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«Te la do io la precedenza!», sfiorata nuova aggressione ad un autista dell’Amat

L’episodio è accaduto lunedì mattina in via Oberdan
Un mezzo dell'Amat

«Figlio di b…!». Esclamazione dialettale, come a mettere subito in chiaro le cose, intimorire il presunto avversario, che a fare l’avversario francamente non ci starebbe. Ore 12.30, lunedì mattina, via Oberdan, incrocio con via Cavallotti. Una frenata, un colpo di clacson. L’autista Amat alla guida del suo bus per centimetri evita l’impatto con un’auto di media cilindrata che intanto si è piantata al centro della strada. Con un gesto di una mano il conducente del mezzo pubblico prova a far comprendere all’automobilista distratto la collisione mancata.

La gente che ha assistito all’episodio si aspetta che l’automobilista tiri fuori dal posto di guida una mano e chieda scusa per la distrazione e finisca tutto lì. Non è così, ci sono i supplementari. Dall’auto ancora al centro della strada, sbuca un signore sul metro e ottanta, petto in fuori. Dimenticandosi di avere torto, con fare minaccioso si avvicina all’autista del bus e comincia ad insultarlo. Senza ragione: non c’è stata provocazione, bensì un benevolo appunto (all’interno del mezzo pubblico a causa della frenata per fortuna nessun ferito). «Figlio di b…!», si diceva, «non lo sai che devi farmi passare?». Un “tu”, non si nega a nessuno, specie in quei momenti. «Guardi, egregio signore, lei ha il “dare la precedenza”…», la risposta garbata dell’autista Amat. «Figlio di b…», parte seconda, forse risentito nel sentirsi dare dell’“egregio”, «scendi, ti faccio vedere io la precedenza!». A quel punto, più che intimorito, facendo appello al buon senso, il conducente del mezzo pubblico fa scorrere il finestrino alla sua sinistra come a chiudere la comunicazione e ripartire.

Mossa saggia, che però offre il fianco all’automobilista che ora gode di una platea di una decina di concittadini e pare no aspettasse altro. «Che stai chiudendo, figlio di b…!», parte terza. Storie di tutti i giorni. Non ci meravigliano le proteste degli autisti Amat e i comunicati dei sindacati a difesa dei dipendenti pubblici. L’autista, sentendosi apostrofato senza motivo, umanamente avrebbe potuto anche reagire. Ne aveva fisico e ragioni. Ma, avrà pensato, meglio non trascendere. A quale titolo, poi. Complicarsi una giornata, eleggersi ad ennesima vittima dell’ennesimo aggressore? Meglio non pensarci e fare appello al buon senso. Soprattutto agli inviti rivolti al personale dalla dirigenza della municipalizzata (e dagli stessi colleghi e sindacalisti): «Evitate, sorvolate, se possibile, purtroppo certa gente non riesci ad educarla, il rispetto per qualcuno è una parola inesistente».

E così, senza essere sollecitati da dirigenti o sindacalisti, avendo assistito all’episodio, un altro tentativo di aggressione abbiamo provato a raccontarvelo noi. Non ci piace sindacare, dare opinioni, ma ci è sembrato di assistere ad uno di quei western b-movie che trasmettono ogni pomeriggio in tv. Un pistolero spaccone, uno sceriffo saggio che evita lo scontro, nonostante le offese continue. Fino a quando il tutore della legge non ne avrà le tasche piene e i clienti del saloon non si scaglieranno insieme contro lo spaccone di turno. Ma questo accade solo nei film, per fortuna.