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Buonasera

L’ultimo saluto all’eroe Francesco

«Corri, figlio mio. Corri più che puoi, ora puoi farlo». Quando mamma Milena pronuncia queste parole la chiesa Gesù Divin Lavoratore esplode in un applauso carico di commozione. È il sincero tributo d’affetto della folla – oltre un migliaio di persone – a colui che resterà nella memoria del quartiere come l’eroe dei Tamburi: Francesco Vaccaro, vent’anni e un viso da fanciullo, portato via da una anemia emolitica autoimmune.

Francesco Vaccaro

Francesco Vaccaro

Ma quell’applauso è anche l’abbraccio ai genitori Milena e Donato e al fratello maggiore Giuseppe. Una famiglia che con una straordinaria forza d’animo ha accompagnato Francesco nel suo tremendo calvario. Una forza sostenuta da una fede incrollabile. Francesco in questi anni era diventato un piccolo eroe, la sua storia aveva commosso la città e, soprattutto, il suo rione. Quei Tamburi così sofferti con il loro carico di dolore. Sulla bara bianca di Francesco, portata a spalla dai confratelli del Carmine in abito di rito (Francesco era confratello), c’erano anche le sue maglie del cuore: quella rossonera del Milan e quella simbolica di “Je iesche pacce pe te”. E poi tanti cuori con i pensieri dedicati a Francesco. A lungo confuso tra la gente, anche il presidente della Regione, Michele Emiliano. Francesco Vaccaro è diventato un simbolo, per la dignità con la quale ha vissuto la sua devastante malattia, per la sua forza d’animo, per la compostezza – sua e della sua famiglia – che non lo ha mai portato a strumentalizzare la sua sofferenza.

I funerali di Francesco Vaccaro

I funerali di Francesco Vaccaro

Soprattutto, per il suo coraggio di andare avanti e credere sempre in un futuro migliore. Padre Nicola Preziuso, nella sua omelia, ha voluto assumere come riferimento morale del quartiere e della città il titolo che Francesco aveva dato al suo libro biografico: “Arrendersi? Mai”. «Questo momento – ha detto il sacerdote – vorrei che fosse l’inizio di un quartiere diverso». Poi, citando le Scritture, ha ricordato che «nel peccato sovrabbonda la grazia». Come a dire, anche nel buio c’è sempre uno spiraglio di luce ad indicare la via. Alle sue spalle il maestoso mosaico che da sempre decora la grande chiesa: l’immagine di Gesù che benedice i pescatori, la gente comune, gli operai della fabbrica. Sullo sfondo il mare, il porto, le stesse ciminiere. Tutti simboli avvolti nella luce dorata che negli anni Sessanta inondava Taranto e i Tamburi. Oggi raccontiamo una storia diversa. Non a caso Padre Nicola ha ricordato anche lo studio medico che è stato attrezzato in parrocchia per dare un sostegno sanitario alle famiglie del rione. Tra lacrime e applausi che lo hanno accompagnato in questo suo viaggio liberatorio, Francesco ha lasciato un segno indelebile, una straordinaria testimonianza di dignità e voglia di andare avanti. Arrendersi mai.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

I funerali di Francesco Vaccaro

I funerali di Francesco Vaccaro

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