​Usura, 10 anni di carcere alla moglie e al figlio ​del boss

Prestiti a strozzo a
imprenditori ma anche usura “porta a porta”: dieci anni di reclusione
inflitti dal gup, con il rito abbreviato,
alla moglie e al figlio del boss Didino
Catapano. Si tratta della sessantenne
Lucia Labriola e del ventotto Emanuele
Catapano.

Il giudice dell’udienza
preliminare ha anche riconosciuto un
risarcimento di 15mila euro all’Associazione
antiracket Taras presieduta
da Cosimo Sessa e che si è costituita
parte civile tramite l’avvocato Cristina
Calò. Madre e figlio erano stati
arrestati dalla Guardia di Finanza
nell’estate del 2017. I militari delle
Fiamme Gialle avevano notificato ai
due una ordinanza di custodia cautelare
in carcere emessa dal gip del
Tribunale di Taranto su richiesta
della Procura jonica. L’operazione
era l’epilogo di indagini condotte per
diversi mesi dagli investigatori della
Finanza.

I militari avevano accertato
che madre e figlio erano dediti ad
usura e ad attività estorsiva ai danni
di imprenditori e privati i quali sarebbero
stati costretti a rispettare le
scadenze di pagamento dietro continue
minacce, che sarebbero state attuate da Emanuele Catapano anche
con l’impiego di una pistola, arma che
non è stata rinvenuta.
I prestiti venivano concessi applicando
un tasso di interesse usurario che
si attestava intorno al 120%. Due le
vittime accertate. Una prima storia riguarda
due commercianti che per un
prestito di 25mila euro hanno dovuto
pagare più di 120mila euro. Uno dei
due ha dichiartato fallimento, l’altro
per anni ha subìto minacce pagando
anche mille euro al mese di interessi.
Un’altra vittima è una donna che si sarebbe
rivolta alla Labriola chiedendo
un prestito di 5mila euro per sostenere
le cure per il marito gravemente malato.
Stamattina è arrivata la pesante
condanna della moglie e del figlio di
un personaggio di primissimo piano
della mala tarantina condannato in
due maxiprocessi.

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