La Settimana Santa in versi con Amelia Ressa

De Cuia, Acquaviva, Cantore, Dimito, i due fratelli Nasole, Cantore, Sferra, Fanelli, Candelli, Di Giacomo, Scarnera, Marturano, De Angelis, Petrosillo e tanti altri ancora. A loro si devono bellissime poesie in dialetto tarantino sulla Settimana Santa che restano ancora nella memoria dei “cataldiani”. Ma la pattuglia dei poeti che scrivono nella nostra parlata si è alquanto ridotta e dall’età alquanto avanzata. “È un peccato, in quanto questo genere letterario a Taranto vanta una bella tradizione, rinverdita dalla metà degli anni settanta grazie alle radio locali e alle rubriche dedicate sulla stampa cittadina, come quella del ‘Corriere del Giorno’”. Ne parliamo con Amelia Ressa, che mantiene alto il vessillo della tarantinità assieme al centenario Claudio Cuia, Antonio Gentile, Fernanda Ferilli Melchionne, Cataldo Sferra, Anna Vozza, Peppino Fanigliulo, Nicola Cardellicchio, Annamaria Tedesco, Antonio Fornaro, Carmen Adamo, Rosa Lombardi e pochi altri ancora.

Il periodo della quaresima (oltre a quello natalizio) è quello in cui Amelia Ressa, assieme ad altri poeti dialettali, è maggiormente impegnata in serate sulle nostre tradizioni, soprattutto quelle a cura del centro studi “Vito Forleo” nell’ex chiesetta della Madonna della Scala. Finora Amelia Ressa in quelle serate ha declamato complessivamente un migliaio di composizioni di autori viventi e defunti,oltre ovviamente alle proprie, raccolte per la maggior parte nella pubblicazione “Tarde mije, ‘nu ponde e ‘na puisije”. “Tante composizioni sono impegnative per la particolare costruzione e per alcune parole non più in uso – dice – Comunque tutti mostrano compiacimento per la mia interpretazione e ringrazio in particolare Nicola Cardellicchio e Antonio Fornaro, che sono prodighi di consigli”. La sua passione per la poesia dialettale è sbocciata intorno ai 12 anni, quando con la madre ascoltava le trasmissioni radiofoniche dedicate alla tarantinità.

“Poi un giorno mamma mi accompagnò alla salumeria di Nicola Nasole, in via Oberdan, perchè mi facesse partecipare a ‘Cose nuestre’, in onda su Radio Taranto Esplosiva – racconta – Il poeta, inizialmente un po’ scettico, mi fece declamare sul momento alcuni suoi versi scritti a penna sulla carta marrone con cui si avvolgono gli insaccati. Ne fu contento e mi prese con sé nella trasmissione, non prima però di avermi fatto studiare ben bene le sue composizioni, assieme a quelle del fratello Saverio e di Aldo Dimito, dando vita a un sodalizio all’insegna della tarantinità durato a lungo”. Importanti sono state anche le partecipazioni alle manifestazioni poetiche a cura di Nicola Scarnera dell’associazione “Bambino Thalassemico” e a quelle nelle varie parrocchie, con cui ha raggiunto una certa notorietà nell’ambiente della tarantinità. Poi, l’amicizia con Fedele Massante e Nicola Cardellicchio, fondatori del Centro studi “Vito Forleo” che dal 1983 la vollero nelle serate dialettali da loro organizzate. “È un mio grande cruccio che questo genere di poesie non attiri più i giovani (compreso mio figlio, che dice che ‘so’ cose andìche’) – conclude – Mi rivolgo alle donne, le più sensibili, affinché aprano il cuore e facciano sbocciare con toccanti versi dialettali l’amore per ‘Tarde nuèstre belle’, come faceva cantare Saverio Nasole”.

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