Pierpaolo Pasolini e le sue lettere nell’archivio tarantino

È recentemente uscito da Garzanti il libro delle lettere di Pier Paolo Pasolini, ai cent’anni dalla nascita, locupletando le precedenti edizioni e quindi con la speranza dei curatori, Antonella Giordano e Nico Naldini (scomparso in corso d’opera lo scorso settembre), di una edizione definitiva. “Pasolini. Le lettere”, stampato e diffuso nel novembre dell’anno appena concluso (con una fascetta che sottolinea i cent’anni dalla nascita, il 5 marzo 1922).

Il testo termina con una breve lettera a Graziella Chiercossi, dell’ottobre 1975, di fatto a pochi giorni dalla tragica scomparsa, del 2 novembre 1975. Naturalmente una personalità così fervida del suo lavoro come Pasolini, e infaticabile nei contatti, non consentirà tanto facilmente che l’operazione si possa davvero considerare conclusa. A pochi giorni dalla pubblicazione Gian Paolo Serino, sul quotidiano milanese “il Giornale”, ha recensito il libro indicando la mancanza di cinque importanti lettere dello scrittore di Casarsa inviate a Giancarlo Vigorelli, apparse sulla rivista “Satisfiction”, che vanno dal 1954 al 1969. Le prime due ossequiose, del poeta esordiente verso il noto critico letterario che lo stima e certamente lo aiuterà (gli manda un carteggio in lettura). Una terza dove ormai esiste il “tu” e una incontenibile gioia per la recensione che Vigorelli gli ha dedicato; è dell’11 dicembre 1955. Una lettera che per quella gioia appare quasi infantile. Le altre deviano invece su malumori verso l’amico, per incomprensioni in un periodo di consolidata amicizia.

Altre lettere sono di certo sfuggite al tomo, ne verranno fuori di non poche. È la vita vissuta dal poeta-regista, dall’intellettuale in costante presa diretta con il mondo, spessissimo in contrasto, ed a ragione, che produce tante frequentazioni e incontri, riportati nelle lettere. Precedute da una lunga e sufficientemente precisa narrazione degli eventi pasoliniani. Di lettere assolutamente sconosciute, quindi inedite, qui ne offriamo una dell’archivio del Fondo Raffaello Brignetti, che l’associazione Gruppo Taranto sta ordinando. Pasolini e Brignetti – il grande scrittore elbano – entrambi furono concorrenti al Premio Taranto, premio per racconti inediti – e sotto anonimato – “di ambiente marino” che si era svolto per quattro anni a Taranto, con una straordinaria partecipazione tra il 1949 ed il 1952 (inizialmente solo di letteratura, poi anche con una sezione di pittura). Ungaretti è il nume tutelare dei quattro magnifici anni del Premio. Sarà il miglior biglietto da visita per l’iniziativa. E per la pittura presiederà Felice Casorati. Il “Taranto” diventa da subito la più grande manifestazione del genere nel Mezzogiorno e la terza d’Italia, dopo la Biennale di Venezia e la Quadriennale romana.

Si trasferiscono qui oltre cento personalità della cultura italiana, fra le maggiori, e la città diventa d’un colpo nota in tutta la nazione (si veda: “Il 1950. Premi ed esposizioni nell’Italia del dopoguerra”, Nicolini editore, Varese, 2000”, prefazione di E. Crispolti). Verranno dedicati al Premio decine e decine di grandi articoli, di servizi speciali dei maggiori giornali italiani La prima giuria, con Ungaretti presidente, vedeva Gianna Manzini, Enrico Falqui, Giuseppe Fioravanzo e Antonio Rizzo. Negli anni seguenti Carlo Scarfoglio, Leone Piccioni, Aldo Palazzeschi, Giovan Battista Angioletti, Carlo Bo. Giunsero a Taranto i migliori giovani scrittori, e alcuni “non giovani”. Per la pittura, l’intero universo artistico italiano, quasi senza eccezioni. Fra i segnalati – letteratura – oltre Pier Paolo Pasolini troviamo Teresa Carpinteri, Vittorio Sereni, Dolores Prato, Giorgio Caproni. Giunge la RAI con trasmissioni nazionali e regionali; e La Settimana Incom. Nella pittura, una rivoluzione: Alberto Savinio, Umbro Apollonio, Mezio, ed i premiati Fausto Pirandello, Gino Meloni, Renato Birolli, Bruno Cassinari, Raffaele Spizzico ecc.. Giornalisti come Attilio Bertolucci (un formidabile poeta!), Marise Ferro, Giorgio Zampa, Marco Valsecchi, Antonello Trombadori, Elio Treccani, Raffaello Uboldi. Tutti, accorsi nella città bimare, racconteranno le vicende. Non c’è da meravigliarsi se i visitatori della mostra di pittura arrivarono ad ottantamila. Ma tutto era nato da Unga’, che quanti sacrifici fece per Taranto! Fu lavoro gratuito: non percepì mai una lira per il Premio (si veda: A. Perrone, “Storia del Premio Taranto – ‘fu il più bel Premio d’Italia’ (Giuseppe Ungaretti)”, 1992; poi PrintMe editore, 2017). Pasolini vinse due volte, nel 1951 e nel 1952, rispettivamente con “Terracina” e poi con “Operetta marina”, un “gettone” di segnalazione. Brignetti fu il vincitore assoluto della prima e della quarta edizione (la seconda la vinse Gaetano Arcangeli (“Vicenda”), la terza nientemeno Carlo Emilio Gadda, con “Prima divisione nella notte”. “Il grande mare”, del primo anno, fu con “Altri Equipaggi” (1952) l’ottanta per cento del bellissimo “Il gabbiano azzurro” con il quale Brignetti si aggiudicò il Viareggio nel 1967; quattro anni dopo, nel 1971, con “La spiaggia d’oro” vincerà meritatamente il Premio Strega. Sono proprio i premi negati – ingiustamente – a Pasolini, che li desiderava ardentemente. La breve lettera, interamente autografa, con un inchiostro azzurro, probabilmente di una biro, prega il collega di aiutarlo proprio per il Premio Strega.

Ecco: “Caro Brignetti, hai già deciso chi voti al Premio Strega? Cerco biglietti è per chiederti di orientarli su di me… / Mi rendo conto che il mio è un atto da rompiscatole: ma se un giorno concorrerai anche tu, di sicuro, mi capirai… // Ti saluto affettuosamente, // tuo Pier Paolo Pasolini. // 15 giugno 1959”. La busta presenta nel retro oltre il nome di chi invia, anche l’indirizzo. Conviene ricordare che ai tempi non era infrequente che non si ponesse anche il mittente (fiducia nelle Poste di allora?) Pasolini concorreva con “Una vita violenta”, edito da Garzanti, altro suo importantissimo romanzo. Lo scrittore elbano (poi romano) è probabile possa averlo votato – non abbiamo tuttavia riferimenti -; fra i quarantasette voti che ricevette “Una vita violenta” potrebbe esserci anche il suo.

Non sappiamo se nel parterre del 1971 Brignetti sia poi stato aiutato dal poeta di Casarsa, anche se la votazione per “La spiaggia d’oro” quell’anno fu quasi un plebiscito. Il Pasolini “tarantino”, in particolare “Terracina”, fu pubblicato a mia cura nel 1992, per le Edizioni del Gruppo Taranto, con i racconti di Gadda, Penna, Carpinteri, Brignetti, Arcangeli, in una raccolta dal titolo “I più bei racconti di mare italiani” ed il sottotitolo: “premiati o segnalati o presentati al Premio Taranto (1949 – 1952)”. Apparteneva – con una vasta mostra – ad un ricordo di Antonio Rizzo (1917-1982), a dieci anni dalla scomparsa del giornalista ed operatore culturale che aveva di fatto inventato e costruito il Premio Taranto (e con lui il Circolo di Cultura), paragonato dai grandi giornali alla Quadriennale romana e alla Biennale veneziana. Nella prefazione spiegavo che “Terracina” era la prima stesura del celeberrimo “Ragazzi di vita”, evento sconosciuto alla letteratura italiana, e che si trovava nelle pagine della Voce del popolo (tarantina, il settimanale diretto da Rizzo). Ricordavo anche l’altro racconto … tarantino ancora inedito “Operetta marina”, che aveva una sorprendente impostazione proustiana. La città di “Terracina” volle che il libro fosse offerto in un convegno, presentandomi (in realtà era vero) come colui che aveva scoperto “il racconto pasoliniano”.

Il caro Renato Minore, mio compagno nella tavola rotonda, chiese ufficialmente scusa perché nei suoi testi sullo scrittore questo importante elemento, che modificava di non poco le sue riflessioni sul romanzo, era assente. Pochissimo dopo Nico Naldini pubblicò “Operetta marina” nel libro “Romans” (1994), con Guanda (qui avrei preferito, se non una citazione, almeno una telefonata). “Terracina” apparve poi nei volumi mondadoriani (2004), di tutte le opere, a cura di Walter Siti; dove viene pubblicato ma, chissà perché, non indicato nell’indice, dacché lì appare “Appendice a Ragazzi di vita”. Con “Terracina”, altri cinque racconti, molto più brevi. Come sappiamo purtroppo Pasolini (ma anche Praz, che fu secondo, in quel 1959) si vide tagliata la strada da quello che diverrà un mostro sacro della nostra letteratura, “Il gattopardo”, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Premiato tra polemiche poiché il premio veniva assegnato ad un autore scomparso. Ma in realtà era giusto.

Aldo Perrone

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