In un’antologia le poesie del tarantino Christian Tito

Pietrevive, una giovanissima casa editrice di Locorotondo che fa capo ad Antonio Lillo ha inaugurato la collana Perìgeion dando alle stampe un libro che raccoglie le poesie di Christian Tito: “C’è un fuoco da portare”. Christian Tito, poeta, scrittore e film maker tarantino, nato il 28 maggio 1975 è prematuramente morto a Milano quando aveva appena compiuto 43 anni, nel giugno 2018. Figlio di un ingegnere, dirigente dell’Ilva, dopo gli studi superiori, si è trasferito a Bologna e, dopo la laurea in chimica e tecnologia farmaceutica, a Milano dove ha lavorato come farmacista, ma senza recidere il suo cordone ombelicale e mai dimenticando quel mastodontico impianto industriale che ricorre nella sua produzione. Nel 2005 inizia l’attività artistica di Tito su un duplice fronte, quello poetico e quello cinematografico, ma con iniziale preferenza per questo secondo.

Fonda con Nicola Sisci la società Piccole Cose, alla quale sembra inizialmente dedicarsi con più slancio e dirigendo, con lui, alcuni corti. Il primo, del 2005, è “Lo spirito del mare”, di soli 3,5 minuti, la cui sinossi recita. “Un dormiveglia di fine estate: esercizio circolare di fotografia, musica e montaggio”. Seguono: “Tu sei libero”, “La strada del bruco”, “130Kmh”, “Somewhere”, “Il lavoro da fare” (con Biagio Cepollaro). Nel 2010 ha firmato da solo il corto “USAl’America”, resoconto visionario di un viaggio negli Stati Uniti. Del 2012 è un cortometraggio di media durata, oltre 18 minuti: “I Lavoratori Vanno Ascoltati” dedicato specificamene all’Ilva di Taranto. Tito, che conduce una sorta di reportage, ed è anche voce fuori campo, raccoglie il racconto di un vecchio operaio dello stabilimento che descrive il territorio prima dell’insediamento.

Come poeta, è tra i fondatori del blog Perìgeion, dal quale Pietrevive mutua il nome della collana, e inizia a pubblicare, dando alle stampe “Dell’essere umani”, Manni editore. Cinque anni dopo appare la silloge che segna la svolta: “Tutti questi ossicini nel piatto” (Zona, 2010). Lettere dal mondo offeso, il romanzo epistolare scritto insieme a Luigi Di Ruscio apparirà quattro anni dopo (L’arcolaio, 2014). Il suo ultimo libro, invece, è: “Ai nuovi nati” (I fiori di torchio, 2016). Nel 2018 la scomparsa, quando è alle prese con la sua ultima raccolta: “Da dove sto scrivendo”, che trova spazio in questo volume fresco di stampa, “C’è un fuoco a portare”, assieme a un’antologia che segue un filo particolare. “La scelta delle poesie – spiega nella prefazione del libro Giusi Drago – è stata fatta come se si trattasse di accompagnare il lettore lungo un particolare percorso di maturazione umana e letteraria. Proprio per questa ragione, paradossalmente, si è scelto di non rispettare l’ordine cronologico delle varie raccolte e di ricomporle in modo più libero, a favore di una nuova organicità dell’opera”.

Il libro si chiude con poesie inedite tratte da “Da dove sto scrivendo”, il libro al quale Christian stava lavorando quando è mancato. Ma il libro pubblicato dalla giovane, ma già apprezzata, casa editrice di Antonio Lillo colpisce anche per un altro dato caratterizzante: la copertina sulla quale compare un lavoro di Cristiano De Gaetano, un altro figlio rimpianto di Taranto, un artista divenuto “grande” che purtroppo è morto quando era giunto all’apice del successo nel 2013 a soli 37 anni, qualcuno in meno di Christian, del quale era coetaneo., e del quale in realtà era omonimo. Nel breve ritratto che in appendice propone il critico Roberto Lacarbonara, ricorda la caratura artistica di De Gaetano, che era giunto al successo grazie a una sensibilità artistica rara e alla capacità di eccellere in tutte le tecniche esistenti, sia quella pittoriche che quelle scultoree, e come “chiunque abbia conosciuto e frequentato Cristiano De Gaetano non ha potuto far a meno di innamorarsene. Dei suoi modi, delle sue opere, della sua bellezza maschia, disadorna e fragile”. Il libro antologico su Christian Tito prende il titolo da una poesia della raccolta: “Ai nuovi nati”:

Meglio saperla
tutta la forza,
tutta la fragilità
se vuoi che si plasmi in forma
d’uomo il tuo viso.
Allora nella notte non perderti
d’animo,
nel chiarore resta sempre vigile.
C’è un fuoco da portare,
da passarci di mano,
da restituire alla terra.

Quel “fuoco” Christian Tito, come prima di lui Cristiano De Gaetano, lo ha già restituito ma perché dalla terra prenda nuovo vigore. Lo ha affidato a noi, in fondo, che siamo la terra, spesso arida, alla quale molti nostri predecessori e molti fratelli hanno affidato semi che spetta anche a noi far rifiorire.

Silvano Trevisani

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