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ArcelorMittal, prime verifiche sulla sicurezza

Operai ArcelorMittal

Sicurezza nell’ex Ilva, c’è la road map. Incontro presso il consiglio di fabbrica tra la Direzione di ArcelorMittal e le rsu di Fim, Fiom, Uilm e Ugl di sta­bilimento. Quello di mercoledì 17 luglio è stato il primo passo rispetto a quanto con­cordato nel lungo vertice tenutosi lunedì 15 al Ministero per lo Sviluppo Economi­co. Le parti – Mittal e sindacato – hanno quindi convenuto di incontrarsi in apposite riunioni con il coinvolgimento della task force composta da Rsu, Rls e tecnici azien­dali; in questi incontri saranno illustrati ed esaminati i piani di manutenzione del­le aree. Si comincia giovedì 18 luglio con l’incontro nell’area “Sbarco materie pri­me”, dove è accaduta la tragedia costata la vita a Cosimo Massaro, per poi analizzare gli altri reparti. Al termine delle verifiche, verrà fornito ai sindacati che hanno firma­to l’intesa al Mise una presentazione per area del Piano Investimenti, entrando an­che nel merito delle richieste. L’azienda ha inoltre comunicato alle Rsu che dal pros­simo mercoledì, ed a cadenza settimanale, si terranno altri incontri in merito all’espe­rienza operativa maturata a seguito degli infotuni/near miss relativamente ad eventi occorsi e ritenuti significativi dalle parti.

In agenda anche la definizione di un Pro­tocollo con la partecipazione degli enti isti­tuzionalmente preposti al controllo delle condizioni di salute e sicurezza in fabbrica; su questo Fim, Fiom, Uilm e Ugl «solleci­teranno il prefetto ad attivare un tavolo isti­tuzionale». «Siamo tutti concordi sul fatto che l’effettiva manutenzione dell’impianto e la sicurezza dei dipendenti siano fondamen­tali» si legge in una nota di ArcelorMittal in cui viene annunciato anche un incontro con Usb, che non ha firmato l’accordo al Mise.

Intanto, sul versante della cassa integra­zione, si ripropone la questione tubifici. «I lavoratori dell’area tubifici continuano ad avvertire serie preoccupazioni circa la paventata riapertura della cassa integrazio­ne all’interno della stessa area. A pagare il conto non possono essere sempre gli stessi». È l’appello che Vincenzo La Neve, coordinatore di fabbrica ArcelorMittal ri­volge ai vertici aziendali. «Il piano indu­striale inserito nell’accordo del 6 settem­bre 2018 – aggiunge La Neve – prevede il rilancio della suddetta area con una serie di investimenti. A fronte di ciò, purtroppo si continua ad assistere ad una continua­zione rispetto al passato con i lavoratori dei tubifici che, ancora una volta, vengo­no collocati cassa integrazione ordinaria». Questi reparti sono stati i più colpiti e pe­nalizzati dalla crisi. «I lavoratori dei tu­bifici, ormai da parecchi anni, continuano ad essere interessati dalle varie procedure di restrizione, anche in presenza di com­messe. E’ come se ogni problema produt­tivo, gestionale e aziendale debba poi sca­ricarsi su chi, suo malgrado, lavora a valle del processo produttivo. I lavoratori sono stanchi di dover portare avanti le proprie famiglie solo attraverso gli ammortizza­tori sociali concessi anche a fronte della loro assunzione in Arcelor Mittal che anzi, continuiamo a ribadire, dovrà, entro la fine del piano, riguardare tutti coloro che sono rimasti in Ilva in AS. Lavoratori – spiega La Neve – che oggi vedono, nuovamente, il loro futuro pieno di incertezze, in quan­to questi reparti continuano ad essere og­getto di fermate totali (Tub1, Tub2 e Area Riv) e/o parziali (Pla e Erw). Come Fim ci siamo spesi tantissimo e continuiamo a credere che gli impegni assunti nel Piano industriale debbano rappresentare la pie­na garanzia di rilancio, di investimenti e ripartenze progressive previste dallo stes­so programma».In merito al nuovo stop, le Rsu chiedono garanzie e il rispetto di quanto concordato in sede ministeriale. «Servono risposte certe che passino da un serio intervento in termini di manutenzio­ni ordinarie e straordinarie ad un rilancio reale dell’intera area. Pertanto – conclude Vincenzo La Neve – come organizzazione sindacale, chiediamo da subito al manage­ment di ArcelorMittal Italia che si faccia immediata chiarezza sulle problematiche legate all’area tubifici».