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Linea Verde sbarca a Taranto

Domenica su Rai1
“Linea Verde” sbarca a Taranto

“Linea Verde” sbarca a Taranto. Prosegue con grande successo il viaggio di “Linea Verde” con Beppe Convertini su Rai1: lo storico programma che si occupa di raccontare il territorio italiano domenica 27 novembre, a partire dalle ore 12.20 sarà in Puglia con una doppia esplorazione. «Beppe Convertini andrà a scoprire la bellezza di Taranto.

Dal Mar Piccolo di Taranto Beppe cercherà di capire per quale ragione le famose cozze di questa città sono un gioiello o, come lo chiamano qui, un cioccolatino dell’acqua. Poi, si inoltrerà nella Città Vecchia, una vera e propria isola staccata dalla Taranto nuova, e capirà come Taranto sappia nascondere le sue meraviglie, come chiedesse a chi la visita di fare una caccia al tesoro. Infatti, entrando dentro il Duomo, scoprirà una delle meraviglie più importanti di tutto il sud Italia, il Cappellone, un trionfo di marmi, lapislazzuli, affreschi, statue uniche. Così come si meraviglierà del recupero di vecchi palazzi nobiliari, i quali nascondono sempre, nelle loro fondamenta, ipogei saturi di storia e di storie. Invece nella campagna di Ostuni farà un percorso interamente dedicato a quello che è davvero l’oro di questa regione, ovvero la pianta d’olivo. Conoscerà una famiglia che produce olio e che custodisce numerosissime piante secolari, con una attenzione e una cura maniacali al prodotto.

Poi si sposterà in un sansificio, dove vengono recuperati gli scarti di tutti i frantoi della zona per produrre olio di sansa e addirittura un materiale simile al pellet. Così come facevano i nostri nonni, questa azienda ha deciso di non sprecare niente, di riutilizzare tutto, mettendo in atto una vera e propria economia circolare. Ma, trovandosi in Puglia e parlando di olivi, cercherà di comprendere a fondo quale dramma sia stato l’arrivo della xylella e quali progetti si siano messi in campo, per difendersi da questo batterio che ha decimato in molte zone il simbolo della regione, mettendo a rischio un patrimonio non solo agricolo, ma antropologico e culturale».