Un libro di Nuccio Ordine per imparare a pensare

Da pochissimi giorni in libreria, “George Steiner – L’ospite scomodo”, di Nuccio Ordine, pubblicato da La Nave di Teseo nella collana Le Onde (che lo scorso anno vide il ritorno di “Spazio italiano ambiente fiammingo”, di Cesare Brandi). Nella medesima collana Ordine ha già due altri suoi lavori. Allievo di Steiner, nel senso che ognuno di noi decide il suo maestro, legato al pensatore tedesco da un rapporto amichevole, Ordine porta ai lettori, con lo scopo di trarli dal precario luogo d’un quotidiano, suoi prestigiosi articoli già nel Corriere della sera, corroborati da importanti anzi essenziali altre riflessioni steineriane per la vita e per la cultura. Vita, non a caso scrivo al primo posto, ed il lettore ne scoprirà il motivo. Personalità scomoda e talvolta sconcertante per i più, Steiner ed il suo pensiero ci vengono offerti con chiarezza e aggiungerei piacevolezza.

La “lezione” è senza reticenze, come sarebbe piaciuta al Maestro. A cominciare dall’esergo, di Rilke “Poco noi sappiamo, ma che ci dobbiamo tenere al difficile è una certezza che non ci abbandonerà”. Poi Machado: “La tua verità? No, La Verità, e vieni con me a cercarla: La tua, tienitela”. È la lezione di Steiner che preme l’interlocutore a non scendere a compromessi nei confronti della civiltà e della cultura. In ultima analisi, nei confronti di se stessi. E se può apparire valga per chi alla cultura, all’arte, alla letteratura si dedica, occorre aggiungere che i dettami di questo “ospite scomodo” sono le basi per una vita reale, fermamente umana e non fintamente umana. Incipit. Il dovere di rispettare e coltivare i classici (latini-greci-antichi, moderni? Tutti). Perché è nei grandi che trovi il miele della civiltà. E poi l’amicizia, che spesso è quell’amicizia con amici lontani, come scegliere per sodale un Dante, o un Petrarca o un Montaigne. E poi, accettare il prezzo da pagare per una cosa talmente gratuita com’è la conoscenza. Né il prezzo può essere piccolo; il guadagno viene solo dal difficile, così come dallo sforzo viene la forza per salire. (Se poi pensiamo alla poesia ricorderei quell’Hoelderlin: “chi coltiva il suo dolore sale più in alto”). Quanto si dovrebbe accettare, e specialmente nei tempi in qui viviamo, questa lezione! Quanto errata sia stata invece quella di cedere alla carezza del facile a tutti i costi, che in realtà è un’ingiustizia verso chi lo pratica, perché si vive una volta sola e non c’è poi la possibilità di riprendere il proprio io, il proprio vero posto nel mondo, che è prima di tutto il sentirsi sé, percepire un mondo denso e non slabbrato.

Ancora più coraggio, di Steiner, quando dichiara che l’insegnare è una vocazione. È insegnare se non si avverte appieno il dovere di comprendere il discente? Insegnargli che potrà diventare docente ma che discenti si è in realtà per l’intera vita? E che può capitare di apprendere dai pro pri discenti? Ed è qui che l’insegnamento di Steiner entra nel centro della questione apprendimento. Cos’è davvero imparare senza il cuore? Quanto diventa parte di una persona se non entra attraverso la mente ed il cuore insieme? (ricorderei qui “Col cuore e col cervello”, del grande etnologo – e caro amico – Alberto Mario Cirese). Un capitolo, questo, che Nuccio Ordine propone con un che di commosso, una lettura che non si può dimenticare anche e soprattutto perché quest’ “ospite scomodo”, non dice mai quello che il lettore facile vorrebbe sentirsi dire per accontentarsi. Non c’è pace per chi vuol stare tranquillo, sedersi sulle proprie certezze, con l’ingombrante figura di un alto testimone che ti costringe a pesare il dovere e la coscienza. Le parole di Ordine ti risvegliano, ritrovo un mio antico appunto, ancora di Rainer Maria Rilke, “Il sapere e l’abilità tecnica valgono quando lo sguardo è rivolto all’interiorità”. E quelle grandi domande come: “gli studi umanistici portano ad una critica (e studio) letterario dal volto umano?” Finché nel libro si giunge all’argomento degli argomenti.

“Ho avuto una regola nella mia vita – dice Steiner – che ho sempre cercato di rispettare: non parlare mai di autori che non apprezzo o con i quali ho avuto dispute personali. (…). E continua Ordine: “per Steiner, infatti, la grande critica è innanzitutto un debito d’amore verso i testi che abbiamo letto e che ci hanno entusiasmato. Questa riflessione a quattro mani porta in sé il sale della cultura. Bisognerebbe appuntarla nel proprio calepino a caratteri cubitali. Il discepolo – Nuccio Ordine – dichiara con la massima sincerità la fortuna di aver potuto frequentare un talento come Steiner, un uomo con quella sincerità portata perfino contro se stesso. A parte il notissimo Errata, che farebbe smarrire chiunque, dal momento che è di uno scrittore che scrive un libro (importante) per parlar male di se stesso e dei suoi errori, ecco incontrare addirittura i particolari della vita quotidiana, dichiarati come attorno al caminetto, parlando fra compagni fedeli da anni! Ecco George Steiner riconoscersi irascibile; non basta, anche sonoramente bocciato in matematica (che per un pensatore-filosofo, si pensi a La lezione dei maestri, non deporrebbe bene. Se poi si riflette che in fondo l’alta matematica è essa stessa filosofia). Un pensatore straordinario che Ordine presenta in un modo altrettanto straordinario, quando si giunge all’incredibile e appassionante “Intervista postuma”. Consegnata ai posteri con commozione, che non vuol dire sentimentalismo, vuol dire venerazione di idee alle quali si è aderito toto corde. E aggiungo che “George Steiner-L’ospite scomodo” è un libro di quelli da tenere sulla scrivania, con sé, e starei per dire come un breviario. È sperabile che le nuove generazioni ne sappiano far tesoro. Ne verrebbe un mondo migliore.

Aldo Perrone

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