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Calde e speziate: le bevande del periodo di Natale

Vin brulé

Il periodo di Natale, nel cuore dell’inverno, fra il freddo e le giornate cortissime, con lunghe serate e notti, è il periodo delle bevande calde e speziate. Che si tratti del Vin brulé (che poi è una denominazione italo-francese della bevanda a base di vino riscaldato, zuccherato e speziato: in Francese bisognerebbe scrivere Vin brûlé, ma i nostri cugini d’Oltralpe lo chiamano semplicemente Vin chaud; Glühwein in Tedesco, Mulled wine in Inglese), che è il pronipote dei vini speziati e riscaldati dei Greci e dei Romani (questi ultimi, in particolare, in inverno ne andavano pazzi, così come d’estate esigevano il vino refrigerato con la neve…), o della Birra calda, che da qualche anno vien chiamata Birra brulé ma che ha anch’essa origini molto antiche: birra speziata e riscaldata, appunto (cosa diversa dalle Birre di Natale, che sono già speziate di per sé, e possono essere bevute anche a temperatura ambiente o un po’ riscaldate; la Birra brulé invece viene addizionata di spezie e riscaldata nel momento di berla).

Il Vin brulé è solitamente a base di vino rosso. Il vino va riscaldato (fino ad un passo dall’ebollizione) in grandi recipienti, aggiungendovi zucchero a piacere, spezie e talvolta scorze di agrumi e frutta. Va ovviamente bevuto caldo; in tutta l’area alpina e nei pressi delle montagne (come anche nei rifugi) è la classica bevanda da fiere e mercatini, da bere all’aperto per combattere il freddo. Ma nulla impedisce di sorseggiarne un po’ in casa, specie nelle giornate fredde. Ricetta base. Ad un litro di vino rosso corposo portato a fuoco lento fin quasi all’ebollizione in un recipiente adatto (non antiaderente né in rame o alluminio; meglio l’acciaio) si aggiungono 100 g di zucchero, la scorza di un limone e quella di un’arancia (solo se sicuramente non trattati), 2 stecche di cannella (o un cucchiaino di cannella in polvere), 5 chiodi di garofano, 2 semi di anice stellato, un pizzico di noce moscata; lasciare sul fuoco lento per pochi minuti, fino allo scioglimento dello zucchero; filtrare e servire. Varianti: aggiungere fettine di arance e/o 3 grani di pepe nero; fettine di zenzero o 2 semi di cardamomo o 5 bacche di ginepro. Aggiungere nei bicchieri adatti (vetro con supporto metallico, ceramica, legno) una fettina di arancia o una stecca di cannella. Aggiungere dadini di mela, che andranno recuperati e serviti col vino nei bicchieri.

Passiamo ora alla Birra calda. Possono essere servite riscaldate le classiche Birre di Natale (molto diffuse in Belgio, ma ce ne sono anche in Germania e Francia, ultimamente in Italia), solitamente brune, a discreta gradazione alcoolica, speziate e rifermentate in bottiglia. Alcune Lambic e Kriek (birre a fermentazione spontanea, le seconde brassate con aggiunta di ciliegie o amarene nel mosto) sono state studiate proprio per essere bevute riscaldate; ma altri tipi di Beer brulé (una mescolanza di Inglese e di Francese italianizzato, nel nome…) partono da una buona birra stile abbazia, o da una Kriek. In un litro di birra si mettono in infusione stecche di cannella ridotte in frantumi; noce moscata ridotta in pezzi, chiodi di garofano; anice stellato pepe nero ridotto in frantumi grossolani; bucce di arance e limoni non trattati e 150 grammi di zucchero o miele (le dosi variano secondo i gusti; si possono omettere o aggiungere talune spezie (zenzero fresco grattugiato o a fettine, per esempio, o dadini di mele). Meglio se l’infusione dura qualche ora. Si riscalda la birra con le spezie in una pentola d’acciaio, fino ad arrivare all’ebollizione; a questo punto si abbassa la fiamma e si lascia al fuoco per una decina di minuti; si filtra il tutto e si serve la birra, caldissima, in bicchieri di vetro dotati di manico o rivestiti o in boccali di ceramica.

Fra le bevande da bere caldissime nel periodo di Natale e di fine ed inizio anno non possiamo poi non citare il Punch e/o Grog (anche italianizzato, o meglio, toscanizzato in Ponce, o Poncino), il Caffé valdostano, l’Irish coffee e la meno diffusa Moretta fanese. Per il grande gastrosofo (non è un errore di stampa) Veronelli, il Grog non è altro che la denominazione marinaresca dell’Hot Punch. Il quale Punch è un drink a base di acquavite, o vino (con eventuale aggiunta di liquori o bitter) succo di limone, sciroppo di zucchero ed acqua, fredda o bollente. Ricetta dell’Hot Punch di Veronelli. Ingredienti: un bicchierino di rhum della Giamaica (oggi si tende a scrivere rum, senza l’acca; o ron – c’è una sottile differenza; ma Veronelli scrive rhum, e chi sono io per contraddire Veronelli?); due cucchiaini di succo di limone; un cucchiaino di zucchero; una fettina di limone; un pizzico di noce moscata grattugiata; acqua bollente. Versare in ogni tumbler piccolo con supporto di metallo lo zucchero ben sciolto in poca acqua calda e subito aggiungere succo di limone e rhum. Completare con acqua bollente, mescolare, guarnire con la fettina di limone e insaporire con noce moscata grattugiata.

Giuseppe Mazzarino