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Ex Ilva, il governo vuole vederci chiaro

Il Ministro Urso: «Abbiamo il dovere di sapere come vengono utilizzate le risorse»
Il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso

«Il nostro sarà il ministero dell’Italia, cioè dell’impresa italiana. Ma siamo ben consapevoli che dobbiamo favorire la crescita di ‘campioni europei’, anche a leadership italiana. Per questo ci vuole uno “Stato stratega” non uno Stato interventista. Lo Stato definisce le strategie e indica la strada su cui poi le imprese liberamente circolano, spero nella stessa direzione e alla velocità dei tempi moderni». Così il ministro delle Imprese e Made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a Il Giornale.

«Abbiamo una visione concreta della realtà, non ci muove l’ideologia ma l’interesse nazionale. E i dossier che lei cita lo dimostrano, in alcuni accelereremo la privatizzazione, in altri riaffermeremo il ruolo dello Stato», sottolinea. Passando ad Acciaierie d’Italia, per il ministro occorre «invertire subito il declino produttivo di Ilva. Oggi produce appena 3 milioni di tonnellate a fronte dei 6 concordati, con l’obiettivo di tornare ad 8. Le risorse stanziate devono essere impegnate a questo fine, stiamo valutando anche se siano necessari ulteriori interventi legislativi per facilitare riconversione e investimenti». «Siamo in un confronto serrato con i sindacati, i sindaci e i governatori. Li ho ascoltati e abbiamo condiviso alcuni strumenti perché lì c’è bisogno di riequilibrare la governance» ha quindi detto il ministro, parlando dell’ex Ilva a Sky Tg24. «Lo Stato ci ha messo molto denaro, ce ne metterà altri 2 miliardi, ma noi abbiamo il dovere di sapere come queste risorse saranno spese effettivamente per recuperare il declino.

Oggi – ha aggiunto Urso – la produzione dell’ex Ilva, Acciaierie d’Italia, non è in condizione di poter reggere uno stabilimento e una produzione come quella che l’Italia merita». Una dura presa di posizione vien da parte di Pietro Pallini, coordinatore generale della Uil di Taranto, che chiede l’allontanamento definitivo di ArcelorMittal dal siderurgico tarantino affinché ci sia un cambio di passo a vantaggio dell’ambiente e dell’occupazione. «Non c’è altro tempo da perdere» dice rivolgendosi allo Stato. «Dopo gli ultimi accadimenti posti in essere da Acciaierie d’Italia, quello di mettere alla porta 145 aziende appaltatrici e con esse 2.500 lavoratori, quello di disertare il vertice convocato dai Ministri Urso e Calderone giorno 17 novembre scorso e quello ultimo della mancanza del numero legale in occasione dell’assemblea dei soci convocata d’urgenza lo scorso 25 novembre che slitta al prossimo 2 dicembre, la credibilità della multinazionale è pressoché nulla. Le ragioni dello sciopero di Cgil, Cisl e Uil e delle categorie industria del 21 novembre è stato più che mai precursore ad assumere la netta posizione di allontanare definitivamente il gruppo indiano da Taranto.

Il 5 novembre 2019, vorrei ricordare, che fu proprio ArcelorMittal a manifestare l’intenzione di lasciare Taranto attraverso l’atto di citazione per la retrocessione dei rami d’azienda a cui seguì la procedura del 15.11.2019 di sospensione dell’esercizio dello stabilimento. Atto che spinse i Commissari di Ilva a depositare un documento lungo 70 pagine». «Tutto quanto accaduto è in totale lapalissiana contrapposizione con le dichiarazioni di ArcelorMittal del 24 luglio 2018 quando si dichiarò ‘desiderosa di mettere in atto il suo programma di turnaround nel più breve tempo possibile in modo da assicurare un futuro sostenibile per Ilva, i suoi lavoratori, i suoi fornitori, i suoi clienti industriali e, nello stesso tempo, la tutela dell’ambiente e il benessere delle comunità locali’. Ne avesse compiuto almeno uno di questi intenti, tale da farci riflettere che forse sia auspicabile offrirgli un’altra possibilità» dice Palini. «Cos’altro dobbiamo aspettarci, a quasi 5 lunghi anni dal 2018, oltre a uno stabilimento tecnicamente fermo, scelte unilaterali, migliaia di lavoratori in cassa integrazione e con l’incertezza del futuro, appreso anche l’ultimo sfregio di queste ore da parte della multinazionale nell’aver sospeso le aziende che eseguono pulizie di spogliatoi, refettori e mense all’interno dello stabilimento?».

Intanto, si va verso il ripristino delle attività di pulizia di spogliatoi, mense e refettori che l’azienda aveva sospeso da venerdì scorso per il secondo e terzo turno di lavoro lasciandole solo per il primo turno. Lo ha dichiara all’agenzia Agi Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm. «Ho ricevuto una telefonata dall’ufficio delle relazioni industriali di Acciaierie d’Italia con la quale sono stato informato che è stata avvisata l’impresa appaltatrice Pellegrini di riprendere la pulizia anche in concomitanza del secondo e terzo turno in fabbrica» afferma. «Abbiamo subito evidenziato che era una situazione insostenibile, con i lavoratori in condizioni di disagio e con ambienti sporchi – prosegue Oliva -. Eravamo pronti anche a segnalare l’accaduto al servizio Spesal dell’Asl. Col ritorno alla normalità, si è anche evitato che una sessantina di addetti della Pellegrini finissero in cassa integrazione in aggiunta ai tanti altri delle imprese che già sono sospesi dal lavoro».