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Fim, Fiom e Uilm si ricompattano

La richiesta di un incontro all’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli
L'ex Ilva di Taranto

I segretari generali e i responsabili nazionali Siderurgia di Fim, Fiom e Uilm hanno inviato all’Ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, una richiesta di «incontro urgente per affrontare le questioni relative al piano degli investimenti, all’assetto impiantistico necessario per la risalita produttiva». Un confronto che si rende necessario, spiegano, alla luce «dell’incontro al Ministero delle Imprese e del Made in Italy del 19 gennaio scorso e del conseguente percorso prospettato dal Ministro».

La notizia, in questo caso, è anche nel fatto che le sigle metalmeccaniche di Cgil, Cisl e Uil tornano a parlare insieme, dopo la spaccatura delle scorse settimane. Fiom e Uilm, insieme a Usb, hanno dato vita ad uno sciopero di 32 ore e ad una manifestazione a Roma in occasione proprio dell’incontro tenutosi a Roma, ed avevano dato vita ad una sorta di convergenza con gli enti locali, Comune, Provincia e Regione. Una convergenza che però non ha retto a quanto emerso dal “Tavolo” voluto dal ministro Urso. Fiom e Uilm sono state molto critiche con quella ipotesi di accordo di programma che invece vede tra i promotori, e quindi sostenitori, gli stessi enti locali. La Fim Cisl non aveva seguito Fiom, Uilm e Usb, rimandando a dopo l’incontro le sue valutazioni. Questo, mentre si registra una spaccatura sul versante di Confindustria. Le imprese tarantine che hanno costituito il “comitato indotto Acciaierie d’Italia” escono da Confindustria Taranto.

Le stesse imprese, nel comunicare la decisione, hanno diffuso un documento: “Tutte le aziende dell’indotto associate a Confindustria Taranto si sono dimesse in massad a Confindustria Taranto dopo aver constatato che occorre aprire una fase nuova. Una fase di pari dignità, di collaborazione costruttiva e di complementarità con le grandi imprese. Una fase meno politica e più concreta. Senza giochi di poteri e condizionamenti”. “ll nostro comitato – spiegano le imprese – è un’aggregazione di aziende libere e senza condizionamenti ideologici, unitesi per interagire direttamente e trovare soluzioni costruttive, pragmatiche e quindi efficaci alle problematiche tipiche del rapporto con clienti di cosi’ grandi dimensioni”. Ancora: “Abbiamo sentito di non essere rappresentate, rischiando di fare la fine del vaso di coccio come nel 2015 – dicono le imprese -. In un assoluto vuoto di rappresentatività e lontane dalla palude della politica, le aziende dell’indotto hanno preso il cuore in mano e lo hanno gettato oltre l’ostacolo, appropriandosi del loro spazio e di ventando protagoniste dirette del proprio destino”. Nel documento si critica quella che viene definita “l’inerzia della rappresentanza della Confindustria tarantina”. Per le imprese che si riconoscono nel comitato, “attaccare questa fabbrica (AdI, ndr) è una follia. E’ invece saggio difenderla aiutando a migliorarla. Per questo abbiamo lanciato messaggi di allarme al Governo e al Parlamento”.

Quindi le imprese annunciano che “su esplicito invito del ministro Urso” prenderanno parte ai prossimi incontri del tavolo sull’ex Ilva. “Lo strappo, da parte delle aziende dell’indotto, che si è consumato in Confindustria Taranto, nel bel mezzo di una complessa vertenza avviata tra le forze del territorio e il Governo sul futuro del siderurgico, pone seri interrogativi rispetto al tessuto produttivo e sociale della provincia jonica. Ma non solo. Le aziende rivendicano la legittima rappresentanza ai tavoli romani in una trattativa che, ormai, non è semplicemente appannaggio di un confronto tra privati. In mezzo ci sono le istituzioni e, con le aziende, i destini di migliaia di lavoratori con le loro famiglie”: lo dichiara Massimiliano Stellato, consigliere regionale e comunale. “Serve, da tutte le parti, il massimo sforzo di coesione e comprensione delle ragioni altrui – prosegue. Le diversità di linea di pensiero, di posizionamento, sono legittime. Ci sono sempre state e ci saranno. L’importante é avere chiarezza su obiettivi e finalità. Marciando uniti sulla salvaguardia dei diritti, dei cittadini e delle imprese”.