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La medicina al servizio del territorio

Continua la nostra rassegna sui “Dialoghi su Taranto”
Loreto Gesualdo

Continua la nostra rassegna sui “Dialoghi su Taranto”, una serie di proposte per il cambiamento della città. Gli autori sono i membri del comitato scientifico-culturale del Piano strategico “Taranto futuro prossimo”. Del comitato fanno parte: Caterina Bagnardi, Loreto Gesualdo, Maria Luppino, Salvatore Marzo, Giuseppe Mastronuzzi, Angelo Mellone, Armando Spataro, Angelo Tursi. Oggi ospitiamo una sintesi del contributo del professor Loreto Gesualdo.

L’Area Jonica della Regione Puglia, comprendente i comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte, nell’ultimo decennio è stata al centro di quella che il filosofo contemporaneo della complessità Edgar Morin definirebbe una “policrisi”, in quanto deve affrontare emergenze di tipo ambientale, sanitario e sociale. A fine anni ’90, l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), considerata l’aggregazione nel medesimo territorio di numerosi impianti industriali, quali l’impianto siderurgico ILVA, le raffinerie di petrolio ENI, l’impianto elettrico EDISON e le attività del parco minerario, del porto e dell’arsenale della Marina Militare ha inserito l’area industriale di Taranto fra i 42 Siti di Interesse Nazionale (SIN), definiti come “aree contaminate molto estese classificate come pericolose dallo Stato Italiano e che necessitano di interventi di bonifica del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee per evitare danni ambientali e sanitari”.

Gli insediamenti industriali hanno determinato danni all’ ambiente e alla salute, squilibri urbani e territoriali, alta vulnerabilità sociale. Crisi, tuttavia, significa anche un punto da cui ripartire, bisogna, quindi, saper cogliere il ventaglio di opportunità che si prospettano. Le principali linee di azione del “Piano Strategico Taranto Futuro Prossimo”, pertanto, devono essere la promozione e la gestione di un sistema che valorizzi le ricchezze naturali, culturali, artistiche e storiche presenti sul territorio. In particolare, è necessario favorire lo sviluppo delle competenze necessarie a rigenerare e qualificare la dimensione sistemica dell’offerta a livello territoriale, promuovendo la cooperazione fra Istituzioni, imprese private e portatori d’interesse. Le iniziative devono essere caratterizzate da interfunzionalità, internazionalità e fortemente orientate all’attivazione e alla gestione del cambiamento, con un vigoroso nesso con le tradizioni culturali del territorio. È necessario fare un salto di qualità, non si deve rincorrere una crescita quantitativa degli indicatori economici di performance, ma bisogna perseguire uno sviluppo intelligente, sostenibile ed inclusivo.

È utile, quindi, definire un unico percorso che ambisca a sviluppare tutte le potenzialità territoriali, coordinando ed integrando risorse pubbliche, private e del terzo settore, fornendo competenze tecniche altamente qualificate. Per favorire lo sviluppo sostenibile del territorio è indispensabile assecondare la transizione ecologica, puntare alla decarbonizzazione e all’efficientamento energetico, promuovere cicli produttivi basati sull’economia circolare, riducendo l’utilizzo di risorse naturali e incoraggiando il riciclo di scarti e sottoprodotti, aspirare al miglioramento della qualità di vita dei cittadini. Le risorse a disposizione sono veramente notevoli: il mare, l’ambiente e la storia millenaria, puntando su questi tre fattori è possibile intessere una tela su cui intravedere Taranto futura, ricomponendo l’ecomosaico e restituendo una città vivibile. Innanzitutto, bisogna agire con tempestività per contrastare il Contrasto al calo depauperamento demografico del territorio. Dati Istat e SVI- demografico MEZ (2017 e 2018) delineano al 2065 un quadro tendenziale che, potrebbe portare il Mezzogiorno a perdere 5 milioni di abitanti, facendo dell’area meridionale d’Italia quella con il maggior numero di anziani, con una età media che crescerebbe dagli attuali 43,1 anni ai 51,1 con una significativa riduzione della popolazione in età da lavoro e delle potenzialità di crescita del sistema economico.

Anche la realtà ionica sembra mostrare le stesse tendenze negative. L’indice di vecchiaia nella città di Taranto è pari a 180,3. Se l’area di riferimento presenta un indice di valore pari a 152,3, vuol dire che ci sono 180 ultrasessantacinquenni ogni 100 giovani di età inferiore ai 14 anni. Si rileva un importante e persistente abbandono scolastico, un basso tasso di occupazione per i diplomati e i laureati a 3 anni dalla laurea con il conseguente aumento negli ultimi 15 anni del movimento migratorio per studio dei giovani, dal Sud verso il Centro-Nord e/o l’estero, la precarizzazione del lavoro e l’invecchiamento della forza lavoro occupata, una riduzione negli ultimi 16 anni della popolazione con un saldo migratorio negativo, leggermente compensato dagli stranieri. Per trattenere i giovani e attrarne altri dal resto d’Italia e dal bacino mediterraneo è necessario incrementare l’occupazione, soprattutto quella femminile, ridurre la disoccupazione giovanile, diminuire la dipendenza dal settore industriale siderurgico, diversificare le produzioni, modificando così la composizione del tessuto produttivo locale ed aumentare una offerta formativa universitaria, competitiva ed aggiornata. La promozione di insediamenti e di attività commerciali, artigianali, culturali e di innovazione sociale può rivitalizzare i centri storici e le periferie urbane. L’impatto degli insediamenti industriali sulle matrici ambientali (aria, acqua, consumo di suolo, energia, rifiuti, etc) costituisce una delle ferite più grandi inflitte al territorio.

La qualità dell’aria a Taranto, nonostante gli ammodernamenti apportati nel corso degli anni all’insediamento siderurgico, resta critica. Prova evidente sono le polveri di minerale ferroso che si levano dai nastri e dai parchi minerari dell’ILVA quando arriva il vento di scirocco, e che avvolgono con un sottile velo rossastro varie aree della città e le acque dei due Mari. Anche gli organismi marini e continentali mostrano di essere stati fortemente impattati dalle attività antropiche. Danni rilevanti si apprezzano su acqua e suolo. Gli impianti industriali e l’espansione urbana hanno modificato i corsi d’acqua che scorrono nella zona, trasformandoli spesso in scarichi fognari. Sul suolo per la loro natura stessa gli elementi inquinanti persistono per lungo tempo. Già dal 1990 il suddetto territorio della provincia di Taranto è stato dichiarato «area ad elevato rischio di crisi ambientale». Le emergenze sopra citate coinvolgono direttamente ed in- Ambiente e salute direttamente l’ambito della salute. I primi studi promossi dal Ministero della Salute, miranti ad affrontare il profilo sanitario delle popolazioni residenti nei siti contaminati hanno avuto inizio nel 2006 nel Programma strategico nazionale “Ambiente e Salute”, coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

Nell’ambito di tale studio, l’analisi statistica evidenziava per il SIN di Taranto, un incremento della mortalità dei cittadini residenti, in particolare per alcune forme tumorali e per le malattie cardiovascolari e respiratorie, oltre ad un aumento della mortalità infantile e delle malformazioni congenite. Tutto ciò si quantifica in uno stato di salute peggiore rispetto alla popolazione regionale, soprattutto per le patologie la cui eziologia annovera fra i propri fattori di rischio, accertati o sospettati, le esposizioni ambientali presenti nel sito. Questi risultati emergono anche dallo “Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione residente a Taranto” promosso dalla Regione Puglia sulle ospedalizzazioni pubblicato nel 2016, che ha esaminato l’associazione tra l’inquina mento prodotto dalle emissioni industriali di ILVA e la mortalità, i ricoveri ospedalieri e l’incidenza dei tumori. I risultati evidenziano una forte relazione tra esposizione a PM10 ed SO2 di origine industriale e mortalità naturale e per cause specifiche, ricoveri ospedalieri ed incidenza di alcune forme tumorali. Escludendo fattori di rischio personali, quali l’abitudine al fumo, l’alcool o l’attività fisica, si rileva una relazione tra contaminazione ambientale di origine industriale e salute della popolazione residente nell’area di Taranto.

Per le malattie cardiorespiratorie tale nesso si manifesta con una latenza temporale breve, per cui ad una diminuzione della concentrazione ambientale delle sostanze inquinanti coincide un utile tempestivo per la salute. Questi risultati suggeriscono come l’area di Taranto sia un sito di rischio rilevante per l’insorgenza di patologie a carico di diversi distretti corporei. Sostanze cancerogene quali le diossine, derivanti dai processi di ossidazione di composti organici ciclici, una volta entrate nel circolo ambientale, a causa della lipofilicità, tendono ad accumularsi nella carne e nel latte del bestiame allevato nel circondario di Taranto, contaminando in maniera diretta chi ingerisce tali alimenti. Una relazione della FIMMG riporta che le diossine favoriscono lo sviluppo di tumori del colon e del fegato. Infatti, dal Registro tumori della Provincia di Taranto si rileva per il tumore del colon un tasso standardizzato di circa 37 casi/100000 abitanti (contro 34 nel Sud) e per i tumori epatici di 27 casi/100000 abitanti (contro i 19 del Sud). La complessa interazione tra fattori ambientali e modifiche genetiche può avere un ruolo nella genesi delle patologie cronico-degenerative non trasmissibili, quali il diabete, l’ipertensione, obesità, malattia renale cronica, BPCO, cardiovascolari e quelle neurologiche del SNC (neurodegenerative/ neuroinfiammatorie quali Parkinson, l’Alzheimer, Sclerosi Laterale Amiotrofica e Sclerosi Multipla) e del SNP (neuropatie tossiche da esposizione ad esacorboni, organo fosfati, piombo etc), inducendo poi processi di neuroinfiammazione, stress ossidativo, danno del DNA cellulare e mitocondriale e conseguente morte neuronale, danno delle fibre nervose periferiche. Le malattie cronico-degenerative non trasmissibili, in crescente aumento negli ultimi anni, tanto da rappresentare uno dei problemi più cogenti delle politiche di sanità pubblica, richiedono costi per le cure sanitarie e sociali che assommano già a centinaia di miliardi di euro e si stima che nei prossimi venti anni potrebbero aumentare di quasi il 50%.

Inoltre, come suggerisce un’ampia letteratura scientifica, lo stress psichico che ne consegue potrebbe avere un’incidenza cruciale anche sulla salute mentale della popolazione. In questo contesto, la presenza dell’Università con l’attivazione della Scuola di Medicina si rivela un valore aggiunto, in Medicina a Taranto quanto potrà promuovere, coordinare e partecipare ad attività di ricerca, di didattica e assistenza. Essa si prefigge di sviluppare progetti di ricerca e di innovazione nell’ambito della Medicina Occupazionale, dello Sport, della Medicina e Dinamica Ambientale e della Salute Mentale, nonché la promozione e il mantenimento dello stato di benessere psico-fisico e salute del cittadino attraverso l’adozione di corretti stili di vita, con particolare riguardo all’attività motoria, in contesti comprendenti l’ambiente urbano, naturale, sociale e del lavoro. Inoltre, grande innovazione e interesse scientifico/didattico potrà scaturire dall’integrazione degli studi rivenienti dalle scienze ambientali di base (Geologia, Chimica e Biologia) sulla distribuzione e la caratterizzazione degli inquinanti e la frequenza dei danni per la salute in determinati areali nonché sulla definizione delle componenti del rischio ambientale ed antropogenetico.

Le conoscenze che appaiono indispensabili per la diffusione di buone pratiche, mezzi e metodi che consentano il raggiungimento dell’obiettivo finale di una promozione attiva della salute fisica e psichica dei cittadini, richiedono lo studio e l’applicazione di metodologie necessarie al raggiungimento di conoscenze scientifiche avanzate sugli effetti del rapporto tra fattori di rischio ambientale e occupazionale, background genetico, biomarcatori (con particolare attenzione all’indagine di marcatori e metodiche non invasive e confronto con metodiche invasive standard come anche confronto mediante dosaggio e analisi di marcatori già utilizzati nella pratica clinica), salute, invecchiamento, pratica sportiva, performance motorio-sportive. In particolare, è necessario studiare e verificare paradigmi e Medicina del lavoro metodi di ricerca in ambiti scientifici tra loro correlati comprendenti sia discipline di ricerca applicata, quali la medicina del lavoro con attinenza all’ambiente lavorativo e al suo rapporto con gli stili di vita, le scienze del movimento umano (attività motorie), le neuroscienze (influenze ambientali sulla neurotossicità e neuroinfiammazione), la medicina dello sport, l’ergonomia, la ricerca sociale, che discipline di ricerca di base, quali la biologia applicata, con particolare riguardo allo studio integrato della cellula e degli organismi viventi, insieme alle basi cellulari dell’attività motoria e del comportamento, la biologia molecolare e la genetica, la ricerca biotecnologica, le quali forniranno il necessario supporto per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, come meglio dettagliato di seguito.

La valutazione dei dati epidemiologici sinora acquisiti dell’area di Taranto evidenzia la presenza di numerose criticità causate sia dall’esposizione ambientale ed occupazionale a diversi xenobiotici, alcuni dei quali sicuramente cancerogeni per l’uomo, sia dalla prevalenza diffusa nella popolazione di condizioni di rischio per lo sviluppo di patologie metaboliche, respiratorie, cardiovascolari, del sistema nervoso centrale e periferico e renali in parte attinenti a comportamenti a rischio, alla sedentarietà, agli scorretti stili di vita. Pertanto, sarà fondamentale porsi l’obiettivo di studiare e fornire conoscenze scientifiche innovative sugli effetti sulla salute conseguenti alla interazione tra esposizione occupazionale ed ambientale ad inquinanti, adozione di corretti stili di vita includendo l’attività motoria ed invecchiamento, sia nella popolazione sana che nella popolazione con disabilità o malattie croniche. In tale contesto ha un ruolo di primo piano la patologia cutanea professionale ed ambientale legata all’esposizione ad innumerevoli agenti eziologici fisici, chimici e biotici responsabili di varie importanti e frequenti malattie dermatologiche (melanoma e Non Melanoma Skin Cancers, dermatiti da contatto professionale, infezioni professionali).

In tal senso l’area di Taranto fornirà la possibilità di indagare se corretti stili di vita possano consentire un healthy-ageing, contrastando i potenziali effetti derivanti da un’eventuale esposizione a specifici inquinanti. Le possibili aree di interesse potrebbero essere: • Monitoraggio ambientale dei processi fisici, chimici e biologici in grado di distribuire gli inquinanti nelle componenti aria-acqua-suolo; monitoraggio ambientale degli agenti chimici che possono rappresentare un rischio per la salute dei lavoratori, della popolazione residente e dei praticanti attività motorie e sportive; • Monitoraggio biologico dei principali inquinanti per la salute da esposizione a sostanze chimiche, in quanto la loro misurazione a livello atmosferico può non riflettere la dose assorbita dai singoli individui (personalizzazione del dato analitico); • Definizione delle componenti del rischio naturale ed antropogenetico • Sorveglianza epidemiologica e sanitaria (D.lgs n.81/2008, art 244) dei soggetti ex esposti ad amianto, rivolta sia ai lavoratori, in ottemperanza alla richiamata normativa vigente, che alla popolazione generale, per le documentate particolari condizioni di inquinamento urbano ed industriale del sito “Taranto”, nonché ai lavoratori attualmente esposti quali gli addetti alle bonifiche; • Studio della relazione tra attività lavorativa, adozione di corretti stili di vita e invecchiamento. • Valutazione dell’effetto genotossico di inquinanti ambientali in nati da genitori residenti nell’area tarantina che saranno confrontati con nati in aree della Regione Puglia a differente rischio di inquinamento ambientale. • Promozione della salute attraverso campagne di screening e di valutazione dei reali effetti conseguenti l’adozione di stili di vita corretti.

Loreto Gesualdo
Professore ordinario Università degli Studi di Bari
Già presidente della Scuola di Medicina di Taranto