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​L’esperienza di tutore per i minori stranieri non accompagnati​

Nonostante i buoni propositi disegnati
dalla Legge Zampa, svolgere tale funzione
è particolarmente oneroso da
un punto di vista economico visti gli
spostamenti del tutore per raggiungere
il minore presso la struttura dove è collocato,
gli Uffici ove sono le pratiche
relative al minore.
Per il tutore non vi è neppure previsione
di una polizza assicurativa che copra i
rischi della sua attività, neppure vi è
concessione di permessi retribuiti.

Per me che , come per la gran parte dei
tutori nominati a Taranto, sono un Tutore-
Avvocato ci sono molti problemi
legati agli impegni relativi all’esercizio
della professione forense da coniugare
con i “tempi” degli Uffici ove mi reco
per il disbrigo delle pratiche del minore
a cominciare da quelli dell’Ufficio Immigrazione
ove accompagno i minori
per il rilascio dei permessi di soggiorno
ed altre istanze. Mi è accaduto, infatti,
di trascorrere diverse ore negli Uffici
preposti in preda poi alla “tensione” di
dover poi andare in Tribunale per le
udienze o per assolvere ad altri impegni
della mia professione.
Come tutore cerco di avere contatti
frequenti con i minori che mi hanno
assegnato ritenendo che sia importante
far sentire loro la presenza della persona
che interpreta i loro bisogni di tutela.
Nel mio “cuore” vi è sempre il minore,
la sua pratica, il suo interesse, il suo
bisogno.

Ho davanti a me, non solo un
foglio da firmare per lui o un’assenza
a scuola da giustificare , non sono un
semplice “passacarte” per lui .
Ciò che guida il mio ruolo è il suo volto,
il suo sguardo sperduto, la sua voglia di
sapere se sono riuscita ad ottenere per
lui la carta di identità, il codice fiscale,
il suo permesso di soggiorno, la sua
iscrizione ad un corso di formazione.
Ma mi viene in mente anche il suo sorriso,
la fiducia che ripone in me. Con
i ragazzi cerco di avere un rapporto
diretto e sincero, seppure reso difficile
dalle mie scarse conoscenze di lingua
straniera per cui i miei contatti con loro
“passano” alla presenza dei mediatori
e degli operatori delle strutture di cui
sono ospiti.

Sono figure di riferimento
importanti e con le quali cerco di costruire
rapporti continui di interlocuzione
perché sono loro a darmi le informazioni
utili alla gestione dei ragazzi.
L’aspetto più significativo dunque del
percorso di tutela è intriso di tali rapporti
senza i quali sarebbe impossibile
intessere quel “legame” indispensabile
tra me e il minore. Tra noi si avvia un
rapporto quasi genitoriale ed io cerco
di essere madre , amica ma anche una
figura che ha il dovere di “educare” il
ragazzo per fargli rispettare regole e
trasmettergli un senso civico adeguato
alla realtà del Paese in cui vive, pur rispettando
l’origine culturale e religiosa
del giovane.
Il mio obiettivo è sempre quello di
garantisce i loro diritti, interpretarne i
bisogni, renderli efficaci e soprattutto
agevolare e garantire l’integrazione del
minore una volta diventati maggiorenne.
Questo è un passaggio assai delicato in
quanto il minore una volta diventato
maggiorenne, se non ha un progetto di
studio o di lavoro o di formazione che
lo accompagna rimane da solo a dover
convivere in una realtà nella quale difficilmente
potrebbe inserirsi.

La paura
e l’angoscia “ del dopo” e che assale
questi ragazzi è tanta e a noi tutori la
responsabilità di doverla gestirla per
evitare che questi giovani diventino
schegge impazzite e prede della criminalità
organizzata.
Ma il Tutore è solo… non può farcela e
questo diventa allora motivo di riflessione
profonda per i nostri decisori che
devono farsi carico di imbastire serie
politiche di integrazione degli stranieri
e dei migranti promuovendo una cultura
dell’accoglienza, di partecipazione e di
inclusione.
Ritengo che fare il tutore dei minori non
accompagnati sia anche questo : essere
un soggetto che contribuisce ad implementare
le forme di partecipazione e le
pratiche di solidarietà nei settori diversi
della società, una figura che interviene
per promuovere la diffusione delle politiche
legate alle migrazioni, che sia
sentinella delle possibili illegalità che si
consumano ai danni dei minori e della
violazione dei loro diritti, che si prenda
cura della sua salute al punto da coniugare
i suoi credo religiosi con le regole
dettate dal nostro sistema nazionale.

Ad
esempio mi è capitato di dover convincere
i minori da me assistiti a doversi
fare prelievi di sangue, vaccinazioni sentendomi
opporre da loro una veemente
resistenza. Molti di loro, per credenza
religiosa, temono traffici di sangue e non
vogliono eseguire terapie indispensabili
per le patologie di cui sono affetti. Tante
volte sono intervenuta per convincerli e
spiegare loro le regole del nostro sistema
sanitario e tante volte ho parlato con i
medici che li hanno in cura per chiedere
loro prestazioni delicate, in un rapporto
sinergico che ha dato i suoi frutti.
E’ difficile per me oggi fare un bilancio
della mia esperienza ma vorrei fare un
appello rivolto a tutti coloro che intendono
spendersi in un gesto di solidarietà: diventate tutori di queste persone
indifese e vulnerabili! Prendetevi cura
di loro e scoprirete un mondo di emozioni,
di culture diverse, di sofferenze
che diventano sorrisi.

Molti di loro non
hanno nulla, sono orfani, cercano di
rintracciare un loro fratello o sorella
lasciato nel villaggio dove vivevano e
oramai difficilmente rintracciabili.
Un nostro gesto di amore può aiutarli
ecco perché, al di là delle norme, essere
tutore rappresenta un gesto significativo
di cittadinanza solidale, essere
un soggetto di innovazione, una vera
espressione di cittadinanza attiva, un
soggetto promotore di diritti.
In una città come Taranto , martoriata
e massacrata dai noti problemi di impoverimento
economico e dal disastro
ambientale, potrebbe aversi un riscatto
e un suo sviluppo se si puntasse anche
su concrete politiche di integrazione
degli stranieri e migranti che sbarcano
nel nostro porto.

Si potrebbero avviare
progetti di lavoro ed inserimento
per loro creando occasioni di scambio
affinchè un minore e l’immigrato in
genere non sia soltanto una pratica da
smaltire o sistemare in un centro ma
quella persona che può contribuire alla
crescita e allo sviluppo del territorio in
cui intende vivere.
Prendiamoci la tutela di un minore e
facciamone un cittadino.
L’esperienza che più mi ha segnato e
che vale per tutte è quella di un minore
da me seguito che è stato oggetto di
particolare violenza nel Paese da cui è
fuggito e che, per tale ragione, è oggi
parte in procedimenti penali a carico dei
( presunti) carnefici ed autori di efferrati
reati e atti di violenza. Con lui sto affrontando
, insieme agli ottimi operatori
della struttura ospitante, le delicate fasi
dei procedimenti penali che richiedono
la presenza e la testimonianza del minore
e che richiedono i suoi spostamenti
anche presso sedi giudiziarie diverse
da Taranto per presenziare in udienza e
collaborare con la Giustizia.
E’ per me un’esperienza molto forte da
un punto di vista umano più che professionale
dalla quale ho imparato cosa
significhi essere coraggiosi e responsabili.

Questo giovane straniero è orfano
e privo di affetti familiari, frequenta
un corso di formazione per conquistare
una qualifica professionale da operaio
per poi rimanere nel Nostro Paese. Ha
come hobby il calcio. Lo sto aiutando in
questo difficile percorso di integrazione
e lui, con il suo semplice sorriso, mi ha
insegnato ad andare oltre le carte e a
comprendere quanto la disperazione e
il dolore possano declinarsi in impegno
e voglia di vivere in una realtà diversa
dal suo villaggio, in una terra a lui straniera
e che solo grazie all’accoglienza
e all’integrazione potrà donargli felicità
e farne un uomo. A lui insegno regole
e con lui mi adiro quando non vengono
rispettate.
Ma a questa storia ne potrei aggiungere
altre.

Anche quella del giovane
che vuole ricongiungersi con il proprio
padre in Inghilterra, o di chi vuole diventare
calciatore o cuoco o saldatore e
si impegna nello studio per raggiungere
il suo obiettivo. Come un nostro figlio
vorrebbe fare.
E’ per persone come loro che ha senso
essere un tutore!
Nel rispetto dei principi e delle regole
della Costituzione ritengo anche che
i professionisti possano contribuire a
quei processi di cambiamento che il
paese ci chiede e che, al di là delle logiche
economiche e finanziarie, occorre
investire in fattori umani e sociali per
il rispetto degli uomini e dei loro valori
l’Avvocatura può contribuire a realizzare
tutto questo.

Marina Venezia
Avvocato, tutore di minori
stranieri non accompagnati