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Daniele Giancane dà alle stampe un’antologia delle poetesse pugliesi

Daniele Giancane

Curare un’antologia è sempre un atto di coraggio, perché presuppone delle scelte ed espone inevitabilmente al giudizio degli altri, a cominciare dagli esclusi. Ma poiché le scelte sono sempre decisioni individuali, esse qualificano chi le compie e vanno perciò rispettate, anche quando appaiono scomode. Ci penserà la storia, eventualmente, a correggere, oppure il lavoro di altri che si cimenteranno nella stessa materia.

Daniele Giancane, poeta, saggista, scrittore, giornalista, docente universitario noto a tutti coloro che, almeno in Puglia, hanno a che fare con la letteratura, ha dato alle stampe l’antologia “La poesia delle donne in Puglia”, per i tipi di Tabula Fati, un volume di 130 pagine che propone profili e brevi antologie di undici poetesse che coprono un arco di tempo che va dalla seconda metà del Novecento ai giorni d’oggi. Alla domanda sul perché quest’antologia, risponde lo stesso autore: “Perché non esistono a tutt’oggi – in questa regione – pubblicazioni del genere. Eppure la presenza di poetesse in Puglia è stata sempre evidente, da Carolina Bregante di Monopoli a Biagia Marniti di Ruvo di Puglia, che ebbe la ventura di pubblicare un volume (Più forte è la vita, Mondadori, 1957), con la prefazione di Giuseppe Ungaretti; da Claudia Ruggieri a Giovanna Sicari, e ad altre ancora. È un panorama da analizzare, studiare, riscoprire. Si tratta di cominciare a colmare questo vuoto. Sono qui antologizzate undici poetesse e il criterio che sottostà alla scelta di queste è stato quello della “densità estetica”. Anzitutto, conta la capacità d’uso della parola, la fluidità del linguaggio, la “filosofia di fondo” complessiva, la proposta e l’originalità letteraria. È da mettere già in conto che ogni antologia è incompleta ed è soggetta a critiche sulla selezione degli autori; soprattutto un’antologia come questa, che apre un orizzonte sinora poco frequentato. Ma è una prima “apertura”, una traccia sulla quale – si spera – autori e autrici vorranno in futuro lavorare, per definire, integrare, per passare altresì dalla semplice antologia allo studio critico”.

Ma Giancane spiega anche che, oltre alle qualità “estetiche” e alle doti letterarie, altri criteri hanno orientato la scelta, come l’aver pubblicato almeno un volume nel triennio 2019-2021, l’essere nate o residenti in Puglia, che siano attive in questi ultimi anni, “che segnino una “presenza” seria (intendo, di libri di poesia o di collaborazioni a riviste letterarie)”. Ma è evidente che molte altre donne hanno fatto o continuano a fare, con prospettive e anche con qualità diverse, poesia, in Puglia come in tutto il resto del Paese. Le poetesse antologizzate da Giancane sono: Ada De Judicibus, Elena Diomede, Rosalba Fantastico di Kastron, Maria Pia Latorre, Teodora Mastrototaro, Monica Messa, Marta Mizzi, Giulia Notarangelo, Giulia Poli Disanto, Grazia Stella Elia e Mara Venuto, quest’ultima è l’unica tarantina presente nella raccolta, seppure residente, da qualche anno, a Ostuni. Si tratta, evidentemente, di autrici che si sono formate e provate in epoche diverse, alcune di loro prediligono il dialetto, tutte mostrano una accentuata sensibilità, che a volte arriva alla commozione, e un ricerca individuale che è sia tematica (dovremmo dire contenutistica) che formale ed espressiva. Una attenzione particolare merita a nostro parere, la ultranovantenne Ada De Judicibus i cui versi, per qualità espressiva, per intensità e ricerca, meritano una particolare attenzione, soprattutto considerando l’arco di tempo che coprono, seppure i suoi primi versi siano stati raccolti soltanto nel 1983. Da “Quasi un diario” del 1992 traiamo la poesia: “Quella”, in cui si descrive in maniera davvero straordinaria: “Sono in un quadro di Ensor. / Nella folla che gonfia la tela / sono quella / che porta viole sul cappello, un po’ gualcite. / quella che non sogguarda la Piuma Rossa / che non ha pieghe amare / non aggrotta la fronte / non si morde il labbro. / Interroga, astratta, stupita. / ha occhi lontani, da acchiappanuvole”.

Commoventi i versi di “Padre” di Rosalba Fantastico (“…Tu parli ancora. / Dici le mie parole, / e col tuo sangue scorri in me. / Voce di cui ancora sento l’eco. / Orme che mai saranno cancellate. (…) …Mi piace immaginarti / in un luogo di luce e colori / in cui poterti ritrovare com’eri. // E non voglio pensare che là / non sia presente il tempo / ma che l’eternità / sia un tempo ripetuto all’infinito / per svolgere e riavvolgere la vita / che ci ha tenuti insieme…”). Provocatrice la poesia di Teodora Mastrototaro, drammaturga che è la più giovane delle autrici presenti, che soprattutto in “Legati i maiali” propone una espressiva metafora dell’umanità alla luce del trattamento riservato ai maiali. Non possiamo ovviamente entrare nel dettaglio delle schede riguardanti tutte le poetesse, che pure meritano specifica attenzione, ma allo stesso tempo non possiamo non concludere con Mara Venuto, che noi stessa abbiamo antologizzato in “Taranto città della poesia”, che, a pochi anni di distanza dalla sua prima raccolta, “Gli impermeabili” del 2016, sta dimostrando una maturità straordinaria, frutto di un lavoro intenso e convinto che lascia ancora prevedere interessanti sviluppi. Sua la poesia che chiude l’antologia: “La pelle è il ritratto delle stagioni, / l’estate ci dimentica, soffoca le telline / sotto piedi avidi a riva di mare. / Fa male essere bambini, / usare maschere vedere l’abisso / e poi emergere come essere umani. / Il tempo porta l’eco delle risa a riva, / comanda alle mani invecchiate dall’acqua / di sciogliere col sale le nostre squame” (da “La lingua della città”)