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Giuseppe Luigi Vincenti e la storia di Cursi tra stornelli, proverbi e racconti

La festa della Madonna dell’Abbondanza a Cursi

Nel mese appena trascorso è stato pubblicato, presso l’Editore Cacucci di Bari e col patrocinio della Società di Storia Patria per la Puglia, un libro di Giuseppe Luigi Vincenti sulle tradizioni popolari di Cursi, un piccolo centro della provincia di Lecce, situato a pochi chilometri da Otranto. Il titolo del ricco volume (trecento pagine!), volutamente dialettale, Nc’era nna fiata… (C’era una volta…), introduce immediatamente il lettore nel contenuto, dettagliatamente descritto nel sottotitolo, Raccolta di canzoni, stornelli, racconti, proverbi e detti popolari di Cursi nel Salento. Curatrice scientifica e autrice dell’introduzione è la figlia dell’autore, Mariangela Vincenti, mentre autrice dei molti e bei disegni eseguiti a mano libera, che adornano molte pagine, è la tredicenne Chiara Vincenti, la più grande dei nipoti, ai quali tutti (Chiara Andrea, Emanuele, Ester, Stefano) è rivolta la dedica posta in epigrafe: è un segno simbolico, ad indicare il passaggio della fiaccola della memoria.

Altro simbolo è la nostalgica immagine, posta in copertina, dell’originario gruppo familiare dell’autore, ritratto da piccolo con i genitori ed il fratello, senza però la sorella che sarebbe venuta dopo. Si apre il volume con la prefazione del presidente della Società di Storia Patria per la Puglia, Pasquale Corsi, docente di Storia medievale all’università di Bari, che saluta «con vivo plauso la raccolta realizzata dall’autore Giuseppe Luigi Vincenti, ed ottimamente inquadrata, sotto l’aspetto scientifico, da Mariangela Vincenti»; e si chiude con la postfazione di Annaluisa Rubano, docente di Dialettologia italiana all’università di Bari, per la quale «questo lavoro di ricerca su Cursi rappresenta un nuovo tassello per un grande mosaico delle tradizioni popolari che riguardano il Salento». Ottima guida alla lettura sono sicuramente le pagine introduttive, nelle quali Mariangela Vincenti sviluppa un discorso vòlto ad individuare e ad illustrare le principali tematiche emergenti dai numerosissimi testi editi: la poesia popolare (e il suo rapporto con la poesia d’arte), i canti religiosi e le preghiere, le superstizioni e la magia, il dialetto salentino, la storia di Cursi. Bene fa soprattutto la curatrice a sottolineare il sostrato primo e fondamentale delle tradizioni popolari di una terra contadina del Meridione d’Italia, la fede religiosa, stella di sicuro conforto tra le tante prove dell’esistenza per uomini e donne, la cui vita lentamente trascorreva, per gli uomini, nel duro lavoro dei campi, nella fatica quotidiana delle opere (a Cursi si estraeva e si estrae la pietra leccese, il materiale delle splendide chiese barocche e dei ricchi palazzi del territorio) e, per le donne negli incessanti lavori domestici.

Mi piace qui aggiungere alle considerazioni della Vincenti – e alla selezione dei testi da lei operata – un corollario, citando il grande scrittore francese François René de Chateaubriand (1768-1848), che nel suo Génie du Christianisme individuava nella religione cattolica e nei suoi tanti riti liturgici l’approdo consolatorio della vita e finalizzato ad una sicura speranza: «La ragione non ha mai asciugato una lacrima… la filosofia può riempire pagine di parole magnifiche, ma dubitiamo che gli sfortunati vengano ad appendere i loro vestiti al suo tempio». Di vario ordine sono i testi pubblicati, in versi ed in prosa: canzoni, d’amore, di dispetto, epico-liriche, etc.; poesie religiose, come il Pianto della Madonna durante la passione del Figlio (vengono facilmente in mente le laudi medievali, tra tutte il Pianto della Madonna e lo Stabat Mater di Jacopone da Todi); preghiere, a Gesù Bambino, prima della confessione, prima della comunione, etc.; storie di Santi, Lucia, Alessio, Giovanni, etc.; racconti, sul terremoto di Messina, la devastante tragedia del 1908, entrata prepotentemente nella memoria popolare, etc.; stornelli, proverbi, detti popolari e così via. Sono testi direttamente raccolti dall’autore in gioventù, quando, alla ricerca delle tradizioni popolari del suo paese, con paziente e costante impegno egli trascrisse nei quaderni e registrò su audiocassette quanto gli veniva raccontato, prima di tutto da sua madre e poi da altre persone del paese, che vollero così consegnare a lui, giovane ed entusiasta ricercatore delle tradizioni di Cursi, un antico retaggio di canti, preghiere e racconti, espressioni tutte, semplici e vere, dell’antica saggezza di un popolo contadino, legato ai forti valori della famiglia e del lavoro. Scorrere le pagine di questa originale raccolta significa non solo trarne motivo di riflessione ma anche affacciarsi sul vasto panorama delle tradizioni popolari del Meridione d’Italia, potenti segni di antica sapienza e bussola, nell’impervio cammino della vita, di serenità ‘filosofica’, di una filosofia ovviamente non speculativa ma non meno vera, perché «tocca le radici più profonde della nostra vita spirituale… e non è privilegio di pochi, ma patrimonio di tutti» (E. Paolo Lamanna). Ultimo ma non secondario pregio del libro è il supporto informatico (CD allegato), riportante gli audio registrati e modernamente restaurati: si possono così, a distanza di tanti anni, ascoltare, direttamente dalla viva voce degli antichi abitanti di Cursi, canti e recitazioni, testimonianze preziose altrimenti destinate purtroppo a scomparire.

Domenico Lassandro