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Goldsmith, Lovelock e il Green New Deal

La Terra

Alla luce dei disastri che il riscaldamento globale sta producendo sul nostro pianeta, un’intera generazione di giovani fortunatamente sta producendo un coraggioso movimento, anzitutto culturale, che sia capace di rivoluzionare la politica, l’economia e la società. Ciò detto, mi permetto di dare un consiglio a chi si occupi di pubblica amministrazione: provate a leggere almeno solo l’introduzione de “Il Tao dell’Ecologia” di Edward Goldsmith, uno dei padri fondatori della cultura ambientalista a livello internazionale e vincitore nel 1991 del prestigioso “Right Livelihood Award”, meglio conosciuto come il “Premio Nobel Alternativo”, presentato al Parlamento svedese il giorno prima dell’assegnazione dei Nobel

. Dico solo che più bella figura in Svezia avrebbero fatto se gli avessero dato il Nobel per l’”Ambiente”, istituendolo di sana pianta. Ma si sa, questa è sempre la fine che fa colui che osa remare controcorrente, portando avanti indomite battaglie contro la presunta obbiettività della scienza ufficiale e la sostenibilità del nostro attuale modello di sviluppo economico. In breve Goldsmith, tra le altre cose fondatore della rivista “The Ecologist”, esordisce con la “scioccante” considerazione che: “l’uomo moderno si sta attivando da tempo a distruggere rapidamente il mondo naturale dal quale pur dipende la sua sopravvivenza, e, così facendo, sta progressivamente rendendo meno abitabile il nostro pianeta”; altro che spendere milioni e milioni di dollari per colonizzare Luna e Marte, o per costruire salatissimi ultratelescopi per scoprire nuovi pianeti da abitare, nel caso qui da noi andasse tutto in malora! L’informazione globalizzata porta ogni giorno nelle nostre case temibili tempeste e uragani distruttivi, foreste che vengono tagliate o distrutte, paludi traboccanti di biodiversità che vengono prosciugate o rese sterili, barriere coralline “cotte” dalle eccessive calure o estirpate, terreni agricoli erosi o desertificati, con pesanti livelli d’inquinamento che colpiscono sempre più falde acquifere, fiumi, estuari, mari, aria che respiriamo, cibo che mangiamo, addirittura con possibili ripercussioni sul campo magnetico terrestre, nessuno ha capito bene con quali possibili conseguenze.

Accade tutto questo – continua Goldsmith – perché l’intera umanità è fortemente impegnata nel cosiddetto “sviluppo economico”, un processo che per sua stessa natura grava pesantemente sull’ambiente, sempre meno capace di sostenerlo e sempre più degradato da esso. Di fronte a tutto questo molti leader politici e perfino diversi accademici – portatori peraltro “della conoscenza che serve al pubblico interesse e massimizza il benessere generale” – hanno tenuto un atteggiamento simile a quegli aborigeni australiani che, quando videro per la prima volta l’imponente veliero di Cook che risaliva la costa australiana, continuarono a fare quello in cui erano intenti come se quello strano “mostro” semplicemente non ci fosse, quasi ad esorcizzare la fisicità di quella apparizione, sperando che ignorarla in tal modo avrebbe indotto quell’ “aberrazione” ad andarsene e a lasciarli in pace. Tali comportamenti sono stati ben delineati dai più autorevoli filosofi della scienza: una cosa che minaccia la vita viene comunemente, sistematicamente ignorata – scrive Goldsmith – perché la sua presenza è inconciliabile con la visione del mondo prevalente e dei suoi modelli accademici, una visione del mondo che basa tutto il nostro benessere e la nostra ricchezza nell’universo artificiale e tecnologico costruito dall’uomo, da cui lo sviluppo economico che la rende possibile.

Tra i più grandi scienziati d’ogni tempo, anche Flammarion parlava spesso di “sviluppo” o “progresso dell’umanità”, solo che lui si riferiva alla ricerca del “regno dello spirito”, del bene, del vero e della conoscenza, e… aveva fatto “centro”! Tutt’altra cosa rispetto a ciò che sta accadendo oggi, alla sistematica sostituzione, cioè, della “tecnosfera”, o mondo dei manufatti umani e fonte dei benefici artificiali, all’ “ecosfera”, comunità dei viventi col proprio sostrato geologico e il proprio ambiente atmosferico, unica e sola fonte dei benefici originali e naturali nella la quale tutti ci siamo evoluti. Il “Tao dell’Ecologia” è tutto teso a dimostrare che il nostro mondo naturale è ordinato e dotato di uno scopo, invece che causale e scoordinato; organizzato invece che atomizzato; cooperativo invece che meramente competitivo; dinamico, creativo e intelligente invece che passivo e automatico; autoregolato invece che governato e diretto da qualche fattore esterno; un mondo che per nostra grande fortuna tende a conservare la propria stabilità ( vuoi “stabilità di resistenza” che “stabilità di ripresa”), invece che assoggettato in una perpetua trasformazione in una direzione indefinita. Insomma – continua a questo punto anche J. Lovelock – “Gaia”, il nostro pianeta, è un superorganismo vivo, è come un gigantesco batterio: al suo interno avvengono reazioni complesse che trasformano in “vita” l’energia luminosa ricevuta dal sole. Per capirci meglio, o Voi che vi candidate a prendere le redini dell’amministrazione della cosa pubblica, a questo punto dobbiamo fare un confronto con l’uomo.

L’uomo è composto da migliaia di miliardi di cellule che hanno ciascuna un proprio ciclo vitale, i globuli rossi portano nei vasi sanguigni emoglobina, i globuli bianche e i loro colleghi del sistema immunitario mantengono ordine e pulizia, per non parlare poi delle cellule epiteliali, tutte impegnate nel loro lavoro di “mattoni strutturali”. Tra l’altro noi conteniamo anche organismi esterni, come la flora intestinale o i funghi, o anche una nutrita schiera di agenti patogeni (v. Covid 19….) che ospitiamo come in un albergo in “carne ed ossa”! Questo esercito di esserini indipendenti, con la loro attività e le loro funzioni (il che realizza un sistema complicatissimo e delicato…), formano nel loro insieme un singolo Homo sapiens, e ci dà la vita. Possiamo quindi comprendere come, assieme a noi, tutte le piante e gli animali sulla crosta terrestre contribuiscono a dar vita al pianeta: e se le creature viventi sono cellule, cioè l’unità fondamentale, dunque gli ecosistemi sono gli organi. Non è stato più volte scritto e ripetuto che la foresta pluviale sia il “polmone  della terra”? Ecco, appunto, qui Vi volevo! La foresta è l’organo che produce ossigeno, che poi servirà ad altri organi che metteranno a loro volta a disposizione qualcos’altro. Tutti gli ecosistemi, poi, lavorano insieme per mantenere in vita Gaia, il nostro splendido pianeta (del tutto inutile cercarne altri, perché questo che abbiamo è “il massimo”…), così come cuore, fegato e reni lavorano alacremente per mantenere in vita noi. Ciò posto, per non fare la stessa fine dei dinosauri, la politica deve smettere di utilizzare l’ecologia solo come elemento di comunicazione, agitando i temi ambientali spesso senza praticarli. Se “transizione ecologica” deve essere, deve diventare un radicale cambio di paradigma, trasformando decisamente il sistema produttivo, agricoltura compresa, verso un modello finalmente sostenibile che renda meno dannosi per l’ambiente la produzione di energia, quella industriale, e soprattutto lo stile di vita delle persone, che, al momento, non sembrano ancora orientate al rispetto dell’ambiente e al risparmio delle risorse che sono tutt’altro che infinite.

Ci stanno dando anche i “soldini” per farlo, il Green New Deal ha questo obbiettivo e sarebbe proprio da incoscienti non sfruttare al massimo questa opportunità. “Transizione” significa che si deve passare da un posto ad un altro, si deve “transitare”, e “ecologica” significa che il transito deve prevedere il massimo rispetto per l’ambiente (l’ecologia studia l’ambiente o gli ambienti…), un rispetto che non è ancora presente nel luogo da cui si parte, ma che è urgente sia presente nel luogo dove si arriva! E’soprattutto un problema culturale, in quanto siamo proprio noi umani quelli che c’illudiamo di essere saldamente alla guida di una “macchina” sinora efficiente ma che presto o tardi, per i tanti guasti procurati e mai sanati, ci sta anche che ci porti “a sbattere”! Goldsmith e Lovelock ci hanno raccontato che la Terra non è una miniera da svuotare, né una discarica da riempire o anche, più semplicemente, la nostra casa. Noi siamo parte di lei.

Valentino Valentini