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Angelo Lippo: il doveroso ricordo di un poeta a dieci anni dalla morte

Angelo Lippo

“…Sud che mi percuoti ogni giorno / con un lungo staffile ricorda / ho abitato con te quanto basti / per diventare un nuovo roditore / di grano un’acme puntuta e liscia / un cerchio di domande un’apostasia / o Sud maledetto / che mi hai lasciata sola…” Queste parole sono tratte da una lunga poesia, “Mi cuore, mio Sud”, che Alda Merini dedicò ad Angelo Lippo e che egli pubblico nella sua rivista “Portofranco”. È proprio Angelo Lippo che vogliamo ricordare a dieci anni dalla scomparsa. Lo stesso Lippo le rispose, a distanza, dopo la sua morte con versi altrettanto intensi, in: “Ricordando Alda Merini”: “L’ipocrisia vestita con guanti / di seta cammina per le strade / mentre tu dall’aldilà – chissà – / forse sogghigni nel tuo dolore / acerbo e amaramente perduto; / tra le lenzuola infradiciate / delle memorie di una vita / sempre vissuta nell’altalena / di una carezza, di una gioia, / di un sorriso sempre volato via”. Ad Angelo Lippo, che era nato, come lui amava ricordare, “il giorno di San Martino” del 1939, e prematuramente scomparso nell’agosto del 2011 abbiamo dedicato un articolo nella rivista nazionale di poesia “Il sarto di Ulm” (Macabor editore) nell’ultimo numero in distribuzione.

Da esso ricaviamo brevi stralci per un doveroso ricordo, nella sua città che egli amava profondamente senza essere ricambiato, (ma per Taranto questa non è certo una novità), nonostante l’intitolazione di un vialetto nella villa Peripato, oltre che della sua attività creativa, delle sue capacità organizzative, che sono dimostrate soprattutto dal ruolo svolto da “Portofranco”, la rivista da lui fondata nel 1985 e diretta fino alla scomparsa, ma anche del critico d’arte, dalla autentica vocazione poetica e critica. Una vocazione che nasce, per altro, in una città in cui la poesia è di casa, e che vede, tra gli anni Sessanta e Ottanta, svilupparsi l’intensa attività di un gruppo di poeti che ruotano soprattutto attorno a Michele Pierri, Giacinto Spagnoletti e, negli anni della sua residenza a Taranto, di Alda Merini. “Con loro, ma anche con tutti gli altri che ruotano nell’ambiente, Angelo si rapporta. Dà spazio a tutti, in una fiducia piena nella poesia, e promuove, di fatto, anche delle edizioni informali di “Portofranco”, con le quali pubblicano giovani aspiranti poeti ma anche personalità affermate come Cristanziano Serricchio.

Ci sono Gianni Jacovelli, Pasquale Pinto, Tommaso Mario Giaracuni, Paolo De Stefano, Vincenzo Jacovino e tanti altri, tra gli amici e collaboratori di Angelo. E c’è Dante Maffia, il poeta calabrese assurto a notorietà, con il quale Angelo collabora anche per la rivista “Polimnia”, che condirige, e che farà la prefazione per Se non matura la spiga, l’ultima sua raccolta che vedrà la luce, per le edizioni del Raggio Verde di Lecce, nel 2011, poco prima della morte del poeta tarantino. Il suo esordio era avvenuto già nel 1964, quando il giovanissimo Lippo pubblicò la silloge Quaderno d’amore, ma fu nel 1979, con la pubblicazione de La carne stretta, una silloge dedicata alle madre che disperatamente e silenziosamente piangono la morte bianca dei propri figli, che le sue doti di poeta vengono alla ribalta, riconosciute da critici come Giorgio Barberi Squarotti (“ho letto immediatamente La carne stretta che è un gran bel libro di poesie”), Giuseppe Cassieri, Giacinto Spangoletti. Lo stesso Spagnoletti è il prefatore de L’ape invisibile del 1985 (Levante editore). Seguono numerosi altri volumi ma anche molti suoi saggi di letteratura e arte, fino all’omaggio a Giacinto Spagnoletti realizzato nel 2008: Il filo dell’affetto”.

“L’attività di Angelo Lippo – scrive Dante Maffia nella prefazione del suo ultimo volume, Se non matura la spiga – è stata sempre costellata di interessi vari, con un’attenzione costante alla promozione della poesia del Mezzogiorno. Ha portato avanti vere e proprie battaglie occupandosi di tantissimi poeti che hanno saputo cantare il Sud in tutte le sue variazioni, in tutte le sue sfumature e in tutta la sua dimensione culturale, mitica, sociologica e antropologica. (…) E antico e mediterraneo egli è per natura e per scelta e legato alle temperie che per decenni hanno visto la Puglia al centro di un risveglio sorprendente (…) Questo ultimo volume ha in più, rispetto agli altri, il dono della persuasione, quel pacato passo che si conquista con la maturità”.

La poesia di Lippo è caratterizzata da un andamento discorsivo e spiccatamente lirico, per l’estensione di una dimensione intima che ne caratterizzano contenuti e temi. Anche quando i contenuti diventano sociali e persino di denuncia, per la perdita dei valori umani e sociali fondamentali, ma anche per le morti bianche, per l’inquinamento ambientale e industriale che deturpa il territorio e semina la morte al di fuori dei cancelli della fabbrica. Per ricordare Angelo Lippo a dieci anni dalla scomparsa, è appena stato pubblicato, dall’editore Bertoni, con la prefazione e l’apporto critico di Dante Maffia e Simone Giorgino, un volume antologico che ripercorre la sua vicenda poetica. Concludiamo questo ricordo riprendendo da “Se non matura la spiga”, una poesia dedicata a Taranto, con un velo di malinconia e profondo rimpianto per “come eravamo”.

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Mi chiedo spesso

Mi chiedo spesso dov’è finita
la città profumata di mare nei vicoli
ora che pure lo stridio dei gabbiani
si spegne su colline di rifiuti.
Mi sogno spesso la tua voce
cristallina alla foce del Galeso
ora che turiboli di acri fumi
irridono i visi rugosi delle case.

Ai grigi confino le parole
sfidano l’ignavia dei figli
che non osano la fatica acerba
dei campi assaliti dal favonio.

E la malinconia turba le vene
sdrucite alle soglie del tempo
poi immemori del suono dei violini
scopriamo le veglie del passato.