Fabio Matacchiera: «Taranto ha paura di cambiare»

Si intitola “Un
amico per sempre” e sarà
proiettato l’1 dicembre alle 20.15
all’Orfeo. È il cortometraggio del
quale regista e produttore è Fabio
Matacchiera, sceneggiatrice
Beatrice Ruscio. Protagonisti
sono gli alunni della scuola
“Pascoli” di Montemesola. Il film
ha superato la prima selezione
al David di Donatello. Nella
stessa serata saranno donati
8.500 euro per l’acquisto di
un emogasanalizzatore per il
reparto di Oncoematologia
dell’Ospedale Moscati, diretto
dal dottor Giovanni Pisapia

Matacchiera, dopo “Oltre le nubi” un altro
cortometraggio, “Un amico per sempre”. Di cosa si tratta?
È
la storia di due bambini, uno che vive in condizioni precarie, l’altro viene
invece da una famiglia agiata. A distanza di anni, da adulti, le loro vite
tornano ad incrociarsi. È un fi lm sull’esclusione sociale. Il mio obiettivo è
quello di colpire le coscienze su queste situazioni di emarginazione che
purtroppo esistono anche all’interno di una stessa famiglia.

Ma come, lei è
così rigido sull’accoglienza dei migranti e poi fa un film contro l’esclusione
sociale?
Io non sono contro i migranti. Io sono contro tutti coloro i quali
non rispettano le regole. Il colore della pelle non c’entra. Piuttosto, nelle
posizioni oltranziste a favore dell’accoglienza io vedo forme di classismo: si
trascurano i tanti italiani e tarantini che sono in difficoltà forse più grave
di quella di tanti migranti che accogliamo. La mia posizione è di buon senso:
stiamo accogliendo persone di cui non sappiamo nulla né sotto il profilo sanitario
né sotto quello giudiziario. Ci sono migliaia di ex detenuti libici che sono
fuggiti dalle carceri dopo la caduta di Gheddafi . Qui c’è il rischio che
questa ondata migratoria fi nisca per alimentare la malavita italiana. Dovremmo
preoccuparci di garantire sicurezza e serenità ai cittadini che lavorano e
rispettano le regole.

I suoi detrattori la definiscono fascista.
Chiedere
il rispetto delle leggi è fascismo? Non credo proprio. Su facebook avevo
lanciato una sfi da: avevo messo in palio tremila euro per chi avesse
rintracciato da qualche parte una mia frase razzista. Ovviamente nessuno ha
trovato nulla. Ripeto: il mio è buon senso, non razzismo. E poi sono convinto di
una cosa: Taranto è stata martoriata da malcostume e malgoverno. Per rialzare
questa città ci vuole fermezza.

Argomenti che lei ha utilizzato per una
campagna elettorale in verità mai cominciata. Superato lo shock della sua
mancata candidatura a sindaco per… mancata acclamazione?
Io avevo offerto
la mia disponibilità a candidarmi. Però volevo essere certo di avere un
consenso forte prima di lanciarmi nell’avventura. Per questo scelsi di
convocare il mio comizio in una domenica di febbraio: col freddo e i negozi chiusi.
Volevo vedere quanta gente sarebbe stata disponibile a superare questi “ostacoli”
pur di sostenermi.

È andata come sappiamo e per di più si è attirato le
antipatie degli altri ambientalisti.
Contro di me ci sono pseudoambientalisti
di estrema sinistra che mi considerano di destra.

Perché non si è alleato
con Vincenzo Fornaro?
Perché Fornaro non si è alleato con me? Sa cosa
penso? Lui non è un ambientalista. Per tanti anni dalla sua masseria si è
affacciato sulle ciminiere dell’Ilva. Non ha mai fatto una foto, mai una
denuncia. Ben venga ora il suo impegno, ma si è svegliato solo quando gli hanno
abbattuto il gregge. Se si fosse destato prima, forse avrebbe salvato le sue
pecore. Però Vincenzo, che sicuramente è una brava persona, piace di più
rispetto a me perché è sorridente e accomodante.

E Bonelli invece?
Mi
piace sotto il profilo umano, meno sotto l’aspetto politico.

Un altro
frammento dell’universo ambientalista sono i Liberi e Pensanti. Che opinione ha
di loro?
Sono molto chiusi in se stessi, sono poco propensi ad ascoltare
gli altri. Ad alcuni di loro riconosco tuttavia il coraggio, da dipendenti
Ilva, di battersi contro l’azienda.

Ambientalisti sempre divisi e sempre
perdenti. Perché?
Ci sono persone che non hanno coerenza, si professano
ambientalisti ma in realtà non lo sono. Poi, come ho già detto, ci sono frange di
estrema sinistra che producono divisioni e spaccature. Poi ci sono da fare
altre considerazioni sull’atteggiamento generale della città.

Vale a dire?
La
tutela dell’ambiente passa per la guerra a grandi interessi e grandi colossi.
Votare ambientalista signifi ca toccare idee radicate, che riguardano
soprattutto la preoccupazione per il lavoro. C’è paura del cambiamento, anche
se ritengo che il cambiamento vada fatto gradualmente. La città non è pronta.

Forse
gli ambientalisti sottovalutano la preoccupazione di migliaia di lavoratori di
restare disoccupati. Al contrario si continua a sferrare attacchi proprio ai
lavoratori, che poi sono l’anello debole della catena. Non le pare?
Io
rimprovero ai lavoratori una eccessiva sottomissione nei confronti dell’azienda.
Avrebbero dovuto lottare non per la chiusura dell’Ilva ma per la loro stessa
sicurezza e la loro salute. Credo che abbiano sottovalutato i pericoli che
corrono. Se avessero reagito per tempo, forse non saremmo arrivati a questa situazione.
Credo che manchi consapevolezza.

Ma la situazione di Taranto era chiarissima
già nel 1990, quando ci fu la dichiarazione di area ad elevato rischio
ambientale. Eppure la città nel suo insieme, ad eccezione di pochissimi
ambientalisti dell’epoca, non è mai sembrata particolarmente attenta. Oggi
sembrano diventati tutti ambientalisti…
C’era un tabù. Di queste cose si parlava
solo occasionalmente. Oggi c’è internet che favorisce la divulgazione, anche se
bisogna informarsi sempre dalle fonti ufficiali e dai giornali autentici, non da
fonti improvvisate altrimenti si innescano meccanismi pericolosi.

Lei è
stato tra i primi a denunciare l’inquinamento industriale e l’assenza di
controlli. Ricordiamo le sue crociate contro il Presidio Multizonale di
Prevenzione della Asl.
Il dirigente del Pmp era socio di una ditta che
aveva ricchi appalti con l’Ilva. Il problema è che a contare è la burocrazia.
Al ministero dell’ambiente il vero dominus era Clini, poi diventato ministro.

Come
crede che finirà la vicenda Ilva?
Quella fabbrica è destinata a morire. Ha
una tecnologia del secolo scorso, oggi improponibile. Come città dovremmo farci
sentire a Roma. Purtroppo Stefàno è stato un sindaco politicamente inesistente
e bene fa Melucci a battere i pugni sul tavolo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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