​Dopo Arcelor per l’Ilva e i turchi di Ylport per il porto​, Taranto ora può ripartire​

Con l’annuncio dell’assegnazione del molo polisettoriale ai
turchi di Ylport si completa un quadro di certezze importanti
per Taranto. Dopo l’insediamento di Arcelor Mittal allo stabilimento
ormai ex Ilva, si aprono nuove prospettive anche
per il porto, che negli ultimi anni ha vissuto una preoccupante
desertificazione coincisa con la fuga di Evergreen.

Da una parte, dunque, il rilancio dell’azienda siderurgica,
dall’altra quello del porto: due felici coincidenze in questo
novembre che potrebbe essere un mese di svolta per il territorio
ionico. Sei anni dopo la disastrosa crisi dell’Ilva e
circa tre anni dopo quella dello scalo portuale, a Taranto
torna a costituirsi una base di solidità economica importante
per imprimere una più solida congiuntura. Ci sono
nuove certezze per immaginare un futuro migliore, meno
affannoso e più ambizioso. A patto, tuttavia, che la città
sappia approfittarne. Coincidenza ha voluto che nel giorno
dell’assegnazione del polisettoriale ad Yilport, il sindaco Rinaldo
Melucci abbia ritirato le dimissioni presentate proprio
nel giorno dell’insediamento di Arcelor Mittal. Il sindaco si
è detto pronto e fiducioso
per rilanciare
l’azione politica e
amministrativa. Un
passaggio ineludibile
per una città
che ha bisogno di
porsi come autorevole
interlocutore
verso i due colossi
che oggi, insieme ad
Eni, diventano protagonisti
della scena
industriale.

Avere
una amministrazione
capace di stabilire
una relazione di alto
profilo con questi giganti è condizione imprescindibile per
disegnare una consapevole prospettiva di sviluppo sostenibile.
Taranto ha bisogno di una amministrazione che sappia
dialogare e costruire una visione, uscendo finalmente da
quella atavica propensione all’accattonaggio che ha impedito
a questa città di crescere soprattutto culturalmente. Coinvolgere
questi grandi soggetti nel percorso per innalzare la
qualità della vita dei tarantini è una strada obbligata se non
si vuole vivere da separati in casa, con tutte le nefaste conseguenze
del caso. Discorso che può essere allargato agli altri
importanti interpreti della scena economica del territorio:
da Teleperfomance alla grande distribuzione commerciale.

Questo è l’obiettivo che l’amministrazione comunale deve
porsi: disegnare una prospettiva che apra nuovi scenari nei
rapporti e dischiuda nuovi orizzonti culturali, con un più
attivo sostegno all’università, alla ricerca, alla ideazione
di politiche lanciate verso il futuro. Brindisi, città per molti
versi simile a Taranto, ha deciso, ad esempio, di porsi come
obiettivo quello di diventare centro di riferimento dell’arte
contemporanea e proprio il porto – metafora straordinaria
di passaggi, scambi di merci, di idee e contaminazioni culturali
– è stato indicato come il luogo di questa ambiziosa
trasformazione. Ecco l’importanza di porsi degli obiettivi
e di costruire percorsi, che qui possono essere realizzati
con l’apporto dei grandi soggetti industriali e commerciali.
A patto di esserne interlocutori autorevoli. Le classifiche
sulla qualità della vita ci relegano nei bassifondi, ormai da
troppi anni.

Paradossalmente può essere una buona notizia:
significa che c’è tutto da fare, che c’è un intero territorio da
ricostruire, che volendo proprio da questo profondo disagio
possono nascere enormi opportunità di lavoro e di crescita.
A patto che la politica faccia il suo e questo resta il punto
nevralgico da affrontare.
Che questi venti giorni di transizione dal Melucci 1 al Melucci
2 non siano trascorsi invano. Taranto può ripartire da
nuove certezze economiche e oggi è ad uno snodo importante
della sua storia. Sappiamone essere all’altezza, con senso di
responsabilità e con adeguata capacità di alzare lo sguardo.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

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