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Ilva, altro no dalla Procura

 

La Procura solleva criteri di incostituzionalità sul provvedimento legislativo che dovrebbe dare all’Ilva la disponibilità di quanto prodotto in presenza di sequestro senza facoltà d’uso, i giudici dell’appello si ritirano in camera di consiglio.

 

Stamattina si è concretizzata quindi l’annunciata mossa dei magistrati, davanti al tribunale dell’appello dove si discute il ricorso dell’azienda per il possesso di coils e semilavorati (valore un miliardo di euro) bloccati nei magazzini dal 26 novembre scorso. Ma, di fatto, è la legge 231 del 3 gennaio 2013 ad essere al centro del braccio di ferro tra accusa e difesa, con la costituzionalità della norma a fare da terreno di scontro.

La Procura ha già dato parere negativo sull’istanza di dissequestro avanzata dall’Ilva per i prodotti finiti e semilavorati giacenti sulle banchine del porto, chiedendo al gip Todisco – che si esprimerà a breve – di sollevare la questione di legittimità costituzionale di alcune norme della legge.

 

Oggi dinanzi al collegio presieduto dal giudice Detomasi, a latere De Michele e Ruberto spazio all’appello dell’Ilva contro il ‘no’ al dissequestro dei prodotti deciso dal gip l’11 dicembre scorso. Lo stesso collegio è chiamato ad esaminare, oggi, un altro appello, quello presentato dai legali di Girolamo Archinà – avvocati Gianluca Pierotti e Giandomenico Caiazza – contro il ‘no’ alla scarcera-zione dell’ex pierre Ilva, deciso dal gip dopo l’interrogatorio di garanzia di fine novembre. Alle 16 quindi, in azienda, i vertici dell’Ilva incontreranno i sindacati. Sono ore cruciali, quindi, per la sorte dello stabilimento siderurgico tarantino, il cui futuro rimane assolutamente incerto.