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Giovanni Pascoli e “La via ferrata”

Giovanni Pascoli

La lirica, breve in verità, “La via ferrata” fa parte della prima opera, e in vero rivoluzionaria, “Myricae” (1894) di Giovanni Pascoli. “Arbusta iuvant, humilaeque Myricae”. “La via ferrata” è la sesta poesia della sezione “L’ultima passeggiata”. Non è una lirica, sebbene breve, facile se non si ha una preparazione accurata sull’opera pascoliana e sulla novità tecnica, strutturale e psicologica della medesima. Con “Myricae”, ripeto, Pascoli, che usciva dalla scuola poetica del Carducci, non solo si avvia per una sua strada, assai vicino ai naturalisti francesi, ma soprattutto crea un linguaggio nuovo, mai decadentistico, e tuttavia sperimentale, di forme stilistiche unite al dramma psicologico. E queste novità assolute per la lirica italiana il il ministero della Pubblica Istruzione non ha tenuto presente nel procedere come nella traccia di esame per allievi dell’ultimo anno di tutte le istituzioni scolastiche, certamente non dovutamente preparati alle novità e creatività poetiche pascoliane. Enorme errore ed è giusto che i maturandi l’abbiano messa da parte non per colpa del Pascoli, ma dei soloni della Pubblica Istruzione.

“La via ferrata”

Tra gli argini su cui mucche tranquilla

mente pascono, bruna si difila

la via ferrata che lontano brilla;

e nel cielo di perla dritti, uguali,

con loro trama delle aeree fila

digradano in fuggente ordine i pali.

Qual di gemiti e d’ululi rombando

cresce e dilegua femminil lamento?

I fili di metallo a quando a quando
squillano, immensa arpa sonora, al

vento.

La lirica è formata da due terzine ed una quartina: i versi sono tutti in decasillabi. L’immagine è naturalistica; un treno potrebbe passare per la via ferrata. Ma Pascoli comincia già dal primo endecasillabo con una tmesi; il taglio di tranquilla-mente. Nel verde campo, ove non mancano gli argini, passano mucche mentre lontano si difila la via ferrata che brilla, parola che rima con tranquilla. La natura con il suo cielo di perla rende più confortevole la situazione ambientale; ma i pali diritti ed eguali creano una trama di fili necessari al treno che fugge con i pali che al suo veloce andare sembrano fuggire. Qui, tuttavia, Pascoli crea accanto alla novità dello stile un dramma psicologico. Psicologia e stilistica. Una via, anche questa obbligatoria. Ma, nel silenzio della verde campagna, nel pascolare delle bianche mucche, quel treno porta con sé delle anime, delle persone, delle creature che vanno col treno e quel rombare del treno può recare con sé anche l’accorato pianto di tante madri che vedono i loro figli o i cari di famiglia allontanarsi per infiniti motivi di vicino e lontano dolore. Pascoli vorrebbe rendere interrogativo quel doloroso e pensoso contesto.

La voce del sonante treno è tutto nell’ossequio alla rima: Duepunti illa, ila, Ali, più volte fra di loro segua se seguiti duepunti. Di fila, brilla. A crearli, fila, pali. Un succedersi di termini sonori che rendono le tracce delle aeree fila punto. E mentre quel treno va veloce, porta con sé anche il doloroso Salento. Saluto ho avvio di tante madri e donne ai loro cari che vanno lontano, quei fili dimenticano, squillano quei fili di metallo squillano come sonora arpa al vento, punto nel silenzio della campagna, ove le mucche pascolano. Appunto, il passare veloce del treno con il suo carico umano di fiore e di dolore, scuote il cuore Femminile nel mentre i fili di metallo che segnano la via ferrata che segue il treno e lo conduce per i binari, scintillano una voce immensa e corale al vento che va col treno che va.in pochi versi, pare, pace, velocità, dolore e musica! Questa breve ed intensa lirica poteva essere conquistata. Dai maturandi senza aver segnalato. Adeguata preparazione scolastica, anzi didattica? L’errore del ministero non ha tradito il grande pascoli, ha tradito il significato stesso di un’enorme. Enorme di italiano in un momento. Storico segnalato da segnato dalla epidemia degli studi lontani dai banchi dei giovani maturandi. Un grave errore ministeriale. Errore o insipienza?