Civiltà in cammino nel libro di Pietro Dalena

Verrà presentato il prossimo 13 maggio, nella Sala Conferenze del Dipartimento Jonico – Università degli Studi di Bari Aldo Moro, in via Duomo, il libro di Pietro Dalena “Civiltà in cammino. Dinamiche ambientali, sociali e politiche nel Mezzogiorno medievale” (ed.Adda). Saluti di Riccardo Pagano (direttore del Dipartimento Jonico, Uniba) e Antonio Felice Uricchio, presidente del Consiglio Direttivo ANVUR. Introdurrà Cosimo Damiano Fonseca, Accademico dei Lincei e relazionerà Stefano Vinci, coordinatore del Consiglio di Interclasse in Giurisprudenza e Scienze Giuridiche del Dipartimento Jonico-Uniba. Interverranno José Minervini, presidente della Società Dante Alighieri-Comitato di Taranto e Franca Poretti, presidente AICC di Taranto.

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Il grande respiro epico della narrazione storica cattura subito il lettore fin dalle prime pagine di un importante libro di storiografia medievale edito da Adda e intitolato “Civiltà in cammino. Dinamiche ambientali, sociali e politiche nel Mezzogiorno medievale”. L’autore è Pietro Dalena, medievista di spicco, professore ordinario di Storia medievale, autore di importanti opere di storiografia, già presidente del Corso di laurea in Storia e Conservazione dei Beni Culturali e prorettoreai rapporti istituzionali; inoltre Dalena collabora a varie riviste scientifiche ed è stato premiato da istituzioni e accademie di prestigio.Questo libro, elegante nella veste editoriale, si avvale della dotta presentazione di Antonio Felice Uricchio, presidente ANVUR, che mette in evidenza le qualità del lavoro “ricco e pregevole” dell’autore, un’autentica pietra miliare della collana pubblicata da Adda e diretta dallo stesso Dalena, intitolata “Itineraria. Territorio e insediamenti del Mezzogiorno medievale.

Studi storici”, da cui si diramano a delta le ricerche e gli studi che fanno emergere la storia, in gran parte sommersa, delle popolazioni del Mezzogiorno. Per la cronaca: il professor Dalena dedica questo suo lavoro di quasi quattrocentopagine alla moglie Maria Grazia, al figlio Francesco, alla cara memoria del padre Francesco, alla madre Maria Angela Romanazzi e, “last not least”, al magnifico Maestro, nonché medievista di fama internazionale, Cosimo Damiano Fonseca, “ricorrendo il suo novantesimo genetliaco”. Se lo stile è l’uomo, già da questa dedica si comprende l’humanitas di uno studioso la cui fama ha superato i confini nazionali. Non a caso, il professor Dalena riporta, nella prefazione del suo libro, la lettera che Jacques Le Goff gli inviò a suo tempo per congratularsi con lui del suo lavoro di medievista, segno non solo di amicizia o colleganza accademica, ma anche di profonda stima. La lezione di Le Goff e des Annales, infatti, è esplicita in quest’opera di Dalena che pone attenzione alla vita quotidiana delle popolazioni; un’attenzione rivolta a tutte le istituzioni, alle strutture mentali e materiali dei popoli senza voce, alle “dinamiche”, appunto, “ambientali, sociali e politiche nel Mezzogiorno medievale”.

Così, seguendo il percorso, lungo e accidentato, delle civiltà, Pietro Dalena, sollecitato dall’attuale evento epocale della pandemia, mette a fuoco problematiche forti, a cominciare proprio dalle catastrofiche epidemie che hanno ricoperto, come enormi lenzuoli funebri, l’umanità occidentale nella “Media Aetas”. E sono le epidemie i termini “a quo” e “ad quem” per indicare origine e conclusione approssimative del Medioevo e per tracciare frontiere nella mappa storica: dalla peste che devastò il nostro Mezzogiorno durante la guerra greco-gotica del VI secolo (lo iato profondo e definitivo fra il tardo antico e l’inizio del cosiddetto Medioevo) alla “peste nera”, “l’impestifera infezione”del Trecento, (quella del Decameron, tanto per intenderci), il secolo equinoziale, cioè equidistante fra Medioevo ed Età moderna. Dopo cadute e risalite, catastrofi e palingenesi, le civiltà hanno ripreso sempre il cammino, in senso metaforico ma anche letterale. Le strade, infatti, erano le grandi arterielungo le quali camminavano i popoli, spinti da necessità economiche, commerciali o da esigenze di fede per raggiungere in pellegrinaggio i luoghi sacri della cristianità. Un fenomeno che trovò nuovo slancio dal secolo XI, all’epoca cioè del “meriggio feudale” e della nascita della società comunale con i suoi protagonisti: i mercanti, eroi della nuova epopea borghese. Tuttavia i ricorrenti impulsi di progresso erano sempre ostacolati da tragedie quali guerre e pestilenze per cui le civiltà “in cammino”, le “dinamiche”, ovvero i fenomeni delle civiltà strettamente dipendenti da contingenze storiche e ambientali, si sono succedute a ritmi desultori.

“Il volume – ha scritto Pietro Dalena nella prefazione – analizza alcuni aspetti delle civiltà che in modo rilevante hanno segnato la storia del Mezzogiorno medievale. Sarebbe stato pubblicato nei primi mesi del 2020, se lo scoppio a marzo della terribile pandemia di Coronavirus non avesse fatto procrastinare la stampa spingendomi ad analizzare gli effetti delle peggiori epidemie del medioevo, le più contagiose ed esiziali, sul processo di incivilimento dell’umanità… Nell’attuarsi della Natura, complessa e terrificante, si coglie anche il senso del sacro, della storia della salvezza, che alimenta l’esistenza. Perché se da una parte le catastrofi segnano drammaticamentel’ambiente fisico e umano, dall’altra, forgiandone i caratteri, ne preparano le rinascite. Sembra che l’umanità scossa dal dramma si risvegli per riannodare il filo della storia riavviandone il cammino. “Gli avvenimenti storici trattati da Dalena vertono su aree temporali segnate dalla presenza dei popoli dominanti nel Mezzogiorno peninsulare: bizantini, longobardi, normanni e svevi. Dopo il capitolo introduttivo, Dalena seleziona gli elementi che hanno fecondato e caratterizzato ogni civiltà rendendone comprensibile l’evoluzione. L’opera è scandita in cinque sezioni suddivise in capitoli. La primasezione approfondisce le dinamiche sociali delle malattie epidemiche e il rapporto obliquo tra pestilenze e civiltà fino al declino del Medioevo.

La seconda sezione analizza gli assetti viari e le politiche di viabilità dai longobardi agli svevi e a Federico II. La terza prende in esame gli aspetti della civiltà longobarda (sistemi agrari e colture nel Mezzogiorno longobardo al tempo di Liutprando; l’organizzazione ecclesiastica nella Longobardia minore tra Ducato e Principati: continuità e/o mutamenti?). La quarta sezione spazia nella civiltà normanna con tutto quello che essa comportò a cominciare dalla riconversione – se così si può dire – latina della Chiesa e il superamento dell’economia bizantina (cioè dell’aristocrazia fondiaria). Da segnalare col pennarello fluorescente, in questa sezione, il capitolo sulla condizione femminile e sulle consuetudini matrimoniali nelle dinamiche feudali dei secoli XI-XIII: uno studio prezioso per approfondire “la storia delle donne” (come intitolarono la loro opera storiografica Georges Duby e Michelle Perrot) in questo scorcio d’epoca. Infine la quinta sezione è incentrata su alcuni aspetti della civiltà sveva e su Federico II, del cui fascino, che ancora s’irradia dalle pagine della storia, nessuno è rimasto indenne.

Lo slancio del Mezzogiorno culmina con l’ascesa di Federico II, protagonista eponimo di un’età,e “in cammino” nell’ultimo suo viaggio da Castel Fiorentino, in Puglia, dove era morto per dissenteria malarica, a Palermo, dove doveva essere sepolto. Del percorso di questo viaggio, pur avvalendosi di una documentazione spesso“carente e rapsodica”, Dalena ricostruisce perfettamentele tappe e offre argomentazioni probanti. L’appendice, infine, che stabilisce la compatibilità tra la tavola a incisione del 1784 raffigurante i resti mummificati di Federico II e l’affresco con la figura dell’imperatore conservato in Palazzo Finco a Bassano del Grappa del XIII secolo, è, nel rigore scientifico dello studio, un capitolo di storia drammatico e affascinante che fa indulgere alla riflessione su quanto sia effimera l’umana “vanitas vanitatum”. In questo libro ponderoso si avverte una visione drammatica della storia, in continuo movimento fra alti e bassi. D’altronde, nella prefazione, Dalena ha inserito, come filo d’Arianna, per far entrare il lettore nei cammini delle civiltà, un concetto di Johan Huizinga, per il quale “… nella storia non meno che nella natura la morte e la nascita camminano sempre di pari passo. Vecchie forme di cultura muoiono nel medesimo tempo e nel medesimo luogo in cui nascono e si sviluppano le nuove”. E mai citazione fu più adatta di questa per illuminare l’anima del libro e la filosofia che Piero Dalena ha della storia e della vita.

Josè Minervini

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