Dalla Domenica delle Palme alla Pasquetta

Questa settimana puntata speciale per “Calannarie”, la rubrica ideata e condotta da Antonio Fornaro senza effemeridi e detti proverbiali. Tutto racchiuso in una settimana, quella Santa o Maggiore, il clou della tradizionale Pasqua tarantina. Si inizia con la Domenica delle Palme, una giornata dai due volti per quanto attiene la tradizione tarantina. Si inizia col lasciare sulla tomba dei propri cari il ramoscello di ulivo e la palma gialla per poi scambiarsela tra i tarantini di oggi. Resta il Borgo Umbertino il cuore dove ritrovarsi insieme per gli auguri e per ascoltare dalla banda “Santa Cecilia – Città di Taranto” di Giuseppe Gregucci una mini concerto di marce funebri da piazza Maria Immacolata fino a Piazza Della Vittoria.

Poi a casa per onorare il pranzo che resta ancora a base di pesce e di fritture dei nostri mari. Inizia, poi, dal tardo pomeriggio, nella chiesa di San Domenico, la prima delle due gare per l’aggiudicazione dei Sacri Simboli, momenti di attesa, di frenesie e di rimpianti per chi non ha potuto aggiudicarsi nemmeno un posto nelle processioni. Alle 20.30 corsa verso la Concattedrale che, quest’anno per la prima volta nella storia, ospiterà la gara del Carmine che terminerà a notte fonda perché si dovrà gareggiare per il Pellegrinaggio del Giovedì Santo e per l’attesa processione dei Misteri dopo due anni di assenza della stessa nelle strade del Borgo Umbertino. Il giorno dopo è quello dei commenti: “Quanto ha incassato la Congrega dell’Addolorata e quanto quella del Carmine?”; “Chi sono stati gli aggiudicatari?”; “Ma dove li prendono tante migliaia di euro?” e mille altri interrogativi che tutti conosciamo e che teniamo per noi. Nei giorni successivi il via alle prove per le stanghe della Processione, alle confessioni, all’allestimento degli altari della Reposizione e per l’ultima infornata per i tradizionali taralli e scarcelle.

Ci si ritrova il Giovedì Santo al mattino con la Messa Crismale presieduta dal Vescovo in Concattedrale per la benedizione degli oli santi che serviranno per amministrare i sacramenti. Il secondo appuntamento è per le ore 15 con l’inizio del Pellegrinaggio dei Perdoni scalzi e incappucciati verso i Repositori della Città Antica e nelle quattro chiese del Borgo Umbertino. La tradizione cambia e, pertanto, non ci saranno, come avveniva nel passato, i ragazzini che facevano rumore con le piccole troccole costruite per loro dai falegnami e regalati agli stessi dai rispettivi genitori. Nel passato il Giovedì e il Venerdì Santo non transitavano le carrozze, venivano ovattati i campanelli delle case e legate con le funi le campane delle chiese. Aveva, come oggi, diritto di far sentire il suo suono soltanto la troccola. Uomini e donne vestivano a lutto. Anche la messa nella Cena del Signore si svolgeva in Cattedrale al mattino quando il Vescovo lavava i piedi a tredici poveri che ricevevano come compenso un pane da due chili e dieci lire. Si chiama “salamelicche” il saluto che i perdoni si scambiano quando si incontrano ed è chiamata “serrachiesa” l’ultima posta che visita l’ultima chiesa prima della mezzanotte del Giovedì Santo. Non c’è più chi, come nel passato per devozione, faceva il pellegrinaggio scalzo a tutte le chiese cittadine. Tale pellegrinaggio veniva chiamato il “giro sano”.

Il Giovedì Santo gli altari sono spogli e manca l’acqua santa nell’acquasantiera. Alcuni, ma pochi, preparano ancora i “Piatti di Paradiso” per i Sepolcri. I tarantini il Giovedì Santo, dopo le 20.30, escono tutti ai piedi verso la Chiesa di San Domenico per commuoversi e pregare al passaggio del pellegrinaggio che l’Addolorata fa nella notte sia nella Città Antica che nel Borgo umbertino. Emozionante il passaggio della processione alle prime luci dell’alba del Venerdì Santo dal Ponte Girevole. Poi incontro dell’Addolorata con i perdoni del Carmine che riprendono il pellegrinaggio interrotto a mezzanotte del giorno precedente. Sulla facciata della chiesa del Carmine si può vedere esposto il gonfalone, la bandiera a lutto della confraternita del Carmine. Dopo il riposo nell’Istituto Maria Immacolata la processione dell’Addolorata rientra lentamente dopo le 14 nella chiesa di San Domenico. Nella chiesa la Messa non si celebra il Venerdì Santo ma soltanto l’Azione Liturgica nella Morte e Passione di Cristo che noi tarantini chiamiamo “Messa scisciata”, cioè arrangiata. Alle 17 l’attesa uscita della Processione dei Misteri nella Chiesa del Carmine accompagnata da quattro bande. Con il saluto del Vescovo i confratelli rientreranno quando il sole sarà alto il Sabato Santo al mattino dopo la breve sosta notturna nell’oratorio della Chiesa di San Francesco di Paola. Con tre colpi di bordone al portone della Chiesa del Carmine da parte del troccolante si concluderanno i riti processionali e si dovrà attendere un lungo anno prima di rivederli.

A mezzanotte del Sabato Santo le campane torneranno a suonare per annunciare la Resurrezione ed esplodono tutti di gioia per la Pasqua del Signore. Ancora spazio per la festa il Lunedì dell’Angelo, per la festa della Pasquetta, quella che viene definita la gita fuori porta. In questo frenetico alternarsi di processioni, di feste, di taralli, di pecorelle e pasta reale, di scarcelle, di uova di Pasqua si deve un doveroso ricordo alle vittime della guerra in Ucraina e per le numerose vittime del covid che troppi morti ha causato nella nostra città. Auguri a tutti, a tutto il mondo, perché la pace possa avere il sopravvento sulla guerra, il bene sul male e la vita sulla morte.

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