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Abate Kyriàkos: «Rinuncio al mondo per essere sempre più vicino a Dio»

Chiesa Grotta Rupestre di Mottola dedicata al Santo Taumaturgo di Mira, faccio tappa spirituale all’Eremo dedicato al Santo ecumenico Nicola in una zona rurale tra Mottola e Noci. Dopo tanti secoli torna il monachesimo di rito Bizantino in Puglia: l’Eremitaggio nasce in provincia di Taranto ispirato dalla presenza della Chiesa rupestre dedicata a San Nicola di Myra, una delle prime chiese bizantine dedicate al Santo Patrono di Bari, santo ecumenico per eccellenza, venerato sia da Cristiani di rito Latino che da Cristiani di rito Bizantino. Il Monaco che con coraggio lascia il mondo e tutte le comodità è il Sacerdote Igumeno Padre Ciriaco (Abate Kyriàkos), al secolo Domenico, nato a Ginosa nel 1972, che sceglie la via del silenzio e del nascondimento, lasciando la vita parrocchiale della Chiesa Latina per dedicarsi al silenzio e alla guida paterna di tanti fedeli, diventando Monaco di rito bizantino. Qui di seguito alcune domande e risposte su questa vocazione monastica in terra di Puglia, con alcuni squarci spirituali riguardanti la vita di Padre Ciriaco monaco, sacerdote e iconografo.

Padre Ciriaco, perché proprio Monaco di rito bizantino?
«Il Monachesimo è uno stile di vita cristiana, un esperienza di rinuncia al mondo per avere una maggiore intimità con Dio. Ogni cristiano può fare questa esperienza anche nella propria casa. Io ho scelto da piccolo questo stile di vita anche se ho voluto gustare il mondo. Ora sono più sereno, anche se il combattimento spirituale non finisce mai. Il monaco anche se si allontana dal mondo resta aperto all’accoglienza dei fedeli. Nel nostro Eremo accettiamo tutti i fedeli cristiani e chi cerca Dio, per un momento di preghiera, per la direzione spirituale o per la venerazione e cultura artistica verso le icone. Faccio molta attenzione nel portare le persone a Cristo e ad incoraggiarle a seguire rettamente la fede secondo il Vangelo. Tanti fedeli vengono all’eremo per una benedizione, una preghiera e anche per la direzione spirituale».

Come colloca la sua vocazione e presenza in terra di Puglia?
«Il rito bizantino italo-greco è esistito in Puglia per molto tempo. Non solo le grotte affrescate, ma anche la venerazione di Santi e le Sacre Icone Mariane raccontano l’esistenza radicata delle tradizioni di origine orientale nella nostra terra. Personalmente, già da giovane, recandomi nei santuari, preferivo venerare le icone e non le statue».

Perché ha dedicato l’eremitaggio a San Nicola?
«Ho voluto dedicare il Monastero a San Nicola Taumaturgo perché a Mottola esiste una Chiesa rupestre dedicata al Santo. Ho aggiunto la definizione e il compito del Santo che è Taumaturgico, ossia intercessione per la guarigione soprattutto della vita interiore. Solo dopo il senso spirituale, aggiungo altresì il fascino degli affreschi grazie ai quali mi sono innamorato di questo luogo. Qui in agro di Mottola-Noci rimango per creare un filo artistico, culturale e spirituale tra Bari, Mottola e il nostro Monastero, il Monastero Benedettino di Noci. Spero tanto che si crei un cammino e un movimento spirituale e turistico favorito dai siti di preghiera e dai tanti agriturismi presenti. La Grotta di San Nicola a Mottola è antecedente alla stessa traslazione del corpo del santo da Myra a Bari e questo mi ha fermato in questa zona rupestre e non altrove. Molti fedeli che credono in questo progetto mi stanno aiutando e, per questo, ringrazio il Signore.

Sicuramente non le sarà facile questo stile e di vita e le prove non mancano. Come affronta le avversità?
«Chi segue Gesù dà fastidio, è vero, ma io non sono monaco per essere ammirato dagli altri, ma per salvarmi. Il monaco (monos) è il solo con il Solo, cioè Dio e vive questa intimità soprannaturale nell’Eremo (eremos cioè deserto) in una vita di povertà, castità e obbedienza». Abbiamo più volte assistito alla Liturgia e abbiamo visto la bellezza delle icone: Padre Ciriaco non vuole che sia messa in evidenza la sua persona, ma lo Spirito di ciò che trasmette ed evangelizza: il mondo oggi ha bisogno di bellezza, di mitezza, di ascolto e di paternità. Sin da bambino ha sofferto molto nello spirito, diventando caratterialmente irrequieto. Le ferite di non accettazione, a volte violenza verbale ed anche fisica – oggi si direbbe bullismo – e derisione, lo portarono ad un carattere poco malleabile. Per molti anni ha vissuto una vita di peccato e un po’ disturbata da velleità umane e “sacerdotali”. Pochi hanno creduto nella sua vocazione, oggi artisticamente splendida.

Può riassumere i concetti vocazionali e spirituali che pur hanno condotto a tanta splendida arte sacra oggi, monachesimo, sacerdozio?
«La Bellezza è Cristo! E io l’ho capito e esperimentato sin da piccolo, quando all’età di sette anni amavo ritirarmi nelle grotte di Ginosa, dove sono nato e stavo per ore davanti alle sante Icone affrescate pregando, desideroso di conoscere le loro vere origini. Ho iniziato a sei anni a frequentare la parrocchia cattolica come ministrante e non sono mai mancato ad un appuntamento spirituale in chiesa, prediligendo il silenzio, l’ascolto e la meditazione. A poco a poco il Signore mi ha chiamato a seguirlo e fin da subito ho riscontrato molti impedimenti, soprattutto da parte di un prete. Nostante ciò, ho continuato il mio percorso di studi e di discernimento con tante difficoltà: la preghiera mi rendeva tenace ed ero convinto che Colui che mi stava chiamando alla vita religiosa mi avrebbe dato la Grazia di realizzare la sua volontà. Sono diventato sì prete, ma non ero ancora veramente convertito nello spirito: troppe ferite mi impedivano di vedere chiara la volontà di Dio. Ho vissuto una vita di piaceri effimeri, talvolta anche banali che veramente attanagliano il moderno sacerdozio secolare e che mi portava lontano dalla Salvezza: vivevo male la mia vocazione e la parrocchia mi sembrava un “carcere dell’anima”. Per anni fuggivo e mi recavo a Bari nella Cripta di San Nicola per assistere di nascosto alla Divina Liturgia celebrata dai nostri fratelli Sacerdoti ortodossi. Essendo già un iconografo, sublimavo iI mio desiderio di appartenere alla chiesa bizantina, esponendo in parrocchia alcune icone per venerarle e, più volte, dall’altare ho confessato il mio amore per l’Ortodossia e per il rito bizantino, tanto che i fedeli hanno subito capito la mia vera vocazione e mi hanno sempre rispettato e amato. In parrocchia ero più monaco che parroco, tuttavia ero sempre presente, per le confessioni – sacramento importantissimo – e la direzione spirituale, anche se questo, sembra tragico nella vita religiosa del XXI secolo, era motivo di derisione per certi personaggi per i quali ero un fastidio solo perché pregavo».

È in questo percorso spirituale, già artista iconografo, che ha trovato la sua vera vocazione verso l’arte e la liturgia Bizantina?
«Alcuni viaggi e ritiri nei monasteri in Grecia e in Libano mi hanno chiarito le idee su ciò che Dio volesse da me. Nel monachesimo orientale ho trovato una profondità teologica, dogmatica e Mistica, sia nella Divina liturgia che nella prassi dei Monasteri. La metamorfosi non è stata solo esteriore, ma soprattutto interiore, una metànoia, un cambiamento di mentalità e di stile di vita. Tutto è cambiato in me e anche fuori di me. Ho iniziato a portare tutti i giorni l’abito, a darmi una regola di vita e degli appuntamenti fissi di preghiera. Sicuramente, come ogni vocazione, la mia conversione è iniziata nella sofferenza fisica dopo un intervento chirurgico alla colonna vertebrale andato male. Ma il dolore fisico e la parziale disabilità- disfunzionalità, frutto del duro lavoro manuale fin da giovanissimo in un contesto sociale povero, mi ha aperto le porte alla ricchezza che oggettivamente proviene dallo Spirito Santo. Non ne parlo per miei meriti, ma per oggettiva lode al Creatore che – lo ricordiamo – permette la sofferenza fisica solo per meglio affinare l’anima. Il ricordo di quell’anno 2013 mi disturba ancora oggi, ma è stato il male che mi ha fatto bene. Ho vissuto per un anno tra letto e sedia a rotelle per una spondilo-discite, ossia un’infezione durante l’intervento alla spina dorsale. Mi sono sentito abbandonato da tanti che io amavo e che avevo servito per anni: manifesto però nel sacerdozio, che Dio mi è stato vicino ed ha iniziato in me la Conformità a Cristo sofferente, pur da ultima ruota del carro e offrendo ciò che potevo. Ho accettato quella croce e i postumi che mi hanno portato ad una invalidità – non compresa e non accettata da molti».

Nella vita di un artista religioso spesso si manifestano tutti questi paradigmi. Pensiamo solo alle arti letterarie e figurative: si trovano moltissimi esempi in tal senso?
«Oggettivamente la mia arte iconografica appartiene alla Chiesa e alla tradizione. Il monaco prega anche dipingendo le icone e per tanto non è un artista, ma un agiografo, ossia uno che scrive nello Spirito, un missionario. La storia del monachesimo ricorda diversi santi Monaci iconografi come S. Alipio di Kiev, S. Lazzaro, Sant’Anania, San Gregorio, San Daniele, San Andrei Rublev e tanti altri Martiri della corrente iconoclasta. In questa mia scelta monastica mi sono visto isolato, abbandonato e tradito, cosa che si ripete anche oggi dopo la mia scelta di vita. Ringrazio il Signore per tutti gli amici sacerdoti, persone degnissime che amano il proprio ministero, che mi sono vicini e che aiuto con la mia preghiera. Per tutti i preti e i vescovi preferisco pregare la notte, sostenendoli nella loro missione che oggi si fa irta e insidiosa, nel passaggio epocale che stiamo attraversando come Cristianità. Molti dei mali che oggi affliggono la chiesa intera, si manifestano nel poco, giunti in questa epoca, nella vita materiale di ogni ministro sacerdote».

Qual è il rapporto tra una scelta monastica in un contesto secolarizzato come quello oggi presente in Occidente e in particolare in Italia?
«Il Monaco è un segno di contraddizione, oggi più che mai. Mi accorgo che la gente osserva ed ha discernimento. A marzo scorso sono stato benedetto come abate per la fondazione di un monastero la cui vita ho voluto regolare in modo semi-eremitico. Molti fedeli si fermano per periodi di silenzio e preghiera. Alcuni giovani stanno facendo un percorso di discernimento vocazionale in modo molto lento e attento come la tradizione monastica vuole. L’equilibrio e la costante matematica della Rivelazione Biblica è la preghiera. Il Monaco che “scrive” icone lo fa pregando e digiunando anche se l’iconografia è una delle attività nel nostro monastero. Non è solo un dipinto sacro, bensì un’arte spirituale interiore. L’occidente di oggi ha bisogno di fermarsi per ritemprare lo spirito attraverso la bellezza di Cristo espressa nella Liturgia, nelle Chiese e attraverso le Sante Icone. Il cancro del mondo religioso occidentale è l’attivismo sociale, che ha origini materialiste, e la poca presenza nei luoghi di preghiera. La Spiritualità dei Santi Padri mi ha insegnato che bisogna “Stare davanti a Dio”. Osservate i fedeli in Chiesa durante la Divina Liturgia: stanno in piedi davanti all’Iconostasi senza mai sedersi. Il mio compito è di incoraggiare i fedeli a seguire Gesù veramente. In monastero tengo ritiri spirituali alla scuola dei Santi Padri della Chiesa, abbiamo la scuola di preghiera del cuore e corsi di iconografia. L’esperienza di spiritualità vissuta in un monastero non ha mai la pretesa di ascrivere a se i fedeli, bensì resta una tappa del proprio cammino respirando a due polmoni Oriente e Occidente.

Noi impariamo a stare davanti a Dio non con una tecnica, ma con uno stile di vita vissuta rettamente secondo il volere del Signore. La fondazione di un monastero o eremo non è cosa facile per noi. Attualmente la mia chiesetta non ha porte e nè pavimento, ma essendoci Gesù per me è come se abitassi in un castello. Pertanto non mi aspetto nulla da questo mondo essendo consapevole che il viaggio verso la retta fede non è facile, il cammino è serio. Ma per chi abbraccia la Croce ed è unito a Cristo, il percorso è meno doloroso e porta molta gioia. Tutto questo mi riveste non di onori, ma di una missione: quella di essere una “presenza” come Padre Spirituale. Il mondo oggi ha bisogno di guide spirituali, di padri pronti ad accogliere, ascoltare, perdonare e dare pace ai cuori dei cercatori di Dio e non di falsi padroni dell’opinione pubblica, così detti influencer, e dell’attivismo sociale, strumenti strutturati fin da principio per supportare alcuni e distruggere altri. Io, come sacerdote di Cristo prego per tutti e ringrazio il Signore per il percorso fatto in passato e per tutte le persone di buona volontà che mi hanno formato. In questi tempi travagliati e anche di guerra funesta per il futuro dell’europa, è di fondamentale importanza fare memoria dei due polmoni, da cui dipenderà in gran parte la pace e la prosperità nel percorso che ci attende: siamo fratelli in Cristo, siamo figli di Dio, siamo i custodi del Creato.

San Paìsios del Monte Athos infatti dice: “Non è proprio del monaco visitare i malati, ma pregare per la loro anima. Nella Chiesa ci sono quelli che curano i malati e quelli che li assistono. Il monaco è un’altra cosa. Ma chi è più prigioniero dei defunti, di quanti sono nell’Ade e non possono fare nulla per la propria conversione? Noi invece possiamo salvarli. Dobbiamo fare preghiere e metànie per i defunti! E ciò anche per i vivi: solo la preghiera può costringere Dio ad intervenire di forza in certe drammatiche situazioni”. Benedico anche tutte le avversità. Le prove, la vera scuola per un monaco. Pregate per me, e preghiamo per il futuro insieme occidentale ed orientale dell’Europa che verrà. Dio vi benedica». Padre Ciriaco – Eremitaggio di Rito Bizantino “Monastero San Nicola Taumaturgo” Per contatti, visite, realizzazioni artistiche e iconografiche; sono aperte le iscrizioni anche al corso di iconografia (imparare a realizzare una icona – spiritualità e arte). Per informazioni rivolgersi all’associazione San Basilio del Monastero San Nicola in agro di Mottola- Noci (tel.: 328:0660420 – mail: nazareno72@live.it).

Antonio Eduardo Favale