«A Taranto ci sono ancora 45 unità navali con amianto»

Quarantacinque unità navali della Marina MIlitare dislocate a Taranto conterrebbero ancora amianto. Lo si evince dalla relazione tecnica all’emendamento alla Legge di Bilancio presentato dai parlamentari Santillo, Minin­no, Leone (M5S) col quale vengo­no stanziati 12 milioni di euro nel triennio 2020-2022 da impiegare per avviare la bonifica di una tren­tina di unità navali.

In totale in Italia sarebbero 136 le unità navali tuttora in servizio sul­le quali si registra la presenza di amianto. Dove? «Dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini», rivela Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Na­zionale Amianto. Delle 136 uni­tà navali, oltre alle 45 dislocate a Taranto, ci sono – secondo quanto afferma l’Ona sulla base della rela­zione all’emendamento – 60 unità a La Spezia e 31 nella sede di Augu­sta, in provincia di Siracusa.

Se si considera che i 12 milioni ser­viranno ad avviare la bonifica su circa trenta unità, «ne rimarranno in servizio ancora un centinaio con l’amianto a bordo», dice Bonanni.

Il presidente dell’Ona rivela alcune cifre drammatiche legate all’espo­zione all’amianto in ambito milita­re: «570 casi di mesotelioma fino al 2015; almeno 2000 morti per amianto. 1001 casi segnalati alla Procura della Repubblica di Pado­va fino al 2015 (relazione Commis­sione Parlamentare d’Inchiesta) e finalmente la confessione che passa attraverso una legge per bo­nificare».

«Nella relazione tecnica all’e­mendamento – dice Bonanni – la Marina Militare, dopo decenni di silenzi e di parziali ammissioni, ammette che ben 136 unità nava­li ancora in servizio contengono amianto. L’ammontare complessi­vo necessario per la bonifica inte­grale ammonta a circa 54 milioni di euro. Certamente questi 12mi­lioni di euro sono insufficienti, una goccia nell’oceano rispetto alla condizione di rischio effettiva nelle Forze Armate».

«La legge – osserva il presidente dell’Ona – è una confessione e una palese ammissione della presenza di amianto nelle unità navali, di conseguenza della responsabilità della Marina e del Ministero del­la Difesa. Se l’unità navale è pie­na di amianto bisogna chiuderla e preservare la salute dei militari che non possono essere mandati a lavorare in condizioni di rischio».

Piuttosto severo il giudizio di Bo­nanni sull’atteggiamento della Ma­rina Militare: «Da un lato viene fuori una nuova legge per bonifi­care, come se non trovassero appli­cazione le norme civili e penali di tutela della incolumità e della sicu­rezza dei nostri militari e dall’altro ostacola il riconoscimento dei di­ritti delle vittime.Chiediamo alla nostra Marina Militare uno scatto di orgoglio e di riconoscere tutte le vittime e di porre fine al contenzio­so giudiziario che si prepara così al giudizio che inizierà presso la Cor­te di Appello di Venezia il prossi­mo 6 febbraio e che vede al banco degli imputati i più alti Ammiragli della Nostra Flotta Navale, respon­sabili, a vario titolo, della morte di centinaia di nostri valorosi mari­nai, molti già riconosciuti vittime del dovere». L’O.N.A. ha costituito il dipartimento delle vittime del dovere che ha permesso il risarci­mento dei danni in sede civilistica e che è possibile consultare, sia attraverso lo sportello telematico https://www.osservatorioamianto.com/vittime-del-dovere/, che con il n. verde 800034294.

Da parte sua il governo ha chiarito che «il Dicastero della Difesa ha, da tempo, sviluppato un complesso di attività volte all’individuazione dei materiali e della componenti­stica contenenti tracce di amianto e alla loro rimozione».

«In particolare – ha spiegato il go­verno ad ottobre rispondendo ad una interrogazione parlamentare – la Marina Militare (già attivata­si quando, nel 1986, l’allora Mini­stero della sanità emanò la prima Circolare che vietava l’utilizzo dell’amianto nelle scuole e negli ospedali), non ha più impiegato materiali contenenti amianto e, dal 1992, tutte le Unità Navali sono sta­te costruite e messe in servizio con la certificazione «amianto free» da parte del cantiere costruttore. La Forza armata ha provveduto alla bonifica delle Unità navali entrate in servizio prima del 1992 e ad ef­fettuare la mappatura e la messa in sicurezza di tutti i materiali conte­nenti amianto. L’attività di mappa­tura ha portato alla redazione di n. 167 documenti, da assumere, quale riferimento, alla base delle attività di bonifica per tutte le navi della flotta fino a Rimorchiatori Portuali inclusi (unità con equipaggio fisso a bordo), nessuna esclusa. Ad oggi, delle n. 167 unità mappate, le atti­vità di bonifica hanno interessato n. 156 unità, di cui: 147 Unità boni­ficate a meno degli elementi diffusi e/o in aderenza alla mappatura ini­ziale di riferimento; 9 Unità ogget­to di interventi di bonifica parziale, il cui completamento sarà eseguito nell’ambito della programmazione degli stabilimenti di lavoro entro il 2021/22. Le rimanenti 11 unità (n. 5 in disarmo, n. 6 bettoline/mezzi minori e rimorchiatori portuali) verranno bonificate nell’ambito della programmazione dei singoli Stabilimenti di lavoro, ma non pre­sentano situazioni di rischio».

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