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“A Taranto tanta brava gente. A questa dobbiamo dare voce e speranza”

Si è conclusa ieri la Settimana della Fede della Diocesi di Taranto. Ecco, di seguito, alcuni ampi stralci dell'omelia di monsignor Filippo Santoro:

«Il Papa, con i preti di Roma, si è scusato di recente perché ripete con insistenza sempre alcuni concetti, se volete mi scuso anche io, ma come il Santo Padre, sento la necessità, non di tirare fuori novità, ma di attuare le cose che contano. Sono convinto che la volontà di attuarle c’è da parte di tutti, ma non possiamo più dormire; dobbiamo muoverci tutti e camminare insieme».

«Per questo intendo proseguire con ostinazione il nostro lavoro di concertazione e di dialogo fra tutte le parti chiamate in causa nel conflitto fra salute ambiente e lavoro. Perché abbiamo a che fare con tanta sofferenza, con tanti calvari del mondo della malattia, della realizzazione personale, della pena della precarietà. Può non riguardarci questo? Possiamo noi stancarci o sentire la pesantezza o la rassegnazione? Mai! Dobbiamo continuare».

«Voglio, a tal proposito, confidarvi una riflessione personale. Abbiamo organizzato l’assemblea a Taranto Vecchia, in episcopio. Ho ascoltato quasi commosso tutti, e mentre ascoltavo pensavo a quanti pregiudizi nei riguardi di quelle persone, quanti luoghi comuni e offensivi le raccontano in un certo modo. Raramente, infatti, si assiste a manifestazioni così civili e così dignitose specialmente se lasciate alla spontaneità e alla libertà di espressione così come è stato fatto. Taranto Vecchia, sabato scorso, poteva fare tranquillamente invidia alle assemblee del nostro Parlamento Italiano. C’è tanta brava gente fra di noi, a questa dobbiamo dare voce e speranza. Ho anche  visitato con attenzione i vicoli della città vecchia, non senza sorpresa per i tesori che vi sono racchiusi, e mi sono reso conto di tanta povertà materiale e morale. Bene, Gesù aspetta di incontrarci anche lì dove c’è la parte più consistente della nostra storia».

«Inoltre, dinanzi ad un altro problema che ha la nostra terra abbiamo lanciato la campagna per il Centro di accoglienza notturno per i senza fissa dimora, così da potenziare e da ottimizzare una serie di servizi in atto da tempo della nostra caritas diocesana. Un centroattrezzato e polifunzionale. Dobbiamo sentirla come opera di tutti, e con spirito ecclesiale di servizio e di abnegazione portarla avanti. Chiedo a tutti, ricchi e poveri di darci una mano. Chiedo ai parroci e a tutte le comunità di attivare durante questa quaresima le raccolte fondi e di sensibilizzare a questo progetto identificando anche dei volontari ben preparati per questo servizio alla Chiesa e alla società. Tante forme sono possibili e ciascuno scelga la migliore per contribuire a questa causa. Ne suggerisco una: al venerdì siamo tenuti al digiuno, per questo, dopo l’esercizio della Via Crucis, i sacerdoti raccolgano con una questua quello che si è risparmiato dalla mensa. E ne fanno dono per il Centro Notturno di Accoglienza. Privandoci della carne come ci comanda la Chiesa, ci accostiamo ad una mensa più frugale per destinare quello che si risparmia agli altri fratelli che ne hanno bisogno. Sono sicuro in tutte le comunità, anche da parte dei più piccoli, si valorizzerà il segno penitenziale con questo gesto. Tanto più che il salvadanaio di cui le parrocchie si doteranno sarà destinato non per quelli che hanno facoltà di scegliere fra un cibo e l’altro ma per coloro che non hanno un posto dove andare a dormire».

«In ultimo vorrei dirvi che nel vangelo appena ascoltato il Signore avverte i suoi discepoli che la loro giustizia deve superare quella dei farisei. A noi, all’inizio di questo tempo santo,basterebbe meditare sul verbo “superare”, “superarci”… Occorre fare di più, non quello ritenuto giusto, ma di più, non il normale, ma il di più. Il Vangelo non segue la normalità, ma la follia del di più, non quello che ci spetta, o ci compete, ma di più. Guardiamo alla croce di Cristo e capiamo cos’è il di più. Un amore incondizionato per le ferite umane; un amore sino alla fine. Non la misura dei farisei, ma un cuore umile, grato e generoso che chiediamo a colui che fa sorgere il suo sole suoi buoni e sui cattivi. Questa è la nostra Chiesa che si converte continuamente a Cristo, soccorre al dolore dei poveri, è fonte di speranza per tutta la società».