x

x

Una nuova musica per il MArTA con l’Orfeo ritrovato

L'intervento
Augusto Ressa

Com’è noto, lo straordinario gruppo scultoreo di Orfeo e le Sirene, capolavoro in terracotta del IV sec. a.C. recuperato dal Nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, tornerà a Taranto, luogo del rinvenimento, per essere collocato all’interno del Museo Archeologico Nazionale (MArTA). Conoscendo bene il Museo, avendone curato la ristrutturazione e il riallestimento, vorrei esporre alcune considerazioni circa l’adeguato inserimento dell’Orfeo negli spazi disponibili del MArTA.

Immagino che per un periodo transitorio il gruppo scultoreo possa essere allestito nello spazio destinato alle mostre temporanee, spazio del quale un museo come quello di Taranto non puo’ tuttavia fare a meno, come è dimostrato dall’intensa attività collaterale svolta negli ultimi anni dall’attuale direzione affidata alla iperattiva Eva Degl’Innocenti. Tenuto conto che l’Orfeo e le sirene richiedono, a mio avviso, un allestimento privo di interferenze con altri reperti, in un contesto esclusivo, direi con effetto scenografico che ne enfatizzi il carattere di straordinarietà, l’unico ambiente disponibile, coerente peraltro con il circuito scientifico dell’esposizione, ritengo possa essere costituito dalla sala conferenze al secondo piano, che andrebbe però completamente ridisegnata. Tale circostanza pone in evidenza che il MArTA non dispone, per limiti oggettivi, di spazi pienamente sufficienti in relazione all’importanza e alla ricchezza del patrimonio che custodisce, e per le attività che un moderno Museo sempre più è tenuto a svolgere. Senza contare che altre acquisizioni a seguito di ulteriori sequestri come quello dell’Orfeo, dovrebbero poter trovare degna accoglienza nelle sue sale espositive. Pertanto, a distanza di circa venti anni dall’elaborazione del progetto di ristrutturazione, ritengo sia opportuno dar corso ad una revisione critica dell’articolazione del MArTA, nell’ottica dell’ampliamento, per quanto possibile, degli spazi disponibili.

A riguardo, la copertura del chiostro, ad esempio con struttura in acciaio e vetro, consentirebbe di recuperare un ampio spazio da utilizzare durante tutto l’arco dell’anno e con ogni condizione meteo. Teniamo conto che l’attuale configurazione del chiostro è il frutto di significative modifiche introdotte agli inizi del ‘900 su una preesistenza settecentesca, per cui ritengo che la copertura e la revisione di questa parte dell’ex convento degli Alcantarini per renderla funzionale a nuovi usi possa essere compatibile con i caratteri storici e architettonici del contesto. Inoltre potrebbe essere immaginata, verificando con il Comune di Taranto la possibilità di operare in variante al vigente strumento urbanistico, la sopraelevazione dell’ala Ceschi con affaccio sulla via Pitagora, adeguatamente progettata con linguaggio contemporaneo e tale da non confliggere con le linee degli anni ’30 . Insomma, con l’Orfeo recuperato (e un’adeguata dotazione finanziaria) il Marta potrebbe risuonare di una nuova musica.