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Massacrato chi non pagava

TARANTO – La spedizione punitiva era la specialità dell’organizzazione capeggiata da Antonio Campeggio. Il gruppo agiva con ferocia creando un clima di terrore. Pestava a sangue gli imprenditori e i commercianti che non volevano pagare il pizzo. In una circostanza a una delle vittime ha rotto il setto nasale e procurato un trauma cranico colpendolo con un casco da motociclista.
Le spedizioni punitive servivano soprattutto per rafforzare l’egemonia dell’organizzazione. È il caso della tentata estorsione operata da Antonio Campeggio, Agostino De Pasquale ed Erminio Vitillio nei confronti dei vincitori dell’appalto per la realizzazione della 272^ fiera “Pessima” manduriana dell’anno 2012, costretti, dietro minaccia, a versare trentamila euro di tangente, con la giustificazione tra l’altro, da parte di Campeggio, quale “responsabile di zona”, di dover accontentare persone di Bari, di Taranto e di Mesagne. Ed ancora della tentata estorsione imposta nella primavera del 2013, da Vito Mazza ai danni di una ditta di infissi, attraverso il danneggiamento di un’autovettura e l’esplosione di un colpo di fucile caricato a pallettoni contro una finestra di un punto di esposizione dell’azienda situata a Manduria, per costringere il titolare a versare un pizzo di quindicimila euro.
Analoghi episodi sono riconducibili a Campeggio e a Davide Biasi. A imprenditori di Manduria venivano fatte richieste esplicite di denaro dietro la promessa di “protezione” oppure con l’invio di cartucce.
Cataldo Panariti, ad esempio, è accusato insieme ad altri di una tentata estorsione ai danni del titolare di un’impresa di onoranze funebri, il quale tuttavia è risultato essere già sotto la protezione della delinquenza brindisina, quindi col rischio di una possibile guerra tra bande. Un vero e proprio atto di forza dell’organizzazione criminale che operava a Sava capeggiata da Giuseppe Buccoliero.
A dimostrare la pericolosità del gruppo la disponibilità per Campeggio, Lorusso e Vitillo di armi automatiche predisposte per il tiro a raffica.
Contestati anche lo spaccio di cocaina, eroina e marijuana, promosso da Antonio Campeggio e Daniele Lorusso e il riciclaggio, avendo alcuni indagati (fra i quali Riccardo De Santis, acquistato dal clan “D’Amore-Campeggio”, migliaia di capi di abbigliamento per un valore di cento­cinquan­tamila euro da pagare in denaro contante, occupandosi poi dello smistamento, commercializzazione, trasferimento e sostituzione in nero e senza fatture. Intanto il presidente dell’Associazione antiracket Taras (già associazione antiracket Salento Taranto) Cosimo Sessa a nome di tutti i soci dell’associazione ha espresso apprezzamento e gratitudine alle forze dell’ordine e alla magistratura per l’operazione “Impresa” portata a termine dalla Squadra Mobile.
“Nell’affermare con forza il ruolo strategico e meritorio della Polizia di Stato e di tutte le forze dell’ordine impegnate quotidianamente nella salvaguardia della legalità e della sicurezza dei cittadini- scrive Sessa- rivolgiamo ancora una volta un appello alle istituzioni affinché il personale delle forze dell’ordine sia oggetto di continua attenzione e supporto”.