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Un albero per amico

Quanti ce ne sono nelle città e perchè sono così importanti
Un albero per amico

Lo scorso 21 novembre si è celebrata la “Giornata Nazionale degli Alberi”. In Italia, la prima “Festa dell’Albero” fu celebrata nel 1898 per iniziativa dello statista Guido Baccelli allora Ministro della Pubblica Istruzione. Col Decreto Regio del 1923 essa fu istituzionalizzata nell’art. 104 che recita: “è istituita la festa degli alberi, essa sarà celebrata ogni anno nelle forme che saranno stabilite di accordo fra i ministri dell’economia nazionale e dell’istruzione pubblica” con lo scopo di infondere nei giovani il rispetto e l’amore per la natura e per la difesa degli alberi.

Nel 1951 una circolare del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste stabiliva che la “Festa dell’Albero” si dovesse svolgere il 21 novembre di ogni anno. La celebrazione si è svolta con regolarità fino al 1979, anno in cui è stata delegata alle Regioni, che l’hanno portata avanti con maggiore o minore efficacia. Infine, con la Legge n. 10 del 14 gennaio 2013, essa fu istituita dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ambito delle “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” con l’obiettivo di perseguire “attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo l’attuazione del protocollo di Kyoto e le politiche di riduzione delle emissioni, la prevenzione del dissesto idrogeologico e la protezione del suolo, il miglioramento della qualità dell’aria, la valorizzazione delle tradizioni legate all’albero nella cultura italiana e la vivibilità degli insediamenti urbani”. In verità, questa festa ha origini molto più antiche: già nell’antica Roma, in occasione delle “Feste Lucarie”, a luglio, vigeva la tradizione di piantare giovani alberi nei terreni che circondavano i centri abitati. Tradizioni simili si riscontrano anche nella cultura greca, in quella celtica e in quella dei nativi americani. Infatti, l’uomo, sin dall’antichità, ha attribuito agli alberi un’importanza primaria, quasi divina, considerandoli come elementi naturali degni di rispetto e devozione, oltre che come beni da tutelare e preservare.

A livello internazionale, la Festa degli alberi viene chiamata Arbor Day. Il primo Arbor Day fu celebrato in America il 10 aprile 1872, in Nebraska. In quell’occasione furono piantati circa un milione di alberi. Oggi negli Stati Uniti, l’Arbor Day viene celebrato l’ultimo venerdì di aprile. Come già detto, quindi, la giornata celebrativa si pone l’obbiettivo di promuovere la valorizzazione degli alberi per la salvaguardia dell’ambiente e la mitigazione dell’inquinamento e, di conseguenza, della crisi climatica e delle conseguenti catastrofi (ondate di calore, siccità, perdita di foreste, desertificazione, erosione del suolo, inondazioni). E’ della massima importanza, quindi, anche educare e far acquisire consapevolezza sul ruolo degli alberi nella nostra quotidianità. A tal fine, il Ministero dell’Ambiente e il Raggruppamento Carabinieri per la Biodiversità hanno avviato “Un albero per il futuro” (Tree 4 Future), un progetto di educazione ambientale rivolto alle scuole per sensibilizzare i ragazzi sull’importanza della forestazione, che prevede la donazione e messa a dimora nelle scuole italiane di circa 50.000 piantine nel triennio 2020-2022. Il suddetto progetto rientra in una infrastruttura di ricerca europea che integra le competenze specifiche e le informazioni (banche dati di genetica, strumenti di modellizzazione e tecnologici) che provengono da fonti sparse e le mette a disposizione degli interessati.

Ma chiediamoci: quanti alberi ci sono nelle città italiane?
Ce ne sono circa 3,6 milioni nei capoluoghi di provincia e all’interno delle città metropolitane. Un dato raccolto dall’Istat, ma non completo perché non tutte le amministrazioni cittadine hanno quantificato il proprio patrimonio arboreo, o lo hanno fatto in parte, nonostante una legge del 2013 obblighi i comuni a redigere un catasto. Le città con più alberi sono presenti al Nord con Milano in testa con 465.521 alberi, seguita a ruota da Roma (312.614). Segue Venezia con 307.042 alberi. Si piazzano bene anche Modena, Trieste e Brescia che contano più di 100.000 alberi nell’area urbana. Purtroppo, a partire da Bologna (80.279) si scende sotto questa soglia, fino ad arrivare ai 3.100 alberi di Verbania.

Il comitato per lo sviluppo del verde pubblico del Ministro dell’Ambiente ha stabilito che, se in un contesto urbano sono presenti almeno 9-11 m2 di verde (non solo alberi, ma tutti i tipi di piante), allora il livello di qualità della vita è buono. Purtroppo, sono molte le città italiane che non arrivano a questo dato. Fra le peggiori in Italia ci sono Crotone (4,2 m2 di verde), Trapani (5,8 m2) e Genova (6,4 m2). Fra le migliori troviamo Matera (996,8 m2), Trento (414,9 m2) e Sondrio, che risulta ultima per numero di alberi, ma ai primi posti con 315,9 m2 di verde urbano. Sono appena 8 su 109 (il 7%) i capoluoghi italiani che dichiarano di avere elaborato un piano del verde. Ovviamente, non sono importanti solo le “foreste urbane”, bensì anche quelle periurbane. Nel 2021 l’Organizzazione Non Governativa “Ambiente Mare Italia” (AMI) ha reso noto che dal 2015 al 2020 la copertura forestale in Italia è aumentata di quasi un punto percentuale (dal 30,8 al 31,7%), più che in qualsiasi altro paese in Europa, e al di sopra di nazioni come la Germania (31%) e la Svizzera (31%), tradizionalmente attente ai boschi. Tuttavia, è necessario considerare che nell’estate del 2021 in Italia sono bruciati 158.000 ettari di boschi. Di questi, 40.000 erano in aree tutelate da Rete Natura 2000, la rete delle aree protette dell’Unione europea, colpite da 510 roghi. L’87% degli incendi si è verificato in Sicilia, Sardegna, Calabria, Sicilia e Abruzzo, dove le fiamme hanno cancellato ecosistemi di valore inestimabile come rivela il Report Foreste 2021 di Legambiente.

In Europa, nel 2021, l’Italia è stato il paese più colpito dagli incendi. Dopo i disastri di questa estate disgraziata, il Governo ha varato un decreto-legge con l’obiettivo “di rafforzare le azioni di prevenzione e migliorare le capacità di lotta attiva agli incendi” che prevede pene più severe per chi innesca i roghi, l’aggiornamento del catasto dei terreni bruciati (che potrà essere fatto anche dalle Regioni se non provvedono i Comuni), l’incarico alla Protezione Civile di approntare un Piano Nazionale triennale di aggiornamento tecnologico delle azioni di prevenzione e lotta attiva agli incendi e, infine, uno stanziamento di 100 milioni nel triennio 2021-2023 per gli enti territoriali impegnati nella lotta attiva agli incendi boschivi. E’ per questo che i nuovi “Forest Reference Levels”, adottati dalla Commissione Europea per ogni stato membro, prevedono che, mantenendo invariate le attuali modalità di gestione forestale (età e intensità dei tagli, modalità di rinnovazione della foresta, specie prelevate), tra il 2021 e il 2025 la quantità di CO2 assorbita dalle foreste e dalle specie arbustive in Italia si ridurrà di circa il 7% rispetto al periodo di riferimento 2000-2009. I Forest Reference Leves sono valori di riferimento adottati dall’Unione Europea per calcolare la somma degli assorbimenti e delle emissioni di gas serra, considerando le foreste come serbatoi di carbonio. Naturalmente, la previsione della riduzione dell’assorbimento della CO2 non è assolutamente una buona notizia per l’Italia, considerato che entro il 2050 bisogna raggiungere la “neutralità climatica” (vale a dire l’azzeramento delle emissioni nette, ossia il pareggio nel bilancio tra le emissioni in atmosfera e la quantità di gas che il Pianeta riesce ad assorbire), avendo come tappa intermedia la riduzione di almeno il 55% delle emissioni dei gas serra entro il 2030.

I continui attacchi che sferriamo all’ambiente, stanno portando molte specie arboree sull’orlo dell’estinzione. In Italia delle 155 specie che abbiamo, di cui 20 sono endemiche, ne sono in pericolo il 5%. Ai fini del ripristino e dell’incremento delle aree boschive, un notevole aiuto viene anche dal progetto europeo Life Terra, lanciato a fine 2020 da Legambiente, cofinanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Life, a cui partecipano ben 15 organizzazioni di 8 diversi paesi in Europa. Life Terra ha l’ambizioso obiettivo di piantare 500 milioni di alberi nei prossimi cinque anni con il coinvolgimento della società civile e del mondo della scuola. Il progetto Life Terra, al motto di “Let’s plant together” intende creare un vero e proprio movimento di cittadini attivisti che in tutta l’Europa si mobilitano per mitigare il clima piantando alberi. Il progetto europeo prevede anche l’introduzione di una piattaforma web per il monitoraggio degli alberi e il lancio di una App. per avere un resoconto “trasparente” dei dati relativi agli alberi piantati e della loro capacità di trattenere CO2. Inoltre, con i fondi europei per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), entro il 2024 nelle 14 città metropolitane (1.268 comuni in cui vivono più di 21 milioni di abitanti) saranno piantati 6,6 milioni di alberi per creare corridoi verdi fra città e campagne.

Ma Perché gli alberi sono così importanti?
1) Assorbono CO2; ciascun albero di media altezza assorbe dai 10 ai 20 kg di CO2 all’anno. Abbiamo detto molte volte che l’anidride carbonica serve per la fotosintesi clorofilliana (v. articolo del 19 novembre scorso). Secondo dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche, gli alberi più idonei a combattere l’inquinamento da CO2 sono: l’acero riccio, che raggiunge un’altezza di 20 metri, ogni esemplare è in grado di assorbire fino a 3,8 tonnellate di CO2 in vent’anni; la betulla verrucosa che ne abbatte 3,1 tonnellate e che può arrivare fino a 35 metri di altezza; il ginko biloba, albero antichissimo che oltre ad assorbire 2,8 tonnellate di CO2, sempre in un ventennio, vanta anche una forte adattabilità a tutti i terreni compresi quelli urbani. Ci sono ancora il tiglio nostrano, il bagolaro, l’olmo campestre, il frassino comune che può arrivare a 40 metri di altezza e l’ontano nero, il più piccolo, con un’altezza media di 10 metri ma che può assorbire fino a 2,6 tonnellate di CO2! 2) Abbassano la temperatura percepita grazie all’evapotraspirazione, che è un processo che sottrae calore all’ambiente e, pertanto, dona la sensazione di fresco che si percepisce sotto le chiome dei grandi alberi. La differenza tra l’ombra di un albero e l’ombra di un tendone sta proprio in questo. Il tendone, fatto di materiale inerte, assorbe calore e lo rilascia a sua volta generando al di sotto una cappa insopportabile con temperature elevate.

Grazie all’evapotraspirazione, in parchi di grandi dimensioni, la temperatura può essere più bassa fino a 3°C rispetto alle aree cementificate. 3) Ci aiutano a ritrovare il benessere grazie agli effetti benefici dello “shinrin yoku”, cioè del “bagno di foresta”, il metodo giapponese, dimostrato scientificamente, secondo il quale la frequentazione dei boschi migliora le nostre condizioni di salute fisica e psichica, benessere che potremmo ritrovare anche nei parchi cittadini. Ed è proprio su questo fronte che alcune città hanno iniziato a costruire percorsi verdi nei contesti urbani. Il Comune di Milano, per esempio, ha aderito all’iniziativa dell’architetto Stefano Boeri che prevede di piantare tre milioni di alberi in città entro il 2030. 4) Infine, non dimentichiamo che gli alberi sono hot spot di biodiversità in quanto ospitano molte specie animali e vegetali. Nella mia villetta, fui costretta ad abbattere un alto cipresso, perché pericolante. Con esso sparirono tutte le cicale che mi facevano compagnia nei lungi pomeriggi estivi!