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Wertmuller e Taranto, una storia non banale

Lina Wertmuller

Dietro le lenti dei suoi inconfondibili occhiali bianchi aveva visto prima e meglio di altri la bellezza e la tristezza di una città così unica da poter diventare Altrove. Certo, è stato un rapporto tutt’altro che banale, quello tra Lina Wertmuller e Taranto. La regista si è spenta ieri, giovedì, nella sua casa romana, all’età di 93 anni. Di banale comunque, in Lina Wertmuller, c’è sempre stato davvero poco. Arcangela Felice Assunta Wertmuller von Elgg Spanol von Braueich era il suo vero nome, da cui erano evidenti le origini aristocratiche. Sposata allo scenografo Enrico Job, è stata la prima donna nella storia ad essere candidata all’Oscar – correva l’anno 1977 – come migliore regista, oltre che per il miglior film straniero e migliore sceneggiatura, per ‘Pasqualino Settebellezze’.

Nel 2020 le è stato assegnato l’Oscar alla carriera. Nel 1992 ha diretto ‘Io speriamo che me la cavo’, tratto dal bestseller di Marcello D’Orta che aveva raccolto sessanta temi di una classe elementare campana: uno spaccato delle condizioni difficili, ed al limite del paradossale, del Sud. Proprio in un immaginario paesino dell’hinterland napoletano, Corzano, è ambientata la ricostruzione della storia del maestro elementare che, venuto dal Nord, deve confrontarsi con lo sgarruppato universo scolastico, e non solo scolastico, del Mezzogiorno. A dare forma a Corzano sono i vicoli e le strade di Taranto, scelta come set dopo una sorta di fuga da Napoli a causa di alcune richieste estorsive, come raccontato dal protagonista del film, Paolo Villaggio. La stessa motivazione sarà alla base di quanto accaduto nel 2008: stavolta però la troupe fu di fatto obbligata a lasciare proprio Taranto, dove la Wertmuller stava girando il tv movie ‘Mannaggia alla miseria’, per Brindisi.

Ma il legame tra Lina Wertmuller e Taranto era anche familiare: tarantina è infatti Anna Ferruzzo, moglie di Massimo Wertmuller, attore e nipote della regista scomparsa, che su facebook ha commentato commosso la morte della zia, uno dei numi tutelari del cinema italiano, a cui anche l’aula della Camera dei Deputati ha reso omaggio con un lungo applauso. E’ stato il deputato di Iv, Luciano Nobili, a dare la notizia che la regista era morta: “Nel 1977 è stata la prima donna a essere candidata al premio Oscar per la regia con il film ‘Pasqualino settebellezze’, ben prima di Jane Campion, Kathryn Bigelow o Sofia Coppola che in seguito hanno riconosciuto come l’esempio e il lavoro di Lina Wertmuller fosse stato così importante”. Cordoglio è stato espresso tra gli altri anche dal ministro per i Beni Culturali, Franceschini, e dal sindaco di Roma, Gualtieri.