Le donne nella Taranto di ieri

Le donne tarantine di ieri e la Quaresima sono gli argomenti centrali dell’odierna puntata della nostra rubrica ideata e curata da Antonio Fornaro. Questi i santi della settimana: Perpetua e Felicita, Giovanni di Dio, Domenico Savio, Costantino e Luigi Orione. Le sante Perpetua e Felicita sono le protettrici delle partorienti. Perpetua fu martirizzata con la sua schiava Felicita che fu arrestata quando era incinta, partorì in cella e subito dopo fu uccisa. Le due sante sono le prime di cui si conosca la data della morte dopo i santi Pietro e Paolo. San Giovanni di Dio dedicò la sua vita per curare i malati. Fondò a Granada l’ospedale dove egli stesso diede inizio all’Ordine dei Fatebenefratelli. È patrono degli ospedali, dei malati, degli infermieri, dei librai, dei pompieri e dei commercianti in legno.

L’attuale Parrocchia del Santissimo Crocifisso ha cambiato nel corso dei secoli ben tre volte la sua denominazione. Inizialmente fu chiamata Santa Teresa, dal 1824 alla fine del 1800 fu chiamata San Giovanni di Dio perché retta dai Fatebenefratelli Nel 1899 diventò la prima parrocchia del Borgo Umbertino con il nome di SS. Crocifisso. San Domenico Savio fu allievo di San Giovanni Bosco, morì a 15 anni assistendo i malati di colera. A San Costantino, figlio di Sant’Elena e imperatore romano, si deve l’Editto di Milano del 313 che concesse ai cristiani la libertà di culto nell’Occidente. Viene particolarmente venerato in Calabria. A Taranto nella città antica dal 1873 è dedicata una piazza. In Piazza San Costantino nacque il poeta dialettale Emilio Consiglio e nella stessa piazza c’era l’orologio a sole. San Luigi Orione entrò a 13 anni tra i frati minori e aiutò i ciechi e i terremotati. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di Madonna delle Virtù, dei Miracoli, della Vigna e dei Lumi. Questi i detti della settimana: “Parola data ma sulla carta bollata”, “Di olive e di fortuna o molte o nessuna”, “Le donne sono come i meloni, ogni cento ne trovi una”, “Chi disse donna disse danno”, “Marzo asciutto, ricco frutto”, “Chi arriva lontano con i miliardi viene ricevuto anche se in ritardo”, “Chi lontano si vuole sposare o si inganna o vuole ingannare”, “La buona educazione serve in ogni occasione”.

Giuseppe Cravero ci ricorda che il 10 marzo 1958 fu inaugurato il nuovo Ponte Girevole intitolato a San Francesco di Paola. Il ponte fu benedetto da Mons. Motolese alla presenza del Presidente della Repubblica Gronchi, del Consiglio dei Ministri Zoli, del sindaco Monfredi e delle autorità civili e militari. Il 12 marzo 1884 fu abbattuta la Torre Monacella vicino alla Discesa Vasto battezzata dai tarantini con il nome di ‘Schiuma’, la sirena di Taranto. Il 7 marzo 1111 moriva a Canosa Boemondo, primo principe di Taranto. L’8 marzo di un anno imprecisato moriva San Cataldo. Il 12 marzo 1565 l’Arcivescovo di Taranto, Colonna, diventava Cardinale. Il 7 marzo 1881 il Generale dei Francescani concedeva l’autorizzazione al Carmine per installare la Via Crucis; era padre spirituale Mons. Giuseppe Ricciardi, diventato poi vescovo di Nardò. Il periodo della Quaresima per la Chiesa non è stato sempre di 40 giorni, infatti fino al V secolo era fissato in 36 giorni. Nel III secolo la domenica precedente la Pasqua era denominata “Domenica di Passione” e nel mercoledì e venerdì di questa stessa settimana non si celebrava l’Eucarestia. Verso la fine del IV secolo si arrivò fino a sei settimane di preparazione e nacque così il termine di Quadragesima che indicava i 40 giorni di penitenza che di concludevano il Giovedì Santo. Verso la fine del V secolo ha inizio la celebrazione del Mercoledì delle Ceneri. Nel VI secolo si giunse a sette settimane e si parla di Quinquagesima e nei due secoli successivi si aggiunse la Sessuagesima e la Settuagesima.

L’8 marzo il calendario civile propone la ‘festa della donna’ e Fornaro incentra il suo intervento per far conoscere ai lettori cose belle e nuove sulle donne di Taranto e soprattutto quelle di ieri che furono quasi tutte molto generose tanto da mettere al mondo un numero di figli oscillante fra i 10 e i 20. All’epoca non c’erano tutti i comfort di cui oggi gode la donna moderna e per questo motivo la donna tarantina iniziava la sua giornata alle prime luci dell’alba e la concludeva la sera spegnendo il fuoco del braciere. Durava poco il sogno della spensierata giovinezza per le ragazze tarantine perché fin da bambine venivano abituate a lavare i panni a mano e a fare i servizi di casa. Le donne tarantine quando venivano colpite da un lutto indossavano l’abito scuro che praticamente portavano per tutto il resto della loro vita. La tarantina di ieri sapeva fare una molteplicità di mestieri, infatti era la panettiera di casa, vendeva le castagne arrosto, faceva la sacrestana e anche la lavandaia, si improvvisava maestra di piccoli infanti, faceva da parrucchiera e non disdegnava di andare a sversare i liquami pur di guadagnare qualche soldo. Era venditrice ambulante, ma con l’indimenticabile pianino indovinava la fortuna. Faceva anche da ostetrica, vestiva i morti, era sarta, ricamatrice, confezionava e riparava le nasse e le reti e sapeva fare altri mille mestieri. Fornaro ricorda fra le tarantine dell’epoca classica una tale Tarentilla, Efesina, Calimera e due sante, Pelagia e Sofronia, quest’ultima visse sulle Isole Cheradi. Taranto ebbe anche la sirena Schiuma, la regina Ma¬ria d’Enghien e le sante suore grottagliesi Rosanna Battista e Teresa Quaranta. Nacque vicino alla Chiesa di San Michele nel 1890 la grande attrice tarantina Italia Almirante Manzini che morì a 51 anni e girò 37 film. Non si può dimenticare la gran¬de Anna Fougez, cantautrice, attrice, regista, ballerina e scrittrice, morta nel 1966 e sepolta a Taranto. Ricordiamo anche Attilia Radice, prima ballerina alla Scala di Milano, Delia Jannelli, crocerossina, Filomena Martellotta che si adoperò per la scuola tarantina unitamente a Maria Luigia Quintieri. Altrettanto importante fu Caterina Ricciardi Tateo, patriota del Risorgimento e tante altre per le quali i tarantini dovrebbero andare orgogliosi.

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