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​Indotto Ilva, esplode la polemica​

“Mancano poche ore e gli autotrasportatori
che hanno svolto prestazioni per Ilva bloccheranno gli accessi
allo stabilimento a causa di fatture non pagate di dicembre
e gennaio. E’ lo specchio di un Paese reale, in difficoltà, che
attende risposte a problemi veri. Ci sono imprenditori che
hanno anticipato spese per personale, carburante e pedaggi.
La gestione commissariale dell’azienda non può essere
latitante, come non può esserlo un governo che, al di là di
suggestioni mediatiche, ha dimenticato le ricadute della crisi
Ilva sul territorio e l’indotto. Assistiamo ad un continuo e
dannoso saggio di superficialità”.

Lo dichiara la deputata
tarantina di Fratelli d’Italia Ylenja Lucaselli. “Le aziende
dell’indotto dell’Ilva di Taranto, in stato di agitazione da
mesi per una situazione drammatica e paradossale, temono
che oltre il danno milionario dovuto ai debiti enormi contratti
dall’acciaieria nei loro confronti, che mette a rischio
migliaia di posti di lavoro e che prelude alla morte di un
sistema economico e produttivo già in fortissima crisi, possa
giungere la beffa di una trattativa fasulla, nella quale l’unico
obiettivo delle parti sia al momento solo quello di scaricare
le proprie responsabilità, il tutto sulla pelle dei lavoratori. La
decisione scellerata di escludere le imprese dell’indotto Ilva
dal tavolo delle trattative al Mise, che dovrebbe disegnare i
futuri assetti dell’azienda, la dice lunga sull’irresponsabilità
di un esecutivo che ha più volte dimostrato di non essere in
grado di affrontare l’emergenza nei suoi molteplici aspetti”,
lo dice l’onorevole Vincenza Labriola di Forza Italia.

“Il governo, come avvenuto nell’ultimo question time in
commissione alla Camera, dove a mie precise domande ha
risposto in modo superficiale e approssimativo, si ostina a
non affrontare il nodo indotto – prosegue Labriola –. Forza
Italia presenterà nelle prossime ore una proposta di legge”. A
parlare anche il consigliere regionale Dit-NcI Renato Perrini.
“Mentre a Roma perdono tempo per la composizione del
Governo, qui a Taranto l’indotto Ilva sta fallendo. E mi fa
una rabbia vedere che da mesi provo a parlare, inascoltato,
di un problema che oggi si è trasformato in emergenza per
centinaia di famiglie. Nessuno, e dico nessuno, si è degnato
di mettere mani ad una vertenza dalle enormi proporzioni.

Il grido di allarme lanciato dagli autotrasportatori pochi
giorni fa, che minacciano una nuova protesta a causa di
fatture abbondantemente scadute e non pagate, riguarda
l’intero comparto dell’appalto Ilva, che nel mese di dicembre
ha ricevuto dalla gestione commissariale, solo una parte dei
crediti accumulati. Poi il vuoto, il silenzio assoluto. Come se
questa grande vertenza non esistesse, come se queste aziende
e questi lavoratori, non fossero degni di ascolto. Le somme
che avanzano dall’Ilva sono esorbitanti, il pagamento del
corrente non è mai puntuale, ma ciò che più di ogni altra cosa
mi spaventa è che non esiste per loro una vera programmazione.
Si naviga a vista, in attesa che qualcuno si svegli una
mattina e si accorga di un comparto che ripeto sta fallendo.
Sì, perché non solo il lavoro è poco, anche questa è un’amara
verità, ma quel poco viene pagato non si sa quando”.

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