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​La sanità tarantina tra tagli e chiusure​

« La Regione
ha davvero a cuore la salute dei
tarantini?». E’ l’interrogativo (tra il
serio ed il faceto) posto da Antonio
Sindaco, coordinatore provinciale del
movimento Ambiente e Lavoro. Sotto
accusa i «tagli lineari indiscriminati,
allungamento delle liste di attesa,
organici ridotti, chiusura di due punti
di pronto soccorso. E il fantomatico
ospedale San Cataldo».

«Sono passati ormai diversi anni dal
varo in Puglia del piano di riordino
ospedaliero – esordisce Sindaco.
E mentre la politica regionale
gongola per i risparmi economicofinanziari
ottenuti con tagli lineari
indiscriminati, i cittadini pugliesi
pagano il conto sulla propria pelle
e quelli di Taranto ancora di più.
Ma di che cosa ci si compiace se,
ad esempio, il pareggio non si è
avuto, essendo stato necessario il
contributo di 50 milioni di euro da
parte della Regione sul bilancio
sanitario? D’altro canto assistiamo
all’aumento della spesa per la mobilità
passiva, arrivata a ben 331 milioni
di euro, mentre il tanto decantato
“centro unico di spesa” è ancora
una chimera.

Ma il reale problema
per i cittadini è rappresentato da ciò che questa scellerata politica
di tagli ha determinato soprattutto
nel capoluogo jonico: allungamento
delle liste d’attesa, disattivazione
del ponto soccorso all’ospedale
Moscati di Taranto e al San Marco
di Grottaglie, mancata attivazione sul
territorio dei poliambulatori previsti,
rapporto abitanti posti letto più basso
in Puglia (2,7 contro il 3,4 regionale)
e tra i più bassi a livello nazionale
(che ha una media di 3,7), organici
sottodimensionati, con conseguenti
disagi per i lavoratori e gli utenti.

A
tutto questo aggiungiamo la beffa
dell’ospedale San Cataldo: in una
situazione drammatica come quella tarantina, in cui ci sarebbe bisogno di
misure adeguate e urgenti, si promette
un ospedale che forse sarà pronto tra
dieci anni, che attualmente è privo
delle autorizzazioni necessarie, che va
realizzato di sana pianta (collegamenti
viari e utenze comprese) con enorme
dispendio di denaro dei contribuenti.
A questo punto – concludono da
Ambiente e Lavoro – viene da
chiedersi quanto stia realmente a
cuore la salute dei tarantini al governo
regionale, che tanto si batte in contesti
nazionali per esprimere le sue tesi sul
nostro futuro industriale, ma d’altra
parte considera la nostra terra come
provincia di serie B».