Amianto, la strage silenziosa

«Un fi lamento sottilissimo di amianto, lungo
appena un centimetro, contiene trecentomila fibre uncinate
e mortali che nei polmoni rimangono dormienti sino al
giorno in cui esplode il tumore».

Normalmente i sintomi si registrano a distanza di 20 anni
dalla prima esposizione. Fatica a respirare, tosse e dolore
al torace prennunciano una diagnosi che suona come una
sentenza: asbestosi.
Già a partire dagli anni ‘30 l’amianto è stato utilizzato
in modo massiccio nella produzione industriale, per poi
essere progressivamente abbandonato. In Italia, negli
anni ‘80 è stato sfruttato (impastato con il cemento) nella
produzione dell’eternit, prima di essere defi nitivamente
dichiarato “fuori legge” nel 1992.

In ogni caso, l’esposizione
dei lavoratori non si è arrestata, visto che l’amianto
era presente in molte strutture industriali, nell’edilizia in
occasione di demolizioni in assenza di adeguate protezioni
individuali dei lavoratori e nei manutentori industriali,
continuamente a contatto con strutture ancora non bonifi –
cate. Questo è quanto accaduto nel mondo e in Italia dove
sono quattromila ogni anno le morti di lavoratori e cittadini
vittime dell’amianto e dei suoi effetti cancerogeni a
lunga latenza, una strage annunciata che vede protagonista
anche Taranto con le sue fabbriche e la Marina Militare.
«Operai e marinai uccisi dal mesotelioma, il cancro di
certezza causato dall’amianto. Ma la sostanza killer ha
ammazzato anche fuori dagli stabilimenti industriali e da
navi e arsenali colpendo di mesotelioma ignari famigliari,
mogli e fi gli, inconsapevolmente esposti all’amianto tra le
mura domestiche per aver respirato le polveri mortali portate
a casa da mariti e padri».

A parlare è Luciano Carleo,
presidente di Contramianto e altri rischi, una onlus che
da anni difende i diritti di lavoratori e famigliari colpiti
dal male incurabile.

I DATI

Secondo stime riguardanti Taranto e provincia sono stati
34.000 gli esposti all’amianto, suddivisi principalmente
tra lavoratori della siderurgia, cantieristica navale, Arsenale
e Marina Militare. «Complessivamente il ReNaM
Cor Puglia ha censito a Taranto sino al 2011 (ultimo dato
aggiornato) ben 310 casi di mesotelioma, il 31,6% dei
mesotelioma regionali degli ultimi vent’anni, dei quali oltre 150 mesotelioma nella sola siderurgia/metallurgia/
metalmeccanica ed 81 mesotelioma in ambito Marina
militare suddivisi in 48 casi di operai Arsenale Taranto
e 33 sottuffi ciali Marina Militare. Per lo stesso registro
mesotelioma a Taranto nel periodo 2006 – 2011 sono
stati 121 i casi di mesotelioma, dei quali 99 uomini e 22
donne.

Oltre mille – sottolinea Carleo – le malattie professionali
denunciate a Taranto nel periodo 2003 – 2009
e legate all’amianto, polveri ed altri cancerogeni, con
360 casi di cancro polmonare e mesotelioma, 85 tumori
della vescica, 316 broncopatie, 201 asbestosi. Tra il 2012
e il 2016 a Taranto e provincia sono state 207 le malattie
professionali da amianto denunciate, con una media di
345 casi per milione di abitanti, il 60% dei casi regionali
per la Puglia che complessivamente ammontano a 348. Il
dato nazionale per lo stesso periodo è di 12.204 patologie
da amianto denunciate con una media di 200 casi per
milione di abitanti».
TREND IN CRESCITA
Cresce l’allarme per Taranto e la
sua provincia, ancora una volta
capofila per le malattie professionali
legate all’amianto con
un eccesso di oltre il 70% sulla
media nazionale. «Un analisi su
questi dati evidenzia come nel
periodo 2012-2016 vi siano state
a Taranto 258 patologie asbestocorrelate
di queste 138 tumorali
suddivise tra 50 mesotelioma,
50 cancro polmonare, 38 casi di
cancro alla laringe, mentre 120
sono state le patologie asbesto
correlate non tumorali, asbestosi
– placche – ispessimenti».

OPERAI E MARINAI

Un particolare approfondimento su Taranto va fatto per le
esposizioni all’amianto in Marina militare, navi, Arsenale
Marina militare e indotto, per le conseguenze sulla salute
di operai e marinai per i quali si confermano significative
incidenze di patologie asbesto-correlate, come evidenziato
da Contramianto in Commissione Parlamentare
d’inchiesta. Secondo i dati disponibili ad oggi nell’Archivio
di Contramianto e riferiti a Taranto per malattie
e decessi riconducibili a patologie asbesto-correlate in
Marina militare sono oltre 300 i casi tra marinai e operai
dell’Arsenale di Taranto, dei quali 170 tumorali (90 mesotelioma,
63 cancro polmone, 17 cancro laringe, renale,
trachea, cerebrale ) e 130 non-tumorali (asbestosi, fibrosi,
placche, ispessimenti).

I dati elaborati da Contramianto (tenendo conto della
Banca dati associativa ed incrociati con casi noti ReNaM
Cor Puglia ed ex Ispettorato del Lavoro di Taranto) riferiti
a Marina Militare e operai civili dell’Arsenale indicano
come «la maggior parte delle patologie asbesto-correlate
sono riconducibili ad operai dell’Arsenale con mansione
di meccanici, motoristi, elettricisti, elettronici, carpentieri,
ma riguardano anche altre mansioni e sottuffi ciali della
Marina, motoristi, meccanici, elettricisti, fuochisti, radaristi,
anche se sono coinvolte altre categorie e Ufficiali di
grado superiore. Si tratta di dati – conclude Luciano Carleo
– sui quali bisognerebbe rifl ettere ed agire con opportune
azioni di prevenzione e controllo sanitario».

DECESSI, IL PICCO NEL 2025

Dai forni delle acciaierie dell’Italsider, alle navi della Marina
passando per l’Arsenale: la provincia di Taranto continua
a pagare un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento
ambientale. Per far fronte ad una battaglia che si
preannuncia complessa per i prossimi anni, anche sotto il
profi lo giudiziario, l’Osservatorio Nazionale Amianto ha
deciso di rafforzare la sua presenza sul territorio creando
il Comitato Ona Taranto. «L’insorgenza del mesotelioma
è solo la punta dell’iceberg: l’amianto infatti è in grado di
determinare patologie fibrotiche, tra le quali l’asbestosi, le
placche pleuriche, gli ispessimenti
pleurici e complicazioni cardiovascolari
e cardiocircolatorie, e
diverse patologie neoplastiche
– spiega il presidente nazionale
dell’Ona, Ezio Bonanni.

Venti
casi di mesotelioma l’anno
corrispondono a circa quaranta
decessi per tumore polmonare, e
poi c’è da considerare l’incidenza
delle altre patologie; quindi come
associazione prevediamo che
nella sola città di Taranto ci siano,
ogni anno, almeno 100 decessi
causati o concausati, dall’esposizione
all’amianto per le patologie
neoplastiche e fibrotiche».

BONUS E DETRAZIONI

Lunedì a Roma, l’Ona terrà una conferenza stampa per
chiedere al Governo bonus e detrazioni fiscali. «L’Italia
è stato il maggiore produttore e utilizzatore di amianto in
Europa. Ancora oggi in Italia ci sono 40 milioni di tonnellate
di materiali contenenti amianto che hanno provocato
e continueranno a provocare una vera e propria epidemia.
Nel 2016 abbiamo censito più di 6.000 decessi con un picco
che è previsto per il 2025. Per poter sconfiggere definitivamente
le patologie asbesto correlate l’unico strumento
è la bonifi ca e la messa in sicurezza: solo evitando ogni
forma di esposizione si evitano le terribili conseguenze di
questo killer.

Chiediamo quindi che il Governo nazionale,
utilizzando la leva fi scale, riconosca dei bonus fiscali /
detrazioni fiscali in favore di coloro che bonificano. Un
apparente minore incasso fi scale – concludono dall’Ona
– non si traduce soltanto nella tutela della salute e della
vita umana, ma anche in un risparmio di spese sanitarie,
assistenziali, previdenziali e sociali».

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