Maledetti siate felici, romanzo in versi di Dino De Mitri

Maledetti siate felici è il titolo dell’ultima silloge di Dino De Mitri. Poeta atipico e non facilmente inquadrabile, tra sperimentalismo e cyberpunk ritaglia un proprio stile che lo connota in maniera inequivocabile: provocatorio, spietato, contestatore e irridente è pervaso da un intento che è, allo stesso tempo, etico ed eversivo. Il suo stile si innesta in un bagaglio culturale che è anche politico, alimentato a lungo anche dalla sua attività di libraio (molti ricorderanno la sua libreria che, dal Borgo si trasferì in via Cesare Battisti, nella quale ha sempre svolto un ruolo di promozione dei prodotti alternativi.

De Mitri ha militato a lungo nella sinistra extraparlamentare investendo nella lotta di classe, accumulando collaborazioni con varie riviste. Ha pubblicato Sai dove impiccano la notte?, romanzo poetico in versi, 146 stanze sulle renditions e gli antagonismi sociali (edizioni Palomar – 2009), a cui è seguito, nel 2018, sempre per Palomar, il romanzo La variabile del buio, che, sebbene non in versi, ha conservato il linguaggio aggressivo e sperimentale, “romanzo – lo definisce lui stesso – di una generazione che ha cercato vari mondi, risucchiato dalle radici”. In realtà si trattava di una sorta di attraversamento di una città vera ma resa iperrealistica dalla sua stessa ricerca tutta tesa a individuare i “luoghi” a cui lasciare in eredità i suoi beni inestimabili. I suoi libri, naturalmente. Ultimo lavoro pubblicato, ultima nuova scommessa, è questo romanzo in versi, Maledetti siate felici, edizioni Divina follia di Caravaggio per la collana Trasversalia, (2021), che contiene “Sex8”, “Woodstock” e “Banana nirvana”, gruppi di pensieri e idee sul Sessantotto che si definiscono “Rapsodia di una Rivoluzione felice”, romanzo in 157 stanze di dieci versi. “Come non sentire in questo volume tutte le grandi rivoluzioni che lo stesso Autore ha attraversato? Le maledizioni, la rabbia, il forte senso del giusto contro la sfascio e lo schifo delle corruzioni, si traducono nell’asprezza esortativa della penna al cambiamento, o alla sua stessa ipotesi: (ecco l’idealista disarmante grandissimo) il risanamento laddove tutto è smarrito, vinto, violato.

Della scrittura De Mitri ha percorso tutti i capitoli: da lettore a scrittore, da critico e traduttore e del mondo letterario conosce bene i meccanismi, tanto da sapere benissimo che la sua provocazione punta a un pubblico colto, alternativo, giovane, e non certo alle masse dei lettori di gialli paraletterari. Quest’ultimo lavoro, anche rispetto ai precedenti, si mostra ancora più acuminato, più tagliente. A volte i versi diventano pura musica rock, e hanno il vanto dell’indecifrabilità (“otto vocato gratias d’ofta speco / vertigo dire rovato in benda hidro / lessa cefalica gravità ditta sbrego / cardiale annuso virgo ventre sboffo / farto in dogliamare rupe algo drums….” da “Acid test”), altre vole vivono momenti di felice trasmissibilità: “avevano deciso di chiudere Joy in manicomio / si strappava le trecce come pensieri nauseanti / chiedeva teoremi logici della malaesistenza / Lello insiste sul sillogismo debole della / morte i medici cercano col paranco la colpa / dalle viscere – la portammo a Berlino saltellava / con una gamba sulla striscia del Muro rollammo / La più bella erba dei paraggi sorrise “voglio / vedere le vene del mondo” – scendeva da casa col / coltello al mattino “la morte coi passanti che / parlano del sole” il manicomio era chiuso / perché più violento del veleno di questa terra”. (Antipsichiatria e politica – un racconto).

La paradossalità accanita della ricerca, di senso, dissacrazione e ricostruzione non farebbero immaginare che la parola più ricorrente è “Dio”, in una polarità di accezioni davvero enorme, così come grande è il carico di tensione morale che sottende tutto il lavoro. De Mitri ha voluto lanciare un’altra sfida, prima di tutto a se stesso, scommettendo sulla capacità di interagire con un mondo ormai privo di riferimenti affidabili. Una sfida che certamente non finisce qui perché lui ha già prodotto nuovi capitoli di questa storia poetica da affidare a noi tutti.

Silvano Trevisani

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