilimento, un miliardo e
duecentocinquanta circa di investimenti
di nuove tecnologie
di sviluppo del siderurgico.
Abbiamo un impegno forte che
sarà giuridicamente vincolante
nel contratto con Am Investco
a non modificare il piano
industriale e occupazionale
del gruppo Ilva anche se ci
dovessero essere delle prescrizioni
da parte delle Autorità
Antitrust. In questo caso comunque
non toccheranno gli
stabilimenti Ilva».

De Vincenti
ha replicato anche a Grillo:
«Noi non facciamo ironia, noi
lottiamo perchè quei lavoratori
abbiano un futuro». Per il
ministro, è «improbabile» un
ricorso della cordata sconfitta,
AcciaItalia.
Dai Cinquestelle arriva la controreplica:
«De Vincenti delira;
prima vengono annunciati
esuberi dall’acquirente dell’Ilva
in persona, poi lui in qualità di
ministro viene a rassicurare i
tarantini che nessuno perderà
il posto di lavoro. Ci prendono
in giro? Ha anche detto
‘Nessuno ha fatto così tanto
per Taranto come gli ultimi
governi’ ma forse ha avuto un
lapsus, voleva dire che nessuno
come gli ultimi governi ha mai
fatto ben 10 decreti per salvare
gli interessi dell’acciaieria
Ilva, altro che i cittadini di
Taranto»: lo affermano in una
nota i deputati del MoVimento
5 Stelle in commissione Attività
produttive, e i senatori
della Commissione Ambiente.

«Appuntiamo la data odierna
perché ci ricorderemo di
queste parole, se arriveranno
i primi esuberi – proseguono i
pentastellati -. Così come oggi
ci ricordiamo del famoso piano
ambientale, che manca da
troppo tempo, e delle bonifiche
del territorio da realizzare
reimpiegando gli operai, come
annunciato da De Vincenti per
l’ennesima volta». «E ci ricordiamo
di come nessuno abbia
mai messo le mani realmente
sui problemi causati dall’Ilva
a Taranto – spiegano – dove
le madri devono decidere se
mandare il proprio figlio a
scuola o tenerlo segregato in
casa, dato che è uno dei wind
days, ovvero uno dei giorni nei
quali il vento sposta le polveri
dei parchi minerali fin dentro
le case del quartiere Tamburi».

Questo mentre ancora Calenda
chiede un «patto di sangue»
sulle infrastrutture per «raggiungere
in anticipo l’obiettivo
dell’uscita dal carbone dell’Italia».
«Non possiamo però dire
– ha aggiunto – non vogliamo
gasdotti o elettrodotti».
A lui risponde Emiliano: «Il
Ministro Calenda risponda nel
merito su Ilva. E non usi affermazioni
false per disinformare
gli italiani e distrarre la loro
attenzione. L’idea di decarbonizzare
attraverso il gas l’Ilva
di Taranto e la Centrale Enel
di Brindisi (le due fabbriche a
carbone più grandi d’Europa)
– sottolinea Emiliano – è della
Regione Puglia e non possiamo
accettare di essere presi in giro
da un ministro che ha appena
aggiudicato l’Ilva secondo
un piano industriale che non
prevede la decarbonizzazione a
differenza dell’altro piano che
invece la prevedeva».