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Verdi e Wagner passioni a confronto

La presentazione del libro con Larovere e Faini

L’essenzialità per la nostra cultura di due pilastri della musica come Giuseppe Verdi e Richard Wagner è al centro del libro dal titolo «V. e W. Perché non possiamo fare a meno di Giuseppe Verdi e Richard Wagner» presentato lunedì scorso presso il foyer del Teatro Comunale Fusco di Taranto. Non si tratta di un saggio musicologico o di un testo scientifico ma di un volume che riesce ad apassionare alla storia del melodramma scritto in regime di par condicio come un gioco tra due amici, Andrea Faini musicologo e wagneriano di ferro e Andrea La Rovere verdiano convinto. Una contrapposizione di due vite parallele, che come tali hanno percorso due strade diverse senza mai incontrarsi. Un testo che vuole intercettare le connessioni tra la grande musica che Verdi e Wagner hanno scritto e l’arte, la filosofia.

Wagner disprezzava l’opera italiana, salvando solo Bellini, mentre Verdi sapeva riconoscere il talento di Wagner. Una contrapposizione che nell’Ottocento diventa anche culturale rappresentando Verdi l’unità d’Italia e della sua cultura musicale in Europa, viceversa Wagner diventa il rappresentate della cultura musicale tedesca (mitologia nibelungica). Il testo dedicato al grande soprano scomparso Daniela Dessì è stato presentato da Fabio Larovere al quale abbiamo chiesto: Quale il valore aggiunto di questo libro nel maremagnum dell’editoria musica le? Questo libro ha un taglio divulgativo, vuol essere una introduzione all’ascolto di due giganti della storia della musica, due protagonisti dell’Ottocento musicale spesso contrapposti, nacquero infatti nello stesso anno (1813) e già in vita rivali. Il bello è che la loro rivalità si perpetua anche dopo la morte, nel senso che io sono il verdiano tra gli autori, mentre Andrea Faini, musicologo è il wagneriano.

Io ho scritto i saggi dedicati a verdi, una introduzione all’universo poetico di questo gigante della storia della musica mentre Andrea Faini ha scritto i saggi dedicati a Richard Wagner. Io amo verdi alla follia, mentre apprezzo Wagner, Andrea Faini invece stima Verdi ma il suo autore del cuore è proprio Wagner. Può essere usato come una guida all’ascolto delle varie opere? Sì, è anche una introduzione all’ascolto alle singole opere perchè ad esempio tra i saggi c’è un focus su un personaggio in particolare per ogni opera dell’autore. Vi sono anche alcuni saggi che occupano alcuni aspetti della poetica dei due compositori come quello tra Shakespeare e Verdi o l’influenza di Wagner sulle arti, ha così anche un approccio multidisciplinare che può essere utile nelle scuole, anche in quelle in cui non si studia musica per completare la preparazione dei ragazzi. C’è un paragrafo che si intitola Cinque motivi per amare Verdi: per amarlo ce ne sono tanti, più di cinque, per esempio il fatto che lui sia uno dei padri della nostra patria, senza di lui non ci sarebbe l’Italia, Wagner invece ha influenzato notevolmente la filosofia, quindi amarlo significa anche comprendere meglio la storia della filosofia. Con un contributo video Andrea Faini ha invece sostenuto la bellezza della musica wagneriana. Faini nel libro ha scritto tre saggi, il primo è una sorta di introduzione a Wagner per i non addetti ai lavori che avvicina il lettore ai concetti fondamentali dell’opera wagneriana oltre a spiegare il vocabolario wagneriano con termini come melodia infinita, golfo mistico.

Vi è poi un saggio dedicato ai cd. wagnerismi, ossia alle influenze che Wagner ha trasmesso in tutta la storia della cultura europea, caso unico in tutta la storia della musica. Infine il terzo saggio, il più importante, intende riassumere i temi fondamentali dell’estetica wagneriana, lavoro molto complesso perchè Wagner rielaboró continuamente il suo pensiero nel corso della sua vita cercando con la sua opera di ricreare l’unione tra le arti della tragedia greca: poesia, musica, danza. Mancando quest’ultima Wagner diventerà il librettista delle sue opere, per unire poetica musicale a composizione musicale. In questo sta infatti la forza straordinaria dei suoi drammi che, in un fluire costante svincolato dall’archetipo aria/recitativo, vedono ogni espressione verbale con una ben precisa chiave di lettura musicale. Il capolavoro assoluto in questo senso è il Tristano e Isotta, nel quale Tristano incarna la poesia e Isotta la musica, emblema di un cromatismo esasperato in una contrapposizione che è anche unione perfetta che culminerà poi nel mito androgino di Parsifal. Ha allietato la serata l’intervento del giovane pianista Michele Renna, talento tarantino, che ha eseguito magistralmente pagine di Wagner («Foglio d’album per Ernst Benedikt Kietz» e «L’arrivo dei cigni neri») e di Verdi («Romanza senza parole»), ma anche pezzi verdiani e wagneriani in due celebri trascrizioni di Liszt, la “Danza sacra e duetto finale” da «Aida» e l’aria finale del «Tristano e Isotta» “Isoldens Liebestod”.

Daniele Lo Cascio