Il racconto di dieci anni di storia

Si intitola “Il tempo migliore – divagazioni sul presente irresistibile e artificioso” il volume di Carmelo Zaccaria uscito per i tipi della Scorpione Editrice. Si tratta di una raccolta di articoli che l’autore ha scritto sugli eventi che hanno segnato l’ultimo decennio. «Questo libro – spiega Zaccaria nella prefazione – nasce dall’incontro, tardivo e misterioso, tra la mia passione per la scrittura e lo studio dei processi sociali e culturali che investono l’epoca attuale con la sua continua, incessante, trasformazione. Tuttavia, anche quando mi sono occupato di altro, nel corso degli anni, non ho mai perso l’interesse per i libri. Leggere, senza nessun assillo e senza costrizione, immergersi in quel silenzio rigenerante che sembra ampliare il respiro, intanto che scorrono le parole dell’autore dentro la propria testa, rappresenta un pungolo prezioso che ci sostiene nell’apprendere cose nuove, e spesso sorprendenti, nell’imparare a scardinare il vero dal falso».

«Gli articoli di questa raccolta – spiegfa ancora l’autore – sono stati scritti nel decennio dal 2010 al 2020, un periodo, questo, attraversato da turbolenze e fenomeni imprevedibili, a volte spaventosi: attentati sanguinari, conflitti armati, terrorismo, catastrofi ambientali, e poi la crescita della fobia verso l’altro, l’aumento delle diseguaglianze e dei conflitti sociali. Questi eventi hanno tenuto in scacco, a volte con il fiato sospeso, il decennio appena trascorso; lo hanno profondamente turbato, inondandolo di paura e smarrimento, fiaccandolo dentro una cappa fuligginosa e soffocante, tenendolo sempre in bilico tra rinascita e declino, senza però mai riuscire a distruggere, massacrare completamente, le fondamenta su cui si è costituita la civiltà umana. In mezzo a questo turbinio la politica ha battuto il passo, facendo salire alla ribalta personaggi il più delle volte grossolani e di basso profilo, di certo impreparati a governare la complessità del momento».

E ancora: «È stato un decennio che ha segnato uno spartiacque decisivo tra l’orgoglio delle generazioni precedenti di poter fare meglio dei propri genitori e l’avvilimento di quelle attuali di sentirsi frustrati, delegittimati, nel progettare un nuovo modo di vivere, ristretti in un’immagine cupa e apocalittica, quella di non poter sopravvivere ai guasti irreparabili che percuotono l’intero pianeta, corroso da una devastazione ambientale senza precedenti e che invece di essere governata, con un inversione di rotta immediata e radicale, instaurando un diverso equilibrio nel rapporto uomo-natura, viene colpevolmente rimandata di anno in anno, di vertice in vertice». Inevitabiloe il riferimento alla pandemia: «La comparsa del Covid-19, poi, ha diffuso con il contagio un senso crescente di impotenza e incertezza, scompaginando la convinzione comune che la modernità coincida col diritto acquisito dell’uomo di depredare la natura circostante. È bastato un prodigioso essere invisibile per trasformare una modernità frenetica e voluttuaria in un presente instabile ed angoscioso».

«Davvero un’opera “piena” di futuro sperato e di passato, molto sorvegliato», scrive l’editore Piero Massafra nell’introduzione. «Ormai – prosegue – è raro nel panorama della saggistica contemporanea individuare opere che tentino di storicizzare una materia “liquida”, quale sembrerebbe essere quella che caratterizza i recenti decenni dell’ “italico fato”. Zaccaria ci riesce e il suo volume si presta, sia a riflessioni “dubitative”, come a certezze assolute, quali quelle riferite, ad esempio, al grande Camilleri che chiudono l’opera, ringraziando il nostro autore scomparso per la sua spinta verso un futuro possibile. Uno strano futuro che non disdegna il confronto con una letteratura ahimè relegata alla scuola e che invece dovrebbe, specie nel Sud, essere continuamente “osservata”, valutata, persino imitata. Penso alla grande svolta culturale impressa alla culturatura nazionale dal Verismo che di fatto, spesso anche senza consapevolezza, rimane (e penso di non sbagliare) la cifra metodologico-narrativa che caratterizza ancora tutto il panorama letterario della narrativa moderna e contemporanea».

«Ma il volume – scrive ancora Massafra – intriga anche perché il dire piano, leggibile e coinvolgente dell’autore propone un viaggio all’interno della società e dell’umanità corrente, con posizioni non provocatoriamente, ma razionalmente motivate, sugli aspetti e le contraddizioni del vivere… alla “maniera dell’Occidente”, terra delle libertà e del liberalismo che sembra chiudersi ormai nella difesa della propria appagante condizione, ignorandone l’estensione ad ogni tipo di comportamento portatore di novità, che ovviamente non predichi violenza. I tanti capitoli che affrontano apparentemente argomenti i più disparati sono la rappresentazione grafica e a volte sonora di un pensiero dominante e cioè il non tralasciare di pensare, valutare, osservare, senza accettare le mode e i conformismi»

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