​«Lavoriamo per una città più accogliente»​

Valentina Tilgher, l’assessore allo sviluppo e al marketing territoriale spiega la sua politica per fare di Taranto una città più turistica

Assessore, con il ban­do mirato a raccogliere proposte per un cartellone di eventi si prova ad uscire dalla improvvisazione?
Taranto è abituata a lavorare in rin­corsa. Ma oltre alla attività corrente c’è bisogno di una linea parallela per la programmazione più a lunga scadenza. Il bando per le attività del 2018 risponde proprio a questa esigenza. Non mi aspetto certo una pianificazione esaustiva, ma almeno possiamo provare a razionalizzare le risorse e la tipologia di eventi sui quali puntare. L’obiettivo finale è quello di arrivare ad un Piano strategico di marketing territoriale.

Il marketing territoriale è uno dei punti deboli di questa città…
Scontiamo una certa immaturità. Ci vuole tempo e sviluppo di una sensibilità sociale per arrivare ad essere una città pronta dal punto di vista dell’accoglienza turistica.

Quali sono le difficoltà maggiori che sta incontrando nel suo la­voro?
Ci sono due difficoltà enormi: le ristrettezze economiche e quelle del personale. Per turismo e marketing siamo soltanto io ed Egidio Pranzo. Poi mi aiutano i dipendenti di altre direzioni. Pensate che per allestire il presepe realizzato dai detenuti e installato in Piazza Giovanni XXIII, ho dovuto portare io personalmente le lattine di vernice alla casa cir­condariale. Per quanto riguarda le risorse finanziarie, attendiamo il bilancio di previsione.

A proposito degli eventi natalizi, il concerto di San Silvestro ha avuto il limite di essere rivolto solo ai tarantini. Non era attrattivo per l’utenza esterna.
Il format del “Natale tarantino” ha funzionato, ma affinché un format possa proporsi come ripetibile ha bisogno di rodaggio. Il primo pas­saggio è stato quello di creare un evento per i tarantini, mi auguro che già il prossimo anno si possa puntare ad attrarre utenza esterna. Abbiamo cominciato a lavorare in anticipo perché la programmazione di Natale deve essere pronta già ad agosto per essere pienamente effica­ce e per poter programmare anche una adeguato investimento nella comunicazione.

Non crede che sia necessario pun­tare su eventi di grande richiamo?
Sì, ma Taranto non è ancora pronta per ospitare grandi masse di turisti. Penso alla viabilità, ai parcheggi, agli abusivi, agli orari dei negozi. Bisogna saper creare un sistema di accoglienza, altrimenti il turista non ritorna. Insomma, ci vuole tempo…

Altra nota dolente: la mancanza di spazi espositivi.
Uno dei palazzi storici da riqua­lificare della Città Vecchia sarà destinato a spazio espositivo. Il mio sogno è avere un luogo come il Palazzo dei Diamanti di Ferrara. Deciso quale sarà l’edificio ci sarà da individuare un ente gestore. Sarà una ricerca delicata e importante, ma servirà per aumentare la sensibilità culturale della città e con la cultura si incrementa anche la civiltà.

Di passi in avanti da fare ce ne sono parecchi. Ormai sono solo un lontano ricordo i “momenti di gloria” vissuti con il benessere prodotto dall’industrializzazione.
Taranto ha avuto una ventina d’anni di splendore facile: ha aiutato molto, ma allo stesso tempo non ha incen­tivato lo sviluppo imprenditoriale. È come se quegli anni di benessere ci avessero bloccati e non ci avessero preparati al confronto col mercato. Purtroppo siamo stati abituati a forme di assistenzialismo. Oggi gli imprenditori bravi ci sono, come cit­tà abbiamo però bisogno di crescere ancora molto culturalmente.

Negli anni d’oro è mancata l’uni­versità. Se ci fosse stata forse non avremmo avuto la fuga di cervelli e si sarebbe formata una classe dirigente più preparata.
Sì, è mancata l’università. Io sono andata via da Taranto, negli anni ’90, proprio per l’università. Qui conducevo una vita abbastanza tran­quilla: mio padre era ingegnere al siderurgico e mia madre insegnante. La mia vita a Taranto era scandita dalle attività del circolo Ilva: tennis, cinema, vela. Diciamo che quel cir­colo compensava il vuoto culturale che c’era intorno. Mi sembrava che andasse tutto bene. Quando sono tornata la prima volta a Taranto, ho avvertito la differenza: la città mi apparve subito sporca e disordinata e non l’avevo mai notato prima.

Taranto è tuttora sporca e disor­dinata.
Purtroppo dobbiamo ammettere che c’è uno scarso affetto dei ta­rantini verso la propria città. Oggi la situazione è peggiorata molto a livello sociale. È come se la gente si fosse arresa. Allo stesso tempo vedo ragazzi che sono tornati qui, dopo essere andati via. Vedo giova­ni carichi di speranze e di idee che tentano di fare qualcosa per Taranto. Questo mi dà speranza.

Si parla molto di turismo, ma forse paghiamo una scarsa dimestichez­za con l’economia del turismo.
Taranto turisticamente ha un poten­ziale elevatissimo, ci sono possibilità così vaste che diventa persino diffi­cile organizzarle. L’offerta turistica è però ancora immatura. Abbiamo bisogno di elaborare un’offerta più evoluta, pacchettizzarla e proporla ad un pubblico esperto. Serve quin­di un’offerta mirata, tenendo conto anche di quello che offrono le altre realtà nelle vicinanze. Una linea da sviluppare è senz’altro quella del turismo esperienziale per far apprez­zare al turista la città storica. Il mare può essere valorizzato con iniziative come quella della Ionian Dolphin o con attività sportive. Il 3 e il 4 marzo, ad esempio, ospiteremo una delle tappe della Opti Cup per pic­coli velisti. È l’atteso l’arrivo di 300 bambini con relativi accompagnatori e famiglie. Un bella iniziativa che vede collaborare insieme cinque cen­tri velici della città. Ecco un esempio positivo che supera quella incapacità tarantina di fare squadra.

A proposito di eventi sportivi, Ta­ranto è “sparita” dal calendario della Spartan Race. Dobbiamo rassegnarci?
No, affatto. Alla Bit di Milano ho incontrato gli organizzatori della Spartan Race. Non tutto è perduto. Stiamo lavorando per confermare la tappa di Taranto.

E per il commercio quali politiche intende adottare?
Ci siamo posti un obiettivo: risiste­mare il regolamento del commercio su aree pubbliche e private e ridefini­re il piano strategico del commercio, fondamentale per concretizzare il distretto urbano del commercio. Entro l’estate contiamo di definire il programma del Distretto.

L’opposizione ha sollevato il pro­blema della sua lontananza da Taranto e dei rimborsi legati ai suoi spostamenti. Cosa ha da dire in proposito?
Risponderò a queste accuse in con­siglio comunale.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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