​Ammazzato per un credito di 29mila euro​

Condannato a morte per soldi.

Reale avrebbe preteso da uno dei suoi presunti
assassini il pagamento di un debito di 29.000
euro. Legata all’ambizione di uno degli indagati
principli di acquisire l’egemonia nello spaccio di
stupefacenti nel quartiere Paolo VI c’è un’altra vicenda,
della quale gli investigatori della Squadra
Mobile erano venuti a conoscenza nell’estate del
2016, sempre nel corso delle indagini avviate per
l’omicidio.

Si tratta della brutale aggressione ai danni di un
uomo di 34 anni che risiede nello stesso quartiere
“Paolo VI”, con precedenti per reati in materia
di stupefacenti, il quale la sera del 26 agosto del
2016 è stato sequestrato all’interno dell’abitazione
di uno degli indagati, e, sotto la minaccia di
un fucile, colpito sulla fronte col calcio di una pistola
(trauma cranico con profonde ferite lacerocontuse)
e costretto ad ingoiare diverse cartucce,
tutto per imporgli l’acquisto di droga. La vittima,
letteralmente
terrorizzata, non
aveva presentato
denuncia e si era
recata al pronto
soccorso dell’ospedale
“Moscati”
riferendo ai
medici di essere
caduto dalla
moto.

Da qui le
contestazioni legate
anche all’attività
di spaccio
di cocaina: ben
organizzata, con
una precisa ripartizione di ruoli e compiti, e soprattutto
riferibile a quantitativi significativi (fino
a 50 grammi per volta). A non essere stati denunciati
alle forze dell’ordine, nonostante siano stati
commessi per strada, in luoghi molto frequentati,
altri gravi episodi riconducibili ad una vera e propria
guerra tra bande rivali e ricostruiti soltanto
grazie ad alcune telecamere installate dagli investigatori.

Ci si riferisce a una bomba piazzata e fatta esplodere
nell notte a tra il 7 e l’8 ottobre del 2016
sotto l’autovettura Fiat 600 di proprietà di un
altro degli odierni indagati, facente parte di una
fazione opposta, e a un colpo di fucile, esploso
la stessa notte contro l’autovettura Renault Modus,
parcheggiata in via Nenni, in corrispondenza
dell’abitazione di un appartenente al gruppo
avverso.

Durante una perquisizione domiciliare
eseguita qualche giorno dopo gli agenti della
Squadra Mobile hanno rinvenuto nell’abitazione
di uno delle persone coinvolte nella guerra tra
bande una borsa simile a quella indossata da chi
aveva sparato, individuato grazie alle telecamere.
I filmati hanno consentito di accertare che i
due episodi erano strettamente connessi tra loro.
Sempre nell’ambito della guerra tra i due gruppi
un tentativo di gambizzazione ai danni di uno degli
odierni indagati (colui il quale aveva collocato
l’esplosivo sotto l’auto dei suoi rivali).

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