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Igino Giordani, politico esemplare

Igino Giordani

Chi entra in una biblioteca, in una libreria, nell’archivio di un comune, di una parrocchia e così via, anche solo per curiosare (esercizio sempre utile), può casualmente imbattersi in un libro, in un opuscolo, in fogli custoditi in cartelle, in semplici volantini, ecc. È una pratica forse oggi – nell’era di internet e degli smartphone in cui tutto è a portata di clic – non molto diffusa, ma che nel corso del tempo ha avuto grande portata culturale.

Si pensi, ad esempio alla scoperta dei codici dei classici antichi durante l’Umanesimo e il Rinascimento o al ritrovamento dello ‘scartafaccio’ seicentesco da cui Alessandro Manzoni fa partire la mirabile narrazione de I promessi sposi, o infine, per fare un esempio noto a chiunque abbia letto il notissimo romanzo (o anche solo visto il film ricavatone), a Il nome della rosa di Umberto Eco, ove il personaggio principale, il francescano Guglielmo da Baskerville (magistralmente interpretato nel film da Sean Connery), è spinto dalla continua ansia di trovare e leggere libri a porre persino in pericolo la vita nell’incendio della biblioteca del monastero con cui si chiude il dottissimo romanzo. È dunque, la lettura, pratica ricca di scoperte. Ed una scoperta, felice scoperta, ho recentemente fatto io in circostanze casuali: mi sono imbattuto in alcuni fogli (una novantina), scritti al computer e ordinatamente rilegati, contenenti riflessioni di saldo profilo culturale ed esortazioni di ordine morale. Fogli dedicati ad illustrare la figura di un politico cristiano (e democristiano) dell’immediato dopoguerra, deputato all’Assemblea costituente e alla prima legislatura repubblicana, Igino Giordani.

Dalla lettura emerge un ampio ritratto di questo uomo, che fu politico, scrittore e cristiano autentico, la cui presenza è stata significativa nella nostra storia nazionale del Novecento (ne è prova la voce a lui dedicata nel Dizionario biografico degli italiani, edito dall’Istituto dell’Enciclopedia italiana). Igino Giordani fu anche forte sostenitore del Movimento dei Focolari, l’istituzione ecclesiale fondata da Chiara Lubich (1920- 2008) a Trento, nei terribili anni della guerra, esattamente il 7 dicembre 1943, quando Chiara, di famiglia antifascista e già iscritta all’Azione cattolica, si consacrò a Dio, con la ferma convinzione che «ogni cosa materiale può crollare ma non Dio, inteso come Amore, Padre». Il movimento sarà destinato a crescere sempre più in Italia e nel mondo. La lettura di questi fogli è utile per riscoprire, anche a distanza di tanto tempo, la figura di Igino Giordani (1894-1980), la cui vita è stata un esempio di coerenza cristiana e di forte impegno politico. Uomo dalla vita integra, coniugato con figli e laureato in lettere, Giordani fu docente nelle scuole e impiegato presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, non una qualsiasi biblioteca, ma – si potrebbe dire – la regina delle biblioteche, unica al mondo per l’immensa ricchezza del suo patrimonio librario (manoscritti e stampati). Nella Biblioteca vaticana egli svolse una preziosa opera di catalogazione e per suo intervento vi fu introdotto anche Alcide De Gasperi, con il quale, e con don Luigi Sturzo, Giordani ebbe una frequentazione di amicizia, cementata dalla comune adesione a un’idea cristiana di società e dalla comune scelta politica, volta alla costruzione di una realtà più giusta e più eguale.

Segno ulteriore dell’impegno culturale di Giordani fu l’amicizia con un dottissimo sacerdote di origine lucana, don Giuseppe De Luca, il fondatore, a Roma, di una delle case editrici di maggior prestigio scientifico tuttora attive, le “Edizioni di storia e letteratura”. Ecco, tutto l’itinerario biografico di Igino Giordani è ripercorso in questi fogli che scandiscono le tappe salienti della vita di questo politico cristiano che ha trascorso la sua vita a Roma e ha intrecciato le sue vicende biografiche con la storia ecclesiastica nella città del papa e con quella politica nella capitale italiana. Tale biografia è una guida alla conoscenza di un personaggio di primo piano nell’Italia del Novecento, dagli anni dell’infanzia e della giovinezza, quando partecipò alla prima guerra mondiale, al lavoro nella Biblioteca Vaticana, ai numerosi impegni politici, culturali ed ecclesiali nel secondo dopoguerra. Autore di queste pagine – tra l’altro, pregio non trascurabile scritte con grande chiarezza e fluidità letteraria – non è uno storico di professione, ma un dirigente bancario di Taranto, Eugenio Albano, il quale purtroppo è recentemente scomparso dopo lunga e dolorosa malattia da lui accettata con cristiana speranza.

Questo suo scritto – che si unisce ad altri suoi come un ampio commento all’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI del 2009 – può intendersi come suo testamento spirituale, la testimonianza di un cristiano vero, che ha saputo, in un mondo sempre più travolto da ansia di successo, ricchezza e raggiungimento di un benessere effimero e mai appagante, impostare coraggiosamente controcorrente la sua vita, ponendosi alla sequela del Vangelo e del suo perenne e difficile messaggio. E l’ha fatto da laico, nella realtà della vita familiare, nell’esercizio della professione economica, compito quanto mai delicato e determinante nella odierna società, ed infine con la presenza attiva nella vita della sua parrocchia, la San Nunzio Sulprizio di Taranto.

Domenico Lassandro