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Ministro Tria: «Sull’Ilva Lega e M5s preoccupanti»

«Preoccupante il fatto che
non sia affatto chiaro quale sarebbe l’indirizzo
del governo di coalizione che si sta
formando sui temi di politica industriale
(vedi l’imbarazzante caso Ilva)». Parole
di Giovanni Tria, professore di Economia
Politica all’Università di Tor Vergata e
ministro dell’Economia nel governo M5s/
Lega affidato a Giuseppe Conte, che risalgono
al 14 maggio – ben prima che il nome
del prof di Tor Vergata venisse accostato
all’esecutivo gialloverde – e riprese da
formiche.net, sito di analisi che ha ospitato
diversi interventi dello stesso Tria.

Un dossier, quello Ilva, che ora passa nelle
giovani mani di Luigi Di Maio: il capo
politico pentastellato ha assunto le deleghe
allo Sviluppo Economico, al Lavoro ed
al Welfare, oltre ad essere vicepresidente
del Consiglio.
Un accentramento di poteri con pochi
precedenti nella storia repubblicana; a
coadiuvare l’operato di Di Maio sarà
Barbara Lezzi, leccese, grillina ortodossa
e dimaiana di provata fede a cui è stato
affidato il Ministero per il Sud (nelle cui
competenze dovrebbe rientrare il CiS,
il Contratto Istituzionale per Taranto).

Proprio l’Ilva rischia di essere il primo,
vero banco di prova per il governo Conte.
Venti di rivolta provengono da Genova, in
realtà, più che da Taranto. La possibilità
che ArcelorMittal decida comunque di
subentrare il primo luglio, anche senza
l’accordo sindacale – e potrebbe farlo, in
punta di diritto – ha fatto scatenare reazioni
furiose: «Non devono provarci perché
resisteremo per entrare senza accordo
dovranno chiedere al nuovo governo ed in
particolare ai vicepresidenti del consiglio
di attivare il ministero degli Interni e della
Difesa e schierare l’esercito. Mittal ha
sicuramente un impegno strappato furbescamente
al precedente governo che si è
dimostrato supino e servile nei confronti
della multinazionale, ma il sindacato è
un’altra cosa e rivendichiamo il rispetto
dei lavoratori e delle leggi che li tutelano».
Una ‘dichiarazione di guerra’ che porta
la firma del segretario della Fiom, Bruno
Manganaro.

Di segno completamente opposto il
commento del presidente della Regione
Puglia, Michele Emiliano: «Per l’Ilva mi
rimetto al nuovo Governo. Se deciderà di
chiudere la fabbrica noi, come Regione
Puglia, sosterremo questo sforzo impegnandoci
per salvaguardare occupazione
e reddito. Se viceversa deciderà per la sua
continuità produttiva, noi insisteremo sulla
nostra posizione perchè è evidente che
l’acciaieria non può certo continuare come
ora. Non c’è bonifica senza blocco delle
fonti inquinanti. Serve dunque la chiusura
delle emissioni. Saremo collaborativi con
nuovo governo e sosterremo la chiusura
della fabbrica».
A prendere posizione sono i sindacati
tarantini:« In queste ore, all’interno dello
stabilimento siderurgico, circolano notizie
relative alla volontà da parte di Am Investco
di subentrare nella gestione Ilva, a far
data dal 1 Luglio 2018, anche in assenza di
un accordo sindacale.

Nello specifico circolano
voci insistenti per le quali a breve
Am Investco dovrebbe dare avvio ad una
proposta di assunzione, alle dipendenze
dirette della stessa società, attraverso
l’invio di un numero imprecisato di lettere.
Fim, Fiom, Uilm e Usb ritengono che tale
chiacchiericcio, fatto circolare insistentemente
in queste ore, sia esclusivamente un
modo per disorientare e provare a dividere
i lavoratori. È pertanto opportuno ribadire,
qualora le voci fossero confermate,
che in assenza di un accordo sindacale
metteremo in campo ogni forma di lotta.
Fim, Fiom, Uilm e Usb sono disponibili a
proseguire la trattativa purché siano chiare
ad Am InvestCo le nostre rivendicazioni
per i lavoratori di ilva, dell’ appalto e dei
cittadini della provincia ionica: nessun licenziamento
e la riconferma di tutti diritti
acquisiti, in termini normativi e salariali;
un piano ambientale migliorato con il
quale riaffermare il sacrosanto diritto alla
salute di tutti».

Così le quattro sigle in una nota congiunta. «A seguito della denuncia
della Fiom Cgil sulla ripartenza e successiva
fermata del Pla/2 apprendiamo dalla
stampa, e non nei luoghi in cui dovrebbero
essere affrontate tali problematiche,
che il rinvio dell’eventuale ripartenza è
dovuto da una buona performance per la
trasformazione di bramme che ha indotto
Ilva a programmare un ulteriore periodo
di produzione del treno lamiere» si legge
invece in un documento a firma della
Rsu Fiom Cgil Ignazio De Giorgio e del
Coordinatore Rsu Fiom Francesco Brigati:
«la ripartenza del reparto Pla/2, annunciata
a fine gennaio per i primi di aprile,
è avvenuta soltanto il 2 maggio grazie
al pressing delle organizzazioni sindacali.
È evidente che la stessa ripartenza
dell’impianto doveva avvenire attraverso
una scorta di bramme tale da consentire
una produzione di almeno 30 giorni, così
non è stato e Ilva ha annunciato la fermata
danneggiando ancora una volta i lavoratori
del treno lamiere».